codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 468 codice penale: Contraffazione di altri pubblici sigilli o strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione e uso di tali sigilli o strumenti contraffatti

Chiunque contraffà il sigillo di un ente pubblico o di un pubblico ufficio, ovvero, non essendo concorso nella contraffazione, fa uso di tale sigillo contraffatto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire duecentomila a due milioni.

La stessa pena si applica a chi contraffà altri strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione, fa uso di tali strumenti.


Giurisprudenza annotata

Contraffazione di altri pubblici sigilli

Ricorre l'ipotesi di contraffazione prevista dall'art 469 c.p. e non dall'art. 468 c.p. quando il contraffattore non abbia strumenti idonei alla riproduzione seriale dell'impronta del sigillo dell'ente pubblico o che l'impronta falsa non sia stata apposta mediante l'uso di uno strumento idoneo a riprodurla o che la stessa non sia stata opera di una particolare contraffazione attraverso mezzi quali incisioni, disegni colorazioni o anche attraverso il fotomontaggio o la traslazione di un'impronta genuina sul documento che ne risultava privo.

Tribunale Napoli sez. IV  28 gennaio 2011 n. 17828  

 

Ai fini del giudizio di responsabilità del reato di contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione non rileva che l'imputato non sia l'autore della contraffazione o che ad essa non abbia partecipato poiché elemento costitutivo della fattispecie è il semplice uso del sigillo contraffatto.

Tribunale Napoli sez. IV  28 gennaio 2011 n. 17828  

 

Con riferimento al delitto previsto dall'art. 468 c.p., per "sigillo" deve intendersi il segno che rappresenta giuridicamente l'ente pubblico o il pubblico ufficio in tutte le sue manifestazioni di volontà.

Tribunale Bari  25 novembre 2009

 

Integra il reato di contraffazione di altri pubblici sigilli o strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione e uso di tali sigilli e strumenti contraffatti (art. 468, comma 2, c.p.) - e non quello di contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione (art. 469 c.p.) - l'uso di sigillo contraffatto riproducente la diciturà regolare revisionè apposta sulle carte di circolazione di determinati automezzi, in quanto mentre nella fattispecie di cui all'art. 468 c.p. l'impronta del sigillo viene apposta mediante idoneo strumento utilizzabile per la riproduzione di un numero indefinito di impronte contraffatte, la fattispecie di cui all'art. 469 c.p. postula che, per la creazione delle dette impronte, siano adottati altri mezzi, quali incisioni, disegni ecc., tali da richiedere, di volta in volta, un'applicazione particolare e non già l'uso meccanico di un unico strumento precedentemente predisposto. Dichiara inammissibile, App. Catania, 03/03/2008

Cassazione penale sez. V  14 luglio 2009 n. 42621  

 

Non integra il delitto di contraffazione di strumento destinato alla pubblica autenticazione o certificazione (art. 468 cod. pen.), ma quello di falsità in scrittura privata (art. 485 cod. pen.), la condotta di colui che apponga su un elaborato, depositato all'Ufficio del Genio Civile, il timbro dell'Ordine degli Architetti apparentemente riferito ad un professionista iscritto a detto Ordine, considerato che il suddetto timbro non può essere definito sigillo, in quanto la funzione di autenticazione o certificazione, propria del sigillo, non può che derivare dalla natura pubblica del soggetto da cui proviene l'attestazione o da una delega che il soggetto pubblico ha conferito ad un privato, autorizzato a munirsi di un sigillo, mentre ciò non si verifica per l'Ordine professionale degli Architetti e per i singoli professionisti che vi appartengono, i quali non sono dotati del sigillo sopra descritto. Annulla senza rinvio, Gip Trib. Palermo, 13 Giugno 2007

Cassazione penale sez. V  17 giugno 2008 n. 27900  

 

Nell'apposizione su un elaborato grafico di un falso timbro relativo all"'Ordine degli architetti", non è ravvisabile il reato di contraffazione di pubblici sigilli o strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione previsto dall'art. 468 c.p., per l'assorbente rilievo che tale ordine professionale e/o i singoli professionisti iscritti al medesimo non sono dotati di un sigillo avente funzione di autenticazione o certificazione. L'autenticazione o la certificazione, infatti, non possono che derivare dalla natura pubblica del soggetto da cui proviene l'attestazione o da una delega che il soggetto pubblico ha conferito a un privato, autorizzato, a tale scopo, a munirsi, appunto, di sigilli. Pertanto, il timbro dell'ordine degli architetti non può essere definito sigillo, assolvendo non detta funzione di autenticazione o certificazione, ma solo quella di semplice indicazione della provenienza di un atto o della sua paternità. (Per l'effetto, la Corte ha ritenuto ravvisabile nella contraffazione del timbro il reato di falsità in scrittura privata, nella specie improcedibile per mancanza di querela).

