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Art. 455 codice penale: Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate

Chiunque, fuori dei casi preveduti dai due articoli precedenti, introduce nel territorio dello Stato, acquista o detiene monete contraffatte o alterate, al fine di metterle in circolazione, ovvero le spende o le mette altrimenti in circolazione, soggiace alle pene stabilite nei detti articoli ridotte da un terzo alla metà.


Giurisprudenza annotata

Spendita ed introduzione di monete false

In tema di detenzione di monete contraffatte al fine di metterle in circolazione, di cui all'art. 455 c.p., la consapevolezza della falsità del denaro al momento della sua ricezione, che vale a distinguere il reato dalla diversa ipotesi di buona fede prevista dall'art. 457 c.p., può essere desunta dalla pluralità delle banconote contraffatte detenute nonché dal difetto di una qualsiasi indicazione, da parte dell'imputato, sia della provenienza del denaro che di un qualunque diverso e lecito fine della sua detenzione. Rigetta, App. Milano, 04/07/2013 )

Cassazione penale sez. V  19 maggio 2014 n. 40994  

 

Integra il reato di acquisto di monete falsificate, al fine di metterle in circolazione, la ricezione di banconote contraffatte in lire italiane, non aventi più corso legale dal 28 febbraio 2002, pur dopo la "prescrizione" a favore dell'Erario dei biglietti e delle monete relativi a tale valuta ancora in circolazione, ai sensi dell'art. 26 d.l. n. 201 del 2011 (conv. in l. n. 214 del 2011), atteso che quest'ultima disposizione pone una norma extrapenale non integratrice del precetto penale, che non concorre a determinarne il contenuto, ed è quindi estranea all'area di applicazione dei principi posti in materia di successione di leggi penali dall'art. 2 comma 2, c.p. (Rigetta, App. Torino, 14/06/2013 )

Cassazione penale sez. V  22 aprile 2014 n. 39813  

 

Ai fini dell'integrazione della componente soggettiva del reato di spendita di monete falsificate, previsto dall'art. 455 c.p., è necessaria la consapevolezza della falsità delle banconote al momento della ricezione, avvenuta proprio con l'intendimento della successiva messa in circolazione delle stesse.

Cassazione penale sez. V  22 gennaio 2013 n. 17968  

 

L'art. 459 comma 1 c.p., nella parte in cui prevede la punibilità, ai sensi delle disposizioni di cui agli art. 453, 455 e 457 c.p., ma con pene ridotte di un terzo, della condotta consistente nell'acquisto, detenzione e messa in circolazione di valori di bollo contraffatti, deve ritenersi applicabile, per ragioni di ordine logico-sistematico, anche all'ipotesi in cui trattasi di valori di bollo alterati nel loro importo; ciò anche alla luce della espressa equiparazione tra contraffazione e alterazione prevista per la meno grave figura di reato di cui all'art. 464 c.p.

Cassazione penale sez. V  21 novembre 2012 n. 13780  

 

In tema di falsità di monete, è integrata perfettamente la fattispecie contestata di spendita di banconota contraffatta, ancorché la destinataria della dazione, una commerciante esperta in quanto avvezza a maneggiare denaro, si avveda della non autenticità della banconota e la restituisca all’agente, poiché la circostanza che la falsità sia stata riconosciuta da una persona esperta non esclude che l’uomo comune possa essere tratto in inganno, non riuscendone a percepire, “prima facie”, la falsità.

Tribunale Torino  16 luglio 2012 n. 34  

 

Il reato di detenzione di denaro falso è configurabile solo se vi sia dolo specifico, costituito dall'intenzione del soggetto agente di mettere in circolazione le banconote contraffatte ricevute in malafede, e che la malafede nel ricevere le banconote false e l'intendimento di porle in circolazione siano desumibili da indicatori sintomatici, fra i quali il numero delle monete o banconote detenute. (Nel caso di specie si è ritenuto che il mero possesso di una singola banconota, sia pur palesemente falsa, da parte di soggetto straniero - che, come tale, poteva non essersi reso conto della contraffazione -, non sia sufficiente per l'affermazione della sua penale responsabilità ex art. 455 c.p., sotto il profilo dell'elemento soggettivo).

