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Art. 474 codice penale: Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi

Chiunque, fuori dei casi di concorso nei delitti preveduti dall’articolo precedente, introduce nel territorio dello Stato per farne commercio, detiene per vendere, o pone in vendita, o mette altrimenti in circolazione opere dell’ingegno o prodotti industriali, con marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a lire quattro milioni.

Si applica la disposizione dell’ultimo capoverso dell’articolo precedente.


Giurisprudenza annotata

Introduzione e commercio di prodotti con segni falsi.

L'art. 26 comma 7 bis, d.lg. n. 286 del 1998 prevede l'automatica preclusione al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo delle condanne per i reati relativi alla tutela del diritto di autore e di cui agli artt. 473 e 474 c.p.. La condanna con provvedimento irrevocabile ai sensi dell'art. 26 comma 7 bis, d.lg. n. 86 del 1998, con il conseguente effetto dell'automatica preclusione del rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno ed espulsione dello straniero con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica, riguarda esclusivamente, per ragioni letterali e sistematiche, la fattispecie di "ingresso e soggiorno per lavoro autonomo" e non anche i titolari di permesso di ad altro titolo.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  09 gennaio 2015 n. 237  

 

La grossolanità dei marchi contraffatti, tale da renderli inidonei a trarre in inganno una persona di media esperienza e diligenza circa la provenienza degli oggetti in commercio, non comporta l'impossibilità di configurare il reato di cui all'art. 474 c.p. per asserita inidoneità dell'azione, posto che il reato tutela la fede pubblica, intesa come affidamento della collettività nei marchi e segni distintivi, e quindi l'interesse non solo dello specifico compratore occasionale, ma della generalità dei possibili destinatari dei prodotti, oltre che delle imprese titolari dei marchi e dei segni contraffatti a mantenere certa la funzione distintiva e la garanzia di provenienza dei beni in commercio.

Cassazione penale sez. II  19 dicembre 2014 n. 2558  

 

Con riguardo alla natura del reato e al bene da esso tutelato, l'art. 474 c.p. (Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi) tutela, in via principale e diretta, non già la libera determinazione dell'acquirente, ma la pubblica fede, intesa come affidamento dei cittadini nei marchi o altri segni distintivi che individuano le opere dell'ingegno e i prodotti industriali e ne garantiscono la circolazione: si è pertanto al cospetto di un reato di pericolo che risulta integrato dalla mera detenzione per la vendita di prodotti recanti un marchio contraffatto e non ha rilievo la circostanza che il singolo acquirente sia stato effettivamente ingannato, bensì è sufficiente che il marchio contraffatto sia idoneo a fare falsamente apparire il prodotto come proveniente da un determinato produttore (cfr. Cass. pen. sez. V n. 31451 del 2006). Ne deriva che non ha neppure rilievo la circostanza che l'acquirente sia in grado, avuto riguardo alla qualità del prodotto, al prezzo, al luogo dell'esposizione e alla figura del venditore (cioè a elementi estranei al marchio), di escludere la genuinità del prodotto, in quanto ciò che rileva è appunto esclusivamente la possibilità di confusione tra i marchi e non già quella tra i prodotti (Cass. pen. sez. V n. 11240 del 2008).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I  22 settembre 2014 n. 2996  

 

Non impedisce la sussistenza del delitto ex art. 474 c.p. (Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi) l'eventuale mancata esibizione della prova della registrazione del marchio dei prodotti illecitamente commercializzati, qualora si tratti di marchi particolarmente noti (cfr. Cass. pen., sez. V n. 40170 del 2009).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I  22 settembre 2014 n. 2996  

 

La consapevolezza del carattere contraffatto della merce detenuta, tenuto conto della notorietà dei marchi riportati su di essa e della mancata indicazione di ogni spiegazione in ordine alla provenienza degli articoli posseduti, è sufficiente a perfezionare l’elemento soggettivo del delitto ex art. 474 c.p. (Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I  22 settembre 2014 n. 2996  

 

L'art. 474 c.p. punisce sia le riproduzioni integrali del marchio, sia quelle parziali, assumendo rilievo, ai fini della configurabilità del reato, non solo la pedissequa riproduzione del segno distintivo, ma qualsiasi riproduzione dello stesso.

Cassazione penale sez. fer.  13 agosto 2014 n. 38919  

 

Il reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 cod. pen.) tutela la fede pubblica - intesa come affidamento nei marchi o nei segni distintivi - e non gli acquirenti; ai fini della sua configurabilità, pertanto, è del tutto irrilevante che l'acquirente sia in grado, avuto riguardo alla qualità del prodotto, al prezzo, al luogo dell'esposizione nonché alla figura del venditore, di escludere la genuinità del prodotto, in quanto ciò che rileva è esclusivamente la possibilità di confusione tra i marchi - per la cui individuazione è sufficiente ma imprescindibile un raffronto tra i segni - e non già quella tra i prodotti.

