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Art. 476 codice penale: Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici

Il pubblico ufficiale, che, nell’esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero, è punito con la reclusione da uno a sei anni.

Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a dieci anni.


Giurisprudenza annotata

Falsità in atti

Il diploma di un istituto alberghiero e la certificazione di servizio presso lo stesso istituto dei quali sia stata accertata la falsità, rientrano nella previsione dell'art. 476 in relazione all'art. 482 c.p., trattandosi di atti provenienti da pubblico ufficiale che ne certifica il contenuto.

Tribunale Napoli sez. VI  10 novembre 2014 n. 14069  

 

In tema di reato di falso ideologico in atto pubblico aggravato ex art. 476, comma secondo, cod. pen., sono documenti dotati di fede privilegiata quelli che, emessi da pubblico ufficiale autorizzato dalla legge, da regolamenti oppure dall'ordinamento interno della P.A. ad attribuire all'atto pubblica fede, attestino quanto da lui fatto e rilevato o avvenuto in sua presenza. (Fattispecie relativa al "verbale di costatazione e di inizio di servizio", redatto dal dirigente di un comune, che riportava falsamente il rinvenimento e la verifica di attrezzature previste dal contratto di appalto per la raccolta e la gestione dei rifiuti urbani). (Rigetta, App. Bari, 08/10/2012 )

Cassazione penale sez. V  14 ottobre 2014 n. 48738  

 

La fotocopia, di cui non sia autenticata la conformità all'originale nelle forme di legge, non ha di per sé valenza probatoria, potendo assumere una tale efficacia solo nei casi espressamente previsti dall'ordinamento giuridico, sicchè non può dirsi integrato il reato di falsità in atto pubblico di cui agli artt. 476 e 482 c.p. nella condotta dell'imputato che sia intervenuto su semplici fotocopie (fattispecie relativa ad un provvedimento della Soprintendenza dei beni architettonici e paesaggistici con il quale si autorizzava l'esecuzione di lavori di ristrutturazione del fabbricato inviato a mezzo fax dall'imputato).

Cassazione penale sez. V  09 ottobre 2014 n. 8870

 

Integra il reato di falsità materiale commessa dal privato - e non quello di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art. 476 cod. pen.) - la condotta di colui che formi un atto falso apparentemente proveniente da pubblico ufficiale, in quanto il reato di cui all'art. 476 cod. pen. è un reato proprio che presuppone l'effettiva qualifica di pubblico ufficiale del suo autore. (Annulla in parte con rinvio, App. Milano, 04/12/2013 )

Cassazione penale sez. V  02 ottobre 2014 n. 50345  

 

Ai fini della configurazione del concorso morale è sufficiente l'incidenza dell'opera dell'istigatore sul determinismo psicologico dell'autore materiale, anche solo rinsaldando il proposito criminoso di quest'ultimo. Ne consegue che quando si tratti di reato di falso in atto pubblico, dell'attività di falsificazione rispondono, a titolo di concorso, coloro che abbiano agito per il medesimo fine, sia intervenendo con qualsiasi contributo materiale a detta attività, sia istigando il pubblico ufficiale o rafforzandone il proposito criminoso. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha ritenuto sussistente la responsabilità, ex art. 110 e 476 cod. pen., dell'imputato il quale aveva presentato domanda di pensionamento in ragione di dati falsi inseriti dal p. u. nell'archivio informatico dell'Inps a vantaggio dello stesso imputato, consistente in una pensione di importo superiore e decorrente prima del tempo). (Rigetta, App. Salerno, 28/03/2013 )

Cassazione penale sez. V  06 maggio 2014 n. 47052  

 

Sussiste la violazione irrimediabile del diritto di difesa nel caso in cui sia ritenuta in sentenza l'ipotesi aggravata del reato di falso in atto pubblico, ex art. 476, comma 2, c.p., non adeguatamente e correttamente esplicitata nella contestazione, considerato che, anche alla luce dei vincoli posti dalla giurisprudenza della Corte EDU (sent. Drassich c. Italia, 11 dicembre 2007), è diritto dell'imputato essere informato tempestivamente e dettagliatamente tanto dei fatti materiali posti a suo carico, quanto della qualificazione giuridica ad essi attribuiti. (Nella specie la S.C. - rilevato che la natura fidefacente dell'atto assunto come falso non viene esplicitamente indicata nel capo di imputazione, che essa non è nemmeno indicata in fatto con sinonimi o formule equivalenti e che neanche è richiamato l'art. 476, comma 2, c.p. - ha escluso l'operatività dell'aggravante di cui al predetto art. 476, comma 2, c.p., ritenendo sussistente l'ipotesi di falso non aggravata dalla natura fidefacente dell'atto). (Annulla senza rinvio, App. Firenze, 21/09/2011 )

Cassazione penale sez. V  13 febbraio 2014 n. 12213  

 

Il verbale di operazioni inerenti l'ascolto e la trascrizione di conversazioni tratte da intercettazioni ambientali pur rivestendo natura di atto pubblico non può essere considerato fidefacente, ai sensi dell'art. 476 comma 2 c.p., in quanto il contenuto di esso non ha un valore precostituito per legge, né può essere liberamente apprezzato dal giudice. Rigetta, Gup Trib. di Lecco, 09/11/2012

Cassazione penale sez. II  07 novembre 2013 n. 47076  



 
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