Tribunale La Spezia  21 dicembre 2011

 

Il reato di detenzione per la vendita di marche da bollo falsificate (art. 459 cod. pen.) non concorre con il reato di ricettazione, in quanto la fattispecie di cui all'art. 455 cod. pen. - cui l'art. 459 cod. pen. rinvia - si configura quale disposizione speciale rispetto all'art. 648 cod. pen. Annulla in parte senza rinvio, App. Napoli, 14/10/2010

Cassazione penale sez. II  11 ottobre 2011 n. 37969  

 

Il reato di ricettazione non concorre con il reato di detenzione per la vendita di marche da bollo contraffatte essendo la fattispecie di cui all'art. 455, cui l'art. 459 c.p. rinvia, speciale rispetto a quella dell'art. 648 c.p.

Cassazione penale sez. II  11 ottobre 2011 n. 37969  

 

Per la configurabilità del reato di detenzione, al fine di metterle in circolazione, di banconote contraffatte (art. 455 c.p.) è necessario il dolo specifico - sub specie di intenzione del soggetto agente di mettere in circolazione le banconote contraffatte, ricevute in malafede - che può essere liberamente, purché logicamente, desunto da qualsiasi elemento sintomatico; a tal fine è, pertanto rilevante il difetto di una qualsiasi indicazione, da parte dell'imputato, in ordine alla provenienza delle dette banconote nonché di un qualunque diverso lecito fine della detenzione, trattandosi di elementi sintomatici e convergenti, e pertanto valutabili, in concorso di altri elementi, nel riconoscimento del dolo.

Cassazione penale sez. V  12 luglio 2011 n. 32914  

 

In tema di detenzione e spaccio di monete falsificate, i reati di cui agli art. 453 e 455 c.p. si distinguono da quello previsto dall'art. 457 in quanto nei primi la consapevolezza della falsità deve sussistere nell'agente all'atto della ricezione della moneta falsa, mentre nell'ultimo tale consapevolezza è successiva a tale ricezione. Dichiara inammissibile, App. Bologna, 03 marzo 2009

Cassazione penale sez. V  03 giugno 2010 n. 30927

 

Ai fini della configurazione del delitto di spendita di monete falsificate, nella specie buoni del Tesoro, (art. 453, comma 3, c.p.), previo concerto con colui che ha eseguito la falsificazione o con un intermediario, è sufficiente una qualsiasi intesa, anche mediata attraverso più soggetti, a nulla rilevando che gli intermediari possono essere più o meno vicini ai falsificatori e che questi ultimi e altri precedenti intermediari siano rimasti ignoti. Il "previo concerto", d'altro canto, può desumersi in via indiziaria dalla quantità delle banconote oggetto dell'azione, dalla frequenza e dalla ripetitività dei rapporti di fornitura. Né, in tal caso, ricorre la più lieve ipotesi di cui all'art. 455 c.p. (spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate), per l'integrazione della quale non si richiede l'intesa fra il falsificatore e lo spenditore, ancorché realizzata attraverso l'opera di uno o più mediatori, essendo sufficiente la scienza della falsità al momento dell'acquisto. Dichiara inammissibile, App. Bologna, 19/11/2008

Cassazione penale sez. V  03 giugno 2010 n. 26189  

 

Al fine dell'integrazione dell'elemento soggettivo del reato di spendita di monete falsificate, previsto dall'art. 455 c.p., non occorre una assoluta conoscenza della falsità nel momento in cui sono ricevute, essendo sufficiente anche il dubbio per escludere quella buona fede nella ricezione, che, nei congrui casi, trasferisce il fatto sotto il titolo meno grave dell'art. 457 c.p. Rigetta, App. Reggio Calabria, 23 ottobre 2008

Cassazione penale sez. V  16 febbraio 2010 n. 19465  

 

Ai fini dell’integrazione dello elemento soggettivo del reato di detenzione al fine di spendita di monete falsificate, previsto dall’art. 455 c.p., non è richiesta l'assoluta conoscenza della falsità nel momento in cui dette monete sono ricevute, essendo sufficiente anche il solo dubbio per escludere quella buona fede nella ricezione, che, nei congrui casi, trasferisce il fatto della spendita sotto il titolo meno grave dell’art. 457 c.p.

Cassazione penale sez. V  16 febbraio 2010 n. 19465  

 

Il dolo specifico nel reato di cui art. 455 cod. pen. è richiesto soltanto in relazione alle condotte di importazione, acquisto o detenzione di monete contraffatte o alterate, come fine di metterle in circolazione, e non anche per le condotte di spendita o messa in circolazione. Dichiara inammissibile, App. Firenze, 12/12/2008

Cassazione penale sez. V  10 luglio 2009 n. 38599



 
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