Cassazione penale sez. V  17 giugno 2008 n. 27900  

 

Integra il reato di cui all'art. 468 c.p. (contraffazione di altri pubblici sigilli o strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione) la contraffazione di un timbro, recante la dicitura "revisione regolare" e "il funzionario M.C.T.C. - formalmente adottata sulla base di norme primarie e secondarie per la certificazione dell'avvenuto espletamento di procedure affidate agli uffici della motorizzazione - in quanto essa, ancorché nel timbro in questione non figuri anche il sigillo dello Stato, è di per sé significativa del fatto che lo strumento è idoneo a rilasciare una timbratura apparentemente proveniente dall'ufficio pubblico competente e attestativa della effettuazione delle procedure ad esso demandate.

Cassazione penale sez. V  04 ottobre 2007 n. 42030  

 

Ai fini della configurabilità del delitto di contraffazione di pubblici sigilli, in quest'ultima categoria vanno annoverati anche gli strumenti capaci di un'indeterminata ripetizione dell'impronta autenticatrice. (Nella specie, relativa ad utilizzazione di matrice allestita mediante computer, con l'illecito inserimento, nella memoria dell'"hard disk", di codici non corrispondenti a quelli assegnati ai funzionari della Motorizzazione civile, ai fini della certificazione di superamento della prova di revisione di un autoveicolo commerciale, la Corte ha ritenuto configurabile il delitto di cui all'art. 468 cod. pen. e non quello previsto dall'articolo successivo). Annulla in parte senza rinvio, App. Napoli, 3 Luglio 2006

Cassazione penale sez. V  21 giugno 2007 n. 32573  

 

Non sussiste la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza (art. 521 c.p.p.) qualora l'imputato, assolto in primo grado per non aver commesso il fatto costitutivo del delitto di cui all'art. 468 c.p. (contraffazione di altri pubblici sigilli), sia successivamente condannato - in sede di appello - per il delitto di cui all'art. 469 c.p. (contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione), considerato che l'indagine volta ad acclarare la violazione del principio di cui all'art. 521 c.p.p. non fa perno esclusivamente sulla diversità del fatto materiale e, pertanto, non si esaurisce nel pedissequo e mero confronto letterale tra i due atti processuali atteso che per fatto contestato non si intende solo quello enunciato nel capo di imputazione ma tutto il complesso degli elementi portati a conoscenza dell'imputato e sui quali quest'ultimo sia stato posto in grado di difendersi. Ne consegue che il vulnus del principio di cui all'art. 521 c.p.p. si verifica solo quando l'imputazione del fatto si traduce nella sostanziale menomazione del diritto di difesa e che, pertanto, detta violazione è del tutto insussistente quando l'imputato attraverso l'iter processuale sia venuto a trovarsi nella concreta condizione di difendersi in ordine all'oggetto dell'imputazione.

Cassazione penale sez. V  20 dicembre 2006 n. 6475  

 

Integra gli estremi del delitto di cui all'art. 469 c.p. la riproduzione, mediante un programma informatico, dell'impronta impressa dall'ufficio postale attestante l'avvenuto pagamento di bollettini di conto corrente (fattispecie nella quale la Corte ha diversamente qualificato il fatto originariamente contestato come il reato di cui all'art. 468 c.p.).

Cassazione penale sez. V  06 ottobre 2005 n. 43369

 

Deve ritenersi riconducibile alla fattispecie di cui all'art. 469 c.p. la condotta diretta ad adottare, per la creazione di impronte contraffatte, mezzi diversi (ritocco di un altro timbro o sigillo, disegno contraffatto del sigillo vero, incisione mediante riproduzione di quest'ultimo, ecc.) tali che la creazione stessa richiede di volta in volta un'opera particolare e non una semplice riproduzione mediante l'uso di un unico strumento precedentemente preparato. Ne deriva che nella previsione dell'art. 469 c.p. si rinviene una minore capacità di danno conseguentemente all'impossibilità di una facile riproduzione in serie dell'impronta contraffatta. Il reato previsto dall'art. 468 c.p., invece, presuppone che si abbia la disponibilità di uno strumento idoneo, non ad una sola, ma a tante riproduzioni della stessa impronta facilmente attuabili mediante la semplice apposizione del sigillo sul documento falsificato.

