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Art. 470 codice penale: Vendita o acquisto di cose con impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione

Chiunque, fuori dei casi di concorso nei reati preveduti dagli articoli precedenti, pone in vendita o acquista cose sulle quali siano le impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione, soggiace alle pene rispettivamente stabilite per i detti reati.


Giurisprudenza annotata

Vendita o acquisto di cose con impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o cetificazione

Non dà luogo alla configurabilità dei reati di cui all'art. 473 o all'art. 474 c.p., sebbene, ricorrendone le condizioni, a quella del reato di cui all'art. 470 c.p. la detenzione per la vendita di oggetti sui quali sia stato impresso il marchio, non conforme al vero, previsto per i metalli preziosi e loro leghe dall'art. 2 comma 1 d.lg. 22 maggio 1999 n. 251.

Cassazione penale sez. V  04 giugno 2013 n. 41891  

 

Integra il reato di cui all'art. 470 c.p. la messa in vendita di articoli di bigiotteria recanti l'impronta contraffatta del titolo dell'oro. (La S.C. ha precisato che il diverso reato di cui all'art. 474 c.p. si riferisce ai prodotti recanti marchi contraffatti, per tali dovendo intendersi i segni distintivi delle ditte produttrici; ancora diverso è il reato di cui all'art. 517 c.p., posto a tutela dell'ordine economico, che punisce la messa in circolazione di prodotti dell'ingegno o di opere industriali recanti marchi o segni distintivi atti ad ingannare il compratore sull'origine, provenienza o qualità dell'opera o del prodotto).

Cassazione penale sez. V  01 dicembre 2011 n. 12135  

 

Integra il reato previsto dall'art. 470 cod. pen. il porre in vendita biglietti di ingresso a manifestazioni sportive recanti il contrassegno SIAE contraffatto, in quanto quest'ultimo ha natura giuridica di impronta di pubblica autenticazione e certificazione. (In motivazione la Corte ha escluso che la sentenza Corte di Giustizia U.E., 8 novembre 2007, C-20/05 in c. Schwibbert, abbia inciso sulla rilevanza penale del fatto). Annulla senza rinvio, App. Bologna, 12/06/2009

Cassazione penale sez. V  16 settembre 2010 n. 43027  

 

Tra il delitto di ricettazione e quello di cui all'art. 470 c.p. (vendita o acquisto di cose con impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione) non esiste un rapporto di specialità, poiché trattasi di condotta materiale diversa da quella di cui all'art. 470 c.p., avente comunque una diversa obiettività giuridica, essendo quest'ultimo articolo finalizzato alla tutela della pubblica fede e non del patrimonio, come la ricettazione.

Tribunale Como  21 giugno 2004

 

Tra il delitto di ricettazione e quello di cui all'art. 470 c.p. (vendita o acquisto di cose con impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione) non esiste un rapporto di specialità, poiché trattasi di condotta materiale diversa da quella di cui all'art. 470 c.p., avente comunque una diversa obiettività giuridica, essendo quest'ultimo articolo finalizzato alla tutela della pubblica fede e non del patrimonio, come la ricettazione.

Tribunale Como  14 giugno 2004

 

Integra il reato di cui all'art. 470 c.p. la vendita di metalli recanti la contraffazione dello strumento certificativo, a nulla rilevando la grossolanità della punzonatura contraffatta nè la mancata stampigliatura sul metallo della sigla del produttore e del luogo di fabbricazione.

Cassazione penale sez. V  12 maggio 2000 n. 5607  

 

Integra il reato di cui all'art. 470 c.p. la vendita di metalli recanti la contraffazione dello strumento certificativo, a nulla rilevando la grossolanità della punzonatura contraffatta nè la mancata stampigliatura sul metallo della sigla del produttore e del luogo di fabbricazione.

Cassazione penale sez. V  30 marzo 2000 n. 5607  

 

Fra le condotte previste dagli art. 648 (ricettazione) e 470 (vendita o acquisto di cose con impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione) c.p. non esiste rapporto di specialità, non è dato rinvenire in esse, infatti, alcun elemento in comune: nè l'obiettività giuridica, essendo il reato di cui all'art. 470 c.p. diretto a tutelare la pubblica fede, e non il patrimonio come la ricettazione, nè l'elemento materiale, in quanto l'aver detenuto per vendere l'oggetto contraffatto è comportamento successivo e comunque dotato di una propria autonomia rispetto alla ricezione - ancorché necessaria - della merce di origine delittuosa.

Fra le condotte previste dagli art. 648 (ricettazione) e 470 (vendita o acquisto di cose con impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione) c.p. non esiste rapporto di specialità, non è dato rinvenire in esse, infatti, alcun elemento in comune: nè l'obiettività giuridica, essendo il reato di cui all'art. 470 c.p. diretto a tutelare la pubblica fede, e non il patrimonio come la ricettazione, nè l'elemento materiale, in quanto l'aver detenuto per vendere l'oggetto contraffatto è comportamento successivo e comunque dotato di una propria autonomia rispetto alla ricezione - ancorché necessaria - della merce di origine delittuosa.

