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Art. 477 codice penale: Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative

Il pubblico ufficiale, che, nell’esercizio delle sue funzioni, contraffà o altera certificati o autorizzazioni amministrative, ovvero, mediante contraffazione o alterazione, fa apparire adempiute le condizioni richieste per la loro validità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.


Giurisprudenza annotata

Falsità materiale

La patente di guida ha funzione sia certificativa che autorizzativa e, pertanto, rientra tra i documenti protetti dall'art. 477 c.p. Infatti, l'autorità che rilascia – anche nel caso in cui si tratti di Stato estero – certifica l'avvenuto superamento di un esame abilitativo e contestualmente autorizza il soggetto ad effettuare un'attività altrimenti vietata. (Fattispecie di falsità materiale per contraffazione in certificati o autorizzazioni amministrative commessa dal privato).

Tribunale Perugia  04 febbraio 2015 n. 109  

 

Integra il delitto di falsità materiale in certificato amministrativo commesso da privato, di cui al combinato disposto degli art. 477 e 482 c.p., la condotta costituita dalla formazione di una falsa attestazione dell'avvenuta revisione di un autoveicolo con esito positivo, anche quando la mendace indicazione è apposta sulla carta di circolazione. (Dichiara inammissibile, App. L'Aquila, 17/01/2013 )

Cassazione penale sez. V  01 luglio 2014 n. 46499  

 

Integra il reato di falsificazione materiale commessa dal privato in autorizzazioni amministrative (artt. 477- 482 cod. pen.) e non quello di uso di atto falso (art. 489 cod. pen.), la condotta di colui che espone all'interno della propria autovettura una riproduzione fotostatica a colori di un contrassegno con autorizzazione per invalidi al parcheggio di autoveicoli, in quanto l'uso personale - nell'interesse proprio - del documento falso consente di ritenere che il soggetto in questione, direttamente o ricorrendo all'opera altrui, sia l'autore della contraffazione. (Rigetta, App. Palermo, 23/05/2013 )

Cassazione penale sez. V  24 giugno 2014 n. 47079  

 

Quando la duplicazione di un documento di concessione venga esibito come originale, si ha il reato di falso in certificazione amministrativa. L'art. 477 c.p. mira infatti a tutelare la fede pubblica e il principio dell'affidamento nella provenienza dell'autorizzazione da parte dell'autorità pubblica, che ne appare emittente (fattispecie relativa alla riproduzione di concessione del parcheggio per invalidi, apparentemente rilasciata dal Comune competente).

Cassazione penale sez. V  09 maggio 2014 n. 29582  

 

Integra la fattispecie di falso commesso da privato nonché quella di guida senza patente, la condotta di colui che, munitosi di documento falso (privo di segnali di riconoscimento e talloncini di veridicità) conduca sulla pubblica via un autoveicolo senza aver mai conseguito la patente di guida; la circostanza che il soggetto agente abbia fatto porre sul documento i propri dati anagrafici, infatti, depone chiaramente per la volontà e la consapevolezza dell'azione. (Nella specie l'imputato veniva condannato, concesse le circostanze attenuanti generiche e unificati i reati dal vincolo della continuazione, alla pena di mesi quattro e giorni quindici di reclusione).

Tribunale Napoli  01 aprile 2014 n. 4858  

 

Integra il delitto di falsità materiale in certificato amministrativo commesso da privato (art. 477 e 482 c.p.), la sostituzione della fotografia apposta sulla carta di identità con quella di altro soggetto, mantenendo inalterati i dati anagrafici e gli altri elementi identificativi. (Annulla senza rinvio, App. Palermo, 11/06/2012 )

Cassazione penale sez. V  18 ottobre 2013 n. 6337  

 

Esibire al personale di un centro commerciale, addetto ai finanziamenti per gli acquisti, una falsa carta di identità, recante, in fotografie, l'effigie dell'imputato, ma i dati anagrafici di una diversa persona, è riconducibile al paradigma normativo di cui ai richiamati artt. 477 e 482 c.p.

Cassazione penale sez. V  18 ottobre 2013 n. 6337

 

La riproduzione fotostatica di un documento originale non integra il reato di falso solo quando, nell'intenzione dell'agente e nella valenza oggettiva, l'atto sia presentato come fotocopia, con la conseguenza che se non ne è attestata la conformità all'originale, essa è priva di rilevanza ed effetti, anche penali. Allorché invece la fotocopia sia presentata - come nella specie - non come tale, ma con l'apparenza di un documento originale, atto a trarre in inganno, essa integra il reato di falsità materiale, essendo evidente che in tal caso non avrebbe senso parlare di attestazione di conformità all'originale proprio perché la copia fotostatica viene presentata non come tale, ma con l'apparenza di un documento originale, produttivo di effetti giuridici, atto a trarre in inganno i terzi di buona fede (confermata, nella specie, la sussistenza del reato nella condotta degli imputati che, in un giudizio civile di opposizione all'esecuzione, al fine di sottrarre un veicolo all'esecuzione forzata, avevano prodotto una copia fotostatica incompleta del certificato di proprietà, in bianco e nero e priva della parte retrostante in cui era contenuta l'annotazione della dichiarazione di vendita dell'autoveicolo).

Cassazione penale sez. V  03 luglio 2013 n. 30811  

 

Integra il delitto di falso per soppressione di certificati commesso da privato (art. 477, 482 e 490 c.p.), la condotta di colui che, disponendo di animali bovini regolarmente muniti di marchio identificativo auricolare e del corrispondente passaporto cartaceo - attestante l'avvenuta sottoposizione ai prescritti controlli sanitari - abbini abusivamente tali documenti ad altri animali destinati alla macellazione ed al successivo impiego alimentare, non sottoposti ai summenzionati controlli. Annulla in parte con rinvio, App. Reggio Calabria, 15/12/2011

Cassazione penale sez. V  05 marzo 2013 n. 17979  



 
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