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Art. 459 codice penale: Falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati

Le disposizioni degli articoli 453, 455 e 457 si applicano anche alla contraffazione o alterazione di valori di bollo e alla introduzione nel territorio dello Stato, o all’acquisto, detenzione e messa in circolazione di valori di bollo contraffatti; ma le pene sono ridotte di un terzo.

Agli effetti della legge penale si intendono per “valori di bollo” la carta bollata, le marche da bollo, i francobolli e gli altri valori equiparati a questi da leggi speciali.


Giurisprudenza annotata

Falsificazione dei valori di bollo

Integra il reato previsto dall'art. 459 c.p. la detenzione e la messa in circolazione di valori bollati "alterati". (La suprema Corte ha affermato il suddetto principio di diritto sulla base di una interpretazione sistematica della norma incriminatrice effettuata in relazione all'art. 464 c.p. che equipara, ai fini della punibilità del fatto, l'uso dei valori "alterati" a quello dei valori "contraffatti").

Cassazione penale sez. V  21 novembre 2012 n. 13780  

 

L'art. 459 comma 1 c.p., nella parte in cui prevede la punibilità, ai sensi delle disposizioni di cui agli art. 453, 455 e 457 c.p., ma con pene ridotte di un terzo, della condotta consistente nell'acquisto, detenzione e messa in circolazione di valori di bollo contraffatti, deve ritenersi applicabile, per ragioni di ordine logico-sistematico, anche all'ipotesi in cui trattasi di valori di bollo alterati nel loro importo; ciò anche alla luce della espressa equiparazione tra contraffazione e alterazione prevista per la meno grave figura di reato di cui all'art. 464 c.p.

Cassazione penale sez. V  21 novembre 2012 n. 13780  

 

Il reato di ricettazione non concorre con il reato di detenzione per la vendita di marche da bollo contraffatte essendo la fattispecie di cui all'art. 455, cui l'art. 459 c.p. rinvia, speciale rispetto a quella dell'art. 648 c.p.

Cassazione penale sez. II  11 ottobre 2011 n. 37969  

 

In tema di delitti contro la fede pubblica, atteso il diverso significato che il legislatore ha inteso attribuire ai termini di "contraffazione" e di "alterazione", deve ritenersi che non possa configurarsi il reato di cui all'art. 459, comma 1, ultima parte, c.p., previsto a carico di chi abbia acquistato, detenuto o messo in circolazione valori di bollo contraffatti, quando tale condotta abbia ad oggetto valori non contraffatti ma solo alterati nel loro valore facciale, fermo restando che, in tal caso, l'acquirente di tali valori potrà rispondere invece del diverso reato di ricettazione.

Cassazione penale sez. V  12 giugno 2009 n. 38533  

 

Non integra la violazione della previsione di cui all'art. 459 c.p., nella parte in cui punisce "l'acquisto, detenzione e messa in circolazione di valori da bollo contraffatti" (comma 1), la detenzione, al fine di rivenderle per lucrare maggiori guadagni, di marche da bollo alterate nell'importo (artificiosamente corretto da Euro 0,05 a Euro 14, 62), in quanto l'oggetto materiale della predetta previsione incriminatrice è limitata ai valori bollati contraffatti, e in virtù del divieto di letture analogiche della norma penale, non è consentito estenderne l'applicazione ai valori alterati. Annulla senza rinvio, App. Napoli, 22/10/2008

Cassazione penale sez. V  12 giugno 2009 n. 38533

 

In tema di falsità in valori bollati, si configura il reato di cui all'art. 459 c.p. solo con la messa in circolazione degli stessi e non con l'uso che corrisponde alla naturale destinazione dei valori che integra il diverso reato di cui all'art. 464 c.p. (Nella specie la Corte ha ritenuto che la condotta del soggetto che aveva detenuto e utilizzato sulla propria patente di guida una marca contraffatta doveva essere qualificata come delitto ai sensi dell'art. 464 c.p.).

Cassazione penale sez. V  02 ottobre 2001 n. 45158  

 

Al fine della sussistenza del delitto di cui all'art. 459 c.p., la messa in circolazione si identifica con il compimento di qualsiasi attività con la quale il detentore intenda trasferire ad altri il valore di bollo contraffatto; e l'intendimento può essere dimostrato dal fatto stesso della detenzione, senza necessità della accettazione dell'eventuale interessato all'acquisto allorché manchi o sia ritenuta inattendibile una plausibile indicazione circa un fine della detenzione diverso da quello della messa in circolazione del valore di bollo falsificato. Solo allorché, fuori delle ipotesi di concorso nella contraffazione ed alterazione dei valori bollati, l'uso non assuma i connotati della messa in circolazione e la detenzione di essi sia caratterizzata dal fine di un uso conforme alla loro naturale destinazione, si realizza la minore figura criminosa prevista dall'art. 464 c.p..

Cassazione penale sez. V  12 aprile 1989

 

Il delitto contemplato dal comma 1 dell'art. 459 c.p. si consuma appena sia stata compiuta l'attività di contraffazione o di alterazione dei valori di bollo, ovvero si sia realizzata la condotta di introduzione nel territorio dello Stato o di acquisto o di detenzione o di messa in circolazione dei valori bollati contraffatti, non essendo richiesto quale elemento costitutivo del reato l'uso conforme alla normale destinazione dei valori falsificati, il quale uso, da parte di chi non abbia concorso nella contraffazione, quando non assuma i connotati della messa in circolazione, integra invece il reato di cui all'art. 464 c.p.

Cassazione penale sez. V  26 novembre 1987

 

Il reato di cui all'art. 459 c.p., in relazione all'art. 455 c.p., postula la circolazione del valore di bollo in sè e per sè e cioè il trasferimento ad altri del detto valore, senza alcun riferimento all'uso normale dello stesso, mentre nel caso di uso di valore bollato falso secondo la sua normale destinazione rimane integrata l'ipotesi criminosa di cui all'art. 464 comma 1 e 2, a seconda che i titoli falsi siano stati ricevuti in buona fede o meno.

Corte appello Bologna  05 maggio 1983

 

Il rinvio dell'art. 459 c.p. alle disposizioni degli artt. 453, 455 e 457 non può intendersi come un semplice richiamo quoad poenam; sicché per la individuazione delle relative fattispecie è necessario far riferimento al contenuto delle disposizioni richiamate. Ne consegue che in caso di detenzione di valori di bollo contraffatti o alterati, occorre accertare se la detenzione sia avvenuta al fine della messa in circolazione, così come richiesto dall'art. 455. Se tal fine è escluso, non sussiste il reato di cui all'art. 459. Così, se il soggetto, non essendo concorso nella contraffazione o nell'alterazione, abbia detenuto valori di bollo falsificati ma non al fine della messa in circolazione, e poi ne abbia fatto uso secondo la loro normale destinazione, non si configura l'ipotesi criminosa di cui all'art. 459, bensì quella meno grave prevista dall'art. 464. (Fattispecie relativa all'applicazione di una marca da bollo contraffatta sulla patente di guida).

Cassazione penale sez. V  22 febbraio 1983

 

L'uso di valori di bollo contraffatti o alterati, punito dall'art. 464 c.p. come reato autonomo se commesso da chi non sia concorso nella contraffazione o nell'alterazione, è quello conforme alla naturale destinazione dei valori; non vi rientra, pertanto, il trasferimento ad altri di valori di bollo falsificati, che dà luogo al più grave delitto di messa in circolazione, previsto dall'art. 459 c.p.

Cassazione penale sez. I  27 gennaio 1983



 
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