Cassazione penale sez. II  04 ottobre 1996 n. 10297  

 

Il reato di cui all'art. 470 c.p. (vendita o acquisto di cose con impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione) costituisce autonoma figura di reato e non circostanza attenuante dei reati di cui agli art. 467, 468, 469 c.p., anche se la relativa sanzione è indicata come ridotta di un terzo rispetto a quelle previste dalle norme incriminatrici degli stessi. Conseguentemente, in applicazione dell'art. 7 comma 1 c.p.p., la cognizione del delitto di cui all'art. 470 c.p., sanzionabile con pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, appartiene alla competenza per materia del pretore. (Fattispecie relativa a conflitto negativo di competenza).

Cassazione penale sez. I  05 febbraio 1996 n. 763

 

Il reato di cui all'art. 470 c.p. (vendita o acquisto di cose con impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione) costituisce figura autonoma di reato e non circostanza attenuante dei reati di cui agli art. 467, 468, 469 dello stesso codice, anche se la relativa sanzione è indicata come "ridotta di un terzo" rispetto a quelle previste da questi ultimi. Conseguentemente, in applicazione dell'art. 7, comma 1, c.p.p., la cognizione del delitto di cui all'art. 470 c.p., sanzionabile con pena detentiva non superiore nel massimo a 4 anni, appartiene alla competenza per materia del pretore. (Fattispecie relativa a conflitto negativo di competenza).

Cassazione penale sez. I  05 febbraio 1996 n. 763  

 

Integra il delitto di cui all'art. 470 c.p. (vendita o acquisto di cose con impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione) la fraudolenta utilizzazione di una riproduzione fotografica di un contrassegno originale. (Fattispecie relativa alla vendita di videocassette recanti sul frontespizio la riproduzione fotografica del contrassegno della Siae).

Cassazione penale sez. V  16 febbraio 1995 n. 3998  

 

Il reato di cui all'art. 1 l. n. 406 del 1981 non ha carattere speciale rispetto a quello previsto dall'art. 470 c.p. Infatti, mentre l'art. 470 c.p. punisce il fatto di chi pone in vendita cose con le impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione, l'art. 1 legge n. 406 del 1981 punisce invece chi pone in commercio o detiene per la vendita strumenti fonografici riprodotti abusivamente, in quanto non preceduti dal pagamento dei diritti d'autore e, quindi, indipendentemente dalla circostanza che rechino o meno impronte false. I due reati, pertanto, oltre ad essere diretti alla tutela di differenti interessi, si concretano in condotte materiali ontologicamente diverse, che, conseguentemente, concorrono tra loro, in mancanza di elementi specializzanti che caratterizzino l'uno rispetto all'altro. (Fattispecie relativa alla vendita di musicassette abusivamente riprodotte e con impronta della SIAE contraffatta).

Cassazione penale sez. V  11 dicembre 1991

 

I reati di cui agli art. 1 legge n. 406 del 1981 e 470 c.p. concorrono tra loro perché, oltre ad essere diretti alla tutela di differenti interessi, configurano condotte materiali ontologicamente diverse. Mentre l'art. 470 c.p. punisce il fatto di chi pone in vendita cose con le impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione, l'art. 1 della legge n. 406 del 1981 punisce chi pone in commercio o detiene per la vendita strumenti fonografici riprodotti abusivamente, indipendentemente dalla circostanza che rechino o meno impronte false.

Cassazione penale sez. V  11 dicembre 1991

 

Il numero di telaio di un'autovettura è un elemento importante per l'indentificazione del veicolo e, come tale, anche se è impresso dalla casa costruttrice straniera, essendo oggetto, insieme ad altri segni particolari di riconoscimento, di accordi internazionali sottoscritti dagli Stati interessati e, quindi, soggetto ad omologazione da parte degli organi competenti dello Stato italiano, ha indubbia rilevanza giuridica, stante la funzione cui esso adempie di autenticazione pubblica. Di conseguenza, ogni alterazione o contraffazione integra il reato di cui all'art. 470 c.p., quando il veicolo, così contraffatto e in circolazione, sia posto in vendita o acquistato nella piena consapevolezza della intervenuta manipolazione.

Cassazione penale sez. II  07 dicembre 1990

 

La norma di cui all'art. 1 della l. 29 luglio 1981 n. 406, che punisce tra l'altro la vendita di cassette stereo prive del contrassegno della SIAE, non ha innovato circa la natura del reato, che resta finalizzato alla tutela del diritto di autore. Infatti, la contraffazione delle impronte della SIAE sulle musicassette continua a ricadere sotto la tutela degli artt. 468 e 470 c.p. (Nella specie, è stata esclusa la natura di reato finanziario della ipotesi prospettata e si è ritenuta, perché si trattava di un conflitto di competenza, la competenza del pretore e non già del tribunale).

Cassazione penale sez. I  15 marzo 1985

 

Nell'ipotesi di acquisto di cose con le impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione, il reato di cui all'art. 470 c.p. deve ritenersi consumato, allorché si tratti di vendita con spedizione e cioè da piazza a piazza, fin dal momento della consegna al vettore, perché con tale atto si esaurisce l'adempimento dell'obbligazione del venditore, e, nel contempo, si determina il passaggio della disponibilità delle cose al destinatario.

Cassazione penale sez. V  15 giugno 1983



 
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