Tribunale Bari  28 febbraio 2005

 

In tema di appello, non costituisce motivo di nullità della sentenza di primo grado una motivazione totalmente errata, potendo il secondo giudice, che ritenga di confermare il dispositivo della sentenza di primo grado, sostituire integralmente la motivazione di questa. (Fattispecie nella quale l'imputato, tratto a giudizio per rispondere del reato di cui all'art. 468 c.p. (uso di sigillo contraffatto), era stato condannato dal giudice che tuttavia aveva poi redatto una motivazione riguardante la diversa fattispecie di cui all'art. 648 c.p. (ricettazione). La corte d'appello, ritenendo rilevante la statuizione contenuta nel dispositivo, ha argomentato in ordine alla configurazione del reato di falso e la Cassazione ha confermato la legittimità della sentenza impugnata, escludendo che si versasse in una fattispecie di condanna per fatto diverso da quello contestato).

Cassazione penale sez. V  27 ottobre 2004 n. 11920  

 

L'art. 468 c.p. prevede e punisce la falsificazione del timbro - o l'uso dello strumento contraffatto da parte di chi non abbia concorso nella contraffazione - e tutela quindi l'autenticità dei pubblici sigilli, mentre l'art. 469 c.p. sanziona la falsificazione, ottenuta con mezzi diversi dai sigilli contraffatti, dei segni generici lasciati su un documento dallo strumento autenticatore. La possibilità che la condotta illecita possa essere facilmente reiterata, grazie alla disponibilità del sigillo contraffatto, giustifica la più grave sanzione prevista dall'art. 468 c.p.

Tribunale Varese  23 maggio 2001

 

Ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 468 del c.p., si richiede che l'autore del fatto contraffaccia su un documento le impronte di una pubblica autenticazione o certificazione mediante uno strumento (precedentemente confezionato recante l'impronta che si vuole riprodurre: timbro, sigillo) che gli consenta una facile riproduzione in serie; ai fini della sussistenza del meno grave reato previsto dall'art. 469 del c.p., invece, si richiede che l'autore del fatto contraffaccia su un documento le impronte di una pubblica autenticazione o certificazione, senza essere dotato del suddetto strumento, e quindi dovendo procedere, di volta in volta, alla falsificazione dell'impronta, con mezzi diversi, quali incisioni, disegni, colorazione. La minore gravità di tale ultimo reato discende proprio dalla minore capacità di danno, conseguente all'impossibilità di una facile riproduzione dell'impronta contraffatta.

Cassazione penale sez. V  10 maggio 2001 n. 25004  

 

Si verifica nullità della sentenza, ai sensi dell'art. 522.2 c.p.p., per mancanza di correlazione tra contestazione e pronunzia, nel caso in cui l'imputato, rinviato a giudizio per rispondere del reato di contraffazione di pubblici sigilli o strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione, sia poi condannato per il reato di contraffazione delle impronte di un pubblica autenticazione o certificazione. La condanna dell'agente, infatti, è essenzialmente diversa, in quanto, nella prima ipotesi criminosa (art. 468 c.p.), l'autore falsifica lo strumento destinato a riprodurre l'impronta, rendendo possibile una riproduzione, anche in serie, di essa. Nella seconda (art. 469 c.p.), egli falsifica la impronta stessa, senza creare una falsa matrice, ma operando direttamente sul documento, mediante incisioni, disegni, colorazioni od altro, in modo che la contraffazione richieda, di volta in volta, un'opera particolare.

Cassazione penale sez. V  10 maggio 2001 n. 25004  

 

In materia di reati contro la fede pubblica, mentre l'ipotesi delittuosa prevista dall'art. 469 c.p. presuppone una falsificazione dell'impronta del sigillo di un pubblico ufficio, attuata, di volta in volta, con i più diversi mezzi, il reato previsto dall'art. 468 c.p. presuppone invece che si abbia la disponibilità di uno strumento idoneo non ad una sola, ma a tante riproduzioni della stessa impronta, facilmente attuabili mediante la semplice apposizione del sigillo sul documento falsificato

Cassazione penale sez. V  13 novembre 1998 n. 6037  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti