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Art. 473 codice penale: Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell’ingegno o di prodotti industriali

Chiunque contraffà o altera i marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, delle opere dell’ingegno o dei prodotti industriali, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire quattro milioni.

Alla stessa pena soggiace chi contraffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali, nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati.

Le disposizioni precedenti si applicano sempre che siano state osservate le norme delle leggi interne o delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale.


Giurisprudenza annotata

Contraffazione o alterazione di marchi o altri segni distintivi

L'art. 26 comma 7 bis, d.lg. n. 286 del 1998 prevede l'automatica preclusione al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo delle condanne per i reati relativi alla tutela del diritto di autore e di cui agli artt. 473 e 474 c.p.. La condanna con provvedimento irrevocabile ai sensi dell'art. 26 comma 7 bis, d.lg. n. 86 del 1998, con il conseguente effetto dell'automatica preclusione del rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno ed espulsione dello straniero con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica, riguarda esclusivamente, per ragioni letterali e sistematiche, la fattispecie di "ingresso e soggiorno per lavoro autonomo" e non anche i titolari di permesso di ad altro titolo.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  09 gennaio 2015 n. 237  

 

Deve essere rimessa alle Sezioni Unite Penali la questione se l'introduzione in commercio di oggetti seriali - privi di marchi - costituenti riproduzione morfologica di oggetti protetti da marchio integri o meno gli estremi del delitto di cui agli artt. 473/474, ovvero di cui all'art. 517 c.p..

Cassazione penale sez. II  04 novembre 2014 n. 46868  

 

Ai fini della configurazione del reato di cui all'art. 473 c.p. (contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o di prodotti industriali) non è sufficiente la mera possibilità di confusione tra due marchi, regolarmente registrati, ma è necessaria la materiale contraffazione o alterazione dell'altrui marchio (nella specie, relativa alla presnta contraffazione di un noto marchio di moda, la Corte ha accolto il ricorso dell'imputato, in quanto la Corte di merito avrebbe dovuito accertare, in presenza di un marchio registrato in capo all'imputato, che quello apposto sui capi in sequestro fosse la contraffazione del marchio famoso e non espressione di quello registrato, ancorché idoneo a determinare confusione rispetto ad altro marchio anteriormente registrato e quindi idoneo ad integrare l'illecito civile della concorrenza sleale, ma non l'illecito penale relativo alla contraffazione del marchio).

Cassazione penale sez. II  26 giugno 2014 n. 28922  

 

L’uso di marchi e segni distintivi punito dall’art. 473 c.p., essendo inteso a determinare un collegamento tra il marchio contraffatto e un certo prodotto, precede l’immissione in circolazione dell’oggetto falsamente contrassegnato e se ne distingue, mentre l’uso punito dall’art. 474 c.p. è direttamente connesso all’immissione in circolazione del prodotto falsamente contrassegnato e presuppone che sia stato già apposto il contrassegno su una determinata merce.

Tribunale Napoli sez. XXVI  22 maggio 2014 n. 1183  

 

In tema di introduzione nel territorio dello Stato e commercio di prodotti con segni distintivi falsi, non è sufficiente dimostrare che è stata depositata la domanda volta ad ottenere il titolo di privativa, ma è necessario aver conseguito l’effettiva registrazione del marchio o di altro segno distintivo. (Nel caso di specie, non sapendo i testimoni se i loghi e disegni contraffatti fossero marchi registrati, il giudice assolveva perché il fatto non sussiste).

Tribunale La Spezia  17 aprile 2014 n. 402  

 

L'art. 29 comma 7 bis, t.u. 25 luglio 1998 n. 286, nella parte in cui prevede l'automatica preclusione del rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno ed espulsione dell'extracomunitario con accompagnamento dello stesso alla frontiera a mezzo della Forza pubblica, riguarda esclusivamente l'ingresso e il soggiorno per lavoro autonomo e, quindi, si riferisce ai venditori di prodotti contraffatti condannati irrevocabilmente per i reati previsti dalle disposizioni di cui al titolo III capo III sez. II, l. 22 aprile 1941 n. 633 e dagli artt. 473 e 474 c.p.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. II  12 marzo 2014 n. 750  

 

I reati previsti dagli art. 473 e 474 c.p. tutelano la pubblica fede con riferimento ai segni distintivi di un determinato prodotto ed hanno come presupposto l'attività fraudolenta del soggetto, esplicatasi mediante alterazione o contraffazione di marchi, etichette o sigilli originali, sicché, in tale contesto normativo, il riutilizzo di un'etichetta o di un marchio vero su un prodotto non originale rientra nel concetto di contraffazione. Dichiara inammissibile, App. Campobasso, 12/11/2012

Cassazione penale sez. V  16 gennaio 2014 n. 6347  

 

In tema di confisca, il giudice, prima di disporre la misura ablatoria prevista dall'art. 474 bis comma secondo c.p., in relazione ai beni nella disponibilità del reo per un valore corrispondente al profitto dei reati di cui agli art. 473 e 474 c.p., deve verificare se sia avvenuta la restituzione delle cose sequestrate, anche quando nel corso del procedimento sia intervenuta una sentenza non irrevocabile di assoluzione, attesa la non immediata esecutività delle sue disposizioni restitutorie. Annulla in parte con rinvio, App. Firenze, 01/03/2012

Cassazione penale sez. I  14 ottobre 2013 n. 49717  

 

Non dà luogo alla configurabilità dei reati di cui all'art. 473 o all'art. 474 c.p., sebbene, ricorrendone le condizioni, a quella del reato di cui all'art. 470 c.p. la detenzione per la vendita di oggetti sui quali sia stato impresso il marchio, non conforme al vero, previsto per i metalli preziosi e loro leghe dall'art. 2 comma 1 d.lg. 22 maggio 1999 n. 251.

Cassazione penale sez. V  04 giugno 2013 n. 41891  

 

L'ipotesi di revoca del permesso di soggiorno già rilasciato al lavoratore autonomo é regolata solo dall'art. 26, t.u. Stranieri, rubricato "Ingresso e soggiorno per lavoro autonomo", laddove stabilisce (comma 7 bis) che la revoca del titolo di soggiorno è consequenziale alla condanna irrevocabile per i reati relativi alla tutela del diritto di autore e per quelli di cui agli art. 473 e 474 c.p. Tale fattispecie speciale, però, si somma e si coordina col regime generale che disciplina il rilascio e la revoca del permesso di soggiorno (a vario titolo), quale emerge dagli art. 4 e 5, t.u. Stranieri, sicché la condanna irrevocabile prevista nell'art. 26, Testo Unico costituisce una estensione - seppur, per certi versi, con caratteri derogatori - al novero dei reati che consentono la revoca del permesso di soggiorno rilasciato allo straniero, nel senso che i delitti di una certa gravità, selezionati dal legislatore, assumono valenza determinante anche se non definitivamente accertati (art. 4, t.u. Stranieri); mentre per altri illeciti meno gravi (quali quelli in materia di tutela del diritto di autore e di falso), gli effetti amministrativi sul regime del soggiorno sono subordinati alla accertata irrevocabilità della condanna (art. 26 cit.).

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. IV  20 maggio 2013 n. 1447  



 
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