Tribunale Roma sez. X  14 giugno 2014 n. 10290  

 

La fattispecie criminosa di cui all'art. 474 c.p. è un reato di pericolo e, quindi, si configura ogni volta che venga accertato lo svolgimento del commercio con marchio contraffatto, non risultando necessaria l'avvenuta realizzazione dell'inganno del cliente sulla genuinità della merce. L'oggetto della tutela, infatti, non è rappresentato dalla libera determinazione dell'acquirente, ma dalla pubblica fede, intesa come affidamento nei marchi o segni distintivi, che individuano le opere dell'ingegno o i prodotti industriali e ne garantiscono la circolazione.

Cassazione penale sez. V  10 giugno 2014 n. 51698  

 

Bene è ravvisabile l'ipotesi di reato di cui all'art. 474 c.p. nel caso in cui l'originario marchio di fabbrica di un prodotto complesso venga arbitrariamente riprodotto su pezzi di ricambio, non potendosi in contrario invocare né il disposto di cui all'art. 241 d.lg. 10 febbraio 2005 n. 30 (codice della proprietà industriale) né quello di cui all'art. 6 n. 1, lett. c), della direttiva europea n. 89/104/Cee, dal momento che, quanto alla prima di tali norme, essa si limita a stabilire che, fino a che non intervenga modifica alla direttiva europea n. 98/71/Ce, non possa vietarsi la fabbricazione e la messa in commercio di parti di ricambio di un prodotto complesso coperto da privativa, rimanendo quindi fermo il divieto, penalmente sanzionato, di contraffazione del marchio apposto dal titolare del medesimo sui componenti originari; quanto alla seconda, la stessa ammette la liceità dell'uso del marchio altrui soltanto "se esso è necessario per contraddistinguere la destinazione di un prodotto o servizio, in particolare come accessori o pezzi di ricambio"; il che sta a significare, avuto particolare riguardo all'uso del termine "destinazione", che il marchio può essere lecitamente apposto alla confezione, ma non al componente, poiché la sua presenza su di esso dopo il montaggio più non verrebbe a individuare la- già raggiunta- destinazione ma piuttosto l'origine del componente stesso.

Cassazione penale sez. V  13 maggio 2014 n. 37451

 

La disposizione di cui all'art. 26, comma 7 bis, d.lg. n. 286/1998 è univoca nel disporre la revoca del titolo di soggiorno (e quindi, a maggior ragione, nel precludere implicitamente il rilascio o il rinnovo del permesso) nei confronti dei soggetti condannati irrevocabilmente per i reati previsti dalle disposizioni del titolo III, capo III, sezione II, della legge 633/1941 e dagli art. 473 e 474 c.p. - fattispecie che comprendono tutte le ipotesi di violazione in cui incorrono i venditori di prodotti contraffatti - e manifesta un chiaro disfavore volto alla deterrenza di comportamenti, certamente assai diffusi e la cui pericolosità sociale rischia di sfuggire, se li si considera singolarmente, ma nel complesso idonei a recare un grave pregiudizio al diritto d'autore ed al regolare svolgimento degli scambi commerciali.

T.A.R. Firenze (Toscana) sez. II  28 marzo 2014 n. 596  

 

L'art. 29 comma 7 bis, t.u. 25 luglio 1998 n. 286, nella parte in cui prevede l'automatica preclusione del rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno ed espulsione dell'extracomunitario con accompagnamento dello stesso alla frontiera a mezzo della Forza pubblica, riguarda esclusivamente l'ingresso e il soggiorno per lavoro autonomo e, quindi, si riferisce ai venditori di prodotti contraffatti condannati irrevocabilmente per i reati previsti dalle disposizioni di cui al titolo III capo III sez. II, l. 22 aprile 1941 n. 633 e dagli artt. 473 e 474 c.p.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. II  12 marzo 2014 n. 750  

 

La detenzione per la vendita di prodotti contraffatti integra anche il delitto di ricettazione, poiché il delitto di ricettazione (art. 648 c.p.) e quello di commercio di prodotti con segni falsi (articolo 474 c.p.) possono concorrere, atteso che le fattispecie incriminatrici descrivono condotte diverse sotto il profilo strutturale e cronologico, tra le quali non può configurarsi un rapporto di specialità e che non risulta dal sistema una diversa volontà espressa o implicita del legislatore.

Tribunale Taranto sez. I  27 gennaio 2014 n. 158  

 



 
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