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Art. 464 codice penale: Uso di valori di bollo contraffatti o alterati

Chiunque, non essendo concorso nella contraffazione o nella alterazione, fa uso di valori di bollo contraffatti o alterati è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire un milione.

Se i valori sono stati ricevuti in buona fede, si applica la pena stabilita nell’articolo 457, ridotta di un terzo.


Giurisprudenza annotata

Uso dei valori contraffatti o alterati

Integra il reato previsto dall'art. 459 c.p. la detenzione e la messa in circolazione di valori bollati "alterati". (La suprema Corte ha affermato il suddetto principio di diritto sulla base di una interpretazione sistematica della norma incriminatrice effettuata in relazione all'art. 464 c.p. che equipara, ai fini della punibilità del fatto, l'uso dei valori "alterati" a quello dei valori "contraffatti").

Cassazione penale sez. V  21 novembre 2012 n. 13780  

 

L'art. 459 comma 1 c.p., nella parte in cui prevede la punibilità, ai sensi delle disposizioni di cui agli art. 453, 455 e 457 c.p., ma con pene ridotte di un terzo, della condotta consistente nell'acquisto, detenzione e messa in circolazione di valori di bollo contraffatti, deve ritenersi applicabile, per ragioni di ordine logico-sistematico, anche all'ipotesi in cui trattasi di valori di bollo alterati nel loro importo; ciò anche alla luce della espressa equiparazione tra contraffazione e alterazione prevista per la meno grave figura di reato di cui all'art. 464 c.p.

Cassazione penale sez. V  21 novembre 2012 n. 13780  

 

La condotta consistente nell'acquisto, ricezione o detenzione di valori di bollo contraffatti non è, di per sé, sanzionabile penalmente, se non quando ad essa faccia seguito l'effettivo uso di tali valori, previsto come reato dall'art. 464 c.p. (nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di merito con la quale l'imputato era stato ritenuto responsabile del reato di ricettazione per avere ricevuto una marca da bollo per patente di guida contraffatta).

Cassazione penale sez. II  04 febbraio 2010 n. 7760  

 

Integra non già il reato di ricettazione quanto quello di cui all'art. 464 c.p., e ciò in applicazione del principio di specialità, la ricezione di valori bollati nella consapevolezza della loro falsità sempre che però si abbia il successivo uso del valore bollato, risultando altrimenti il fatto penalmente irrilevante. Annulla senza rinvio, App. Roma, 19/02/2008

Cassazione penale sez. II  04 febbraio 2010 n. 7760  

 

Il reato di uso di valori di bollo contraffatti o alterati (previsto dall'art. 464 c.p.) si perfeziona con il semplice uso dei valori contraffatti, quali che essi siano ed indipendentemente dalla loro obbligatorietà.

Cassazione penale sez. V  23 settembre 2003 n. 39083  

 

In tema di falsità in valori bollati, si configura il reato di cui all'art. 459 c.p. solo con la messa in circolazione degli stessi e non con l'uso che corrisponde alla naturale destinazione dei valori che integra il diverso reato di cui all'art. 464 c.p. (Nella specie la Corte ha ritenuto che la condotta del soggetto che aveva detenuto e utilizzato sulla propria patente di guida una marca contraffatta doveva essere qualificata come delitto ai sensi dell'art. 464 c.p.).

Cassazione penale sez. V  02 ottobre 2001 n. 45158  

 

Integra i reati di cui agli art. 464 c.p. (Uso di valori di bollo contraffatti o alterati) e 648 c.p. (Ricettazione), con annesso vincolo di continuazione fra loro, l'ipotesi della ricezione e successiva apposizione sulla patente di guida di una marca di concessione governativa contraffatta.

Tribunale Salerno  28 marzo 2000

 

È infondata la q.l.c. dell'art. 464 comma 2 c.p., sollevata in riferimento all'art. 25 comma 2 cost., in quanto risulta impossibile accertare l'elemento psicologico del reato, e in riferimento all'art. 27 cost., in quanto si configura un'ipotesi di responsabilità oggettiva, se non addirittura "per fatto altrui" (la Corte ha osservato che anche la figura di reato in esame, alla stregua dei criteri generali di imputazione soggettiva delle fattispecie delittuose, impone al giudicante di accertare il mutamento psichico dell'agente attraverso l'individuazione di segni esteriori, sicché, in difetto di tale accertamento, non può che seguire l'assoluzione dell'imputato).

Corte Costituzionale  04 giugno 1997 n. 164  

 

Non è manifestamente infondata nei sensi di cui in motivazione, in riferimento agli art. 25 e 27 cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 464, comma 2. c.p. nella parte in cui non consente di escludere la responsabilità dell'agente che sia stato ignaro, al momento dell'acquisto, della falsità del valore di bollo (nella specie, marca per patente di guida).

Pretura Palermo  01 febbraio 1996

 

Al fine della sussistenza del delitto di cui all'art. 459 c.p., la messa in circolazione si identifica con il compimento di qualsiasi attività con la quale il detentore intenda trasferire ad altri il valore di bollo contraffatto; e l'intendimento può essere dimostrato dal fatto stesso della detenzione, senza necessità della accettazione dell'eventuale interessato all'acquisto allorché manchi o sia ritenuta inattendibile una plausibile indicazione circa un fine della detenzione diverso da quello della messa in circolazione del valore di bollo falsificato. Solo allorché, fuori delle ipotesi di concorso nella contraffazione ed alterazione dei valori bollati, l'uso non assuma i connotati della messa in circolazione e la detenzione di essi sia caratterizzata dal fine di un uso conforme alla loro naturale destinazione, si realizza la minore figura criminosa prevista dall'art. 464 c.p..

Cassazione penale sez. V  12 aprile 1989

 

Il rinvio dell'art. 459 c.p. alle disposizioni degli artt. 453, 455 e 457 non può intendersi come un semplice richiamo quoad poenam; sicché per la individuazione delle relative fattispecie è necessario far riferimento al contenuto delle disposizioni richiamate. Ne consegue che in caso di detenzione di valori di bollo contraffatti o alterati, occorre accertare se la detenzione sia avvenuta al fine della messa in circolazione, così come richiesto dall'art. 455. Se tal fine è escluso, non sussiste il reato di cui all'art. 459. Così, se il soggetto, non essendo concorso nella contraffazione o nell'alterazione, abbia detenuto valori di bollo falsificati ma non al fine della messa in circolazione, e poi ne abbia fatto uso secondo la loro normale destinazione, non si configura l'ipotesi criminosa di cui all'art. 459, bensì quella meno grave prevista dall'art. 464. (Fattispecie relativa all'applicazione di una marca da bollo contraffatta sulla patente di guida).

Cassazione penale sez. V  22 febbraio 1983

 

L'uso di valori di bollo contraffatti o alterati, punito dall'art. 464 c.p. come reato autonomo se commesso da chi non sia concorso nella contraffazione o nell'alterazione, è quello conforme alla naturale destinazione dei valori; non vi rientra, pertanto, il trasferimento ad altri di valori di bollo falsificati, che dà luogo al più grave delitto di messa in circolazione, previsto dall'art. 459 c.p.

Cassazione penale sez. I  27 gennaio 1983

 



 
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