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Art. 478 codice penale: Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti

Il pubblico ufficiale, che, nell’esercizio delle sue funzioni, supponendo esistente un atto pubblico o privato, ne simula una copia e la rilascia in forma legale, ovvero rilascia una copia di un atto pubblico o privato diversa dall’originale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a otto anni.

Se la falsità è commessa dal pubblico ufficiale in un attestato sul contenuto di atti, pubblici o privati, la pena è della reclusione da uno a tre anni.


Giurisprudenza annotata

Falsità in atti

La formazione da parte di un privato di una fotocopia riproducente un'inesistente copia conforme di un'ordinanza di cancellazione di un sequestro conservativo, utilizzata al fine di ottenere la liberazione del bene assoggettato al vincolo reale, integra il delitto di falsità materiale commessa da privato in copie autentiche (art. 478 e 482 c.p.), essendo detta fotocopia non presentata come tale, ma con l'apparenza di un documento originale, atto a trarre in inganno i terzi in buona fede. Annulla in parte con rinvio, App. Lecce, 13/01/2011

Cassazione penale sez. VI  29 marzo 2012 n. 13541  

 

Il modello F24, utilizzato per il pagamento di contravvenzioni concernenti irregolarità fiscali, ha natura giuridica d'attestato del contenuto d'atti, sicchè la relativa falsificazione ad opera di un privato integra il delitto di cui agli artt. 478 e 482 cod. pen.. Rigetta, App. Roma, 27 Aprile 2007

Cassazione penale sez. V  13 giugno 2008 n. 36687  

 

Il modulo F24 da utilizzare per il pagamento di contravvenzioni per irregolarità fiscali non costituisce né atto pubblico né certificazione amministrativa, ma attestato sul contenuto di atti, in quanto attestazione derivata dell’atto di versamento della contravvenzione, di cui riporta gli estremi essenziali; la relativa falsificazione, pertanto, integra il delitto di cui all’art. 478, comma 3, c.p., ovvero di cui all’art. 482 c.p., a seconda che sia commessa da un pubblico ufficiale o da un privato.

Cassazione penale sez. V  13 giugno 2008 n. 36687  

 

L’alterazione/contraffazione penalmente rilevante ai sensi degli art. 476, 477 o 478 c.p. implica una consumazione istantanea e un immediato perfezionamento; pertanto, l’eventuale utilizzo dell’atto falso – ancorché normalmente rappresenti il fine perseguito dall’autore – non è che un "posterius" penalmente indifferente: la condotta falsificatrice, radicalmente più grave, assorbe in sé l’uso del documento falsificato. L’art. 489 c.p., che sanziona l’uso successivo ad una già perfezionata ed esaurita condotta falsificatrice, presuppone che l’azione alteratrice provenga da persona diversa dal falsificatore: se quest’ultimo faccia uso dell’atto risponde necessariamente del delitto di cui agli art. 476, 477 o 478 c.p. e non di quello descritto dall’art. 489 c.p., anche se non risulti materiale artefice della condotta falsificatrice, ma abbia, comunque, concorso alla sua alterazione/contraffazione; soltanto alla condizione di poter escludere una consapevole pregressa partecipazione alla condotta falsificatrice, il responsabile dell’uso dell’atto falso risulta punibile a mente dell’art. 489 c.p.

Tribunale Bari sez. I  27 marzo 2007

 

Risponde del delitto di falso ideologico, e non meramente di falso materiale ex art. 478 c.p., il raccomandatario che abbia consapevolmente recepito nel "manifesto di partenza" dati di carico di merci, già falsamente rappresentati nelle c.d. "bollette doganali".

Tribunale Lecce  15 maggio 2002

 

Commette il reato di falso ideologico in atto pubblico mediante induzione in errore del pubblico ufficiale (art. 478-479 c.p.) e non quello di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico (art. 483 c.p.), colui che, all'ufficiale postale incaricato della notifica di un atto giudiziario, riferisce falsamente che il destinatario si è trasferito altrove, determinando, in tal modo, la redazione di una errata relazione di notifica.

Cassazione penale sez. V  17 aprile 2002 n. 20120

 

In tema di uso di atto falso, poiché, quanto al trattamento sanzionatorio, l'art. 489 c.p. rimanda alle precedenti disposizioni, senza escludere quella in cui la falsità materiale sia commessa dal privato (art. 482 c.p.) e, poiché, per tale ultima ipotesi delittuosa, la pena è, a sua volta, determinata attraverso un meccanismo di rinvio agli art. 476, 477 e 478 del medesimo codice (in relazione ai quali è prevista la riduzione di un terzo), la sanzione, per chi, senza essere concorso nella falsificazione di un atto operata da un privato, faccia uso di tale atto, è quella di cui all'art. 482, ulteriormente ridotta di un terzo, in virtù del dettato di cui all'art. 489.

Cassazione penale sez. V  21 marzo 2001 n. 21249  

 

In tema di uso di atto falso, poiché, quanto al trattamento sanzionatorio, l'art. 489 c.p. rimanda alle precedenti disposizioni, senza escludere quella in cui la falsità materiale sia commessa dal privato (art. 482 c.p.) e, poiché, per tale ultima ipotesi delittuosa, la pena è, a sua volta, determinata attraverso un meccanismo di rinvio agli art. 476, 477 e 478 (in relazione ai quali è prevista la riduzione di un terzo) del medesimo codice, la sanzione, per chi, senza essere concorso nella falsificazione di un atto operata da un privato, faccia uso di tale atto, è quella di cui all'art. 482, ulteriormente ridotta di un terzo, in virtù del dettato di cui all'art. 489 c.p.

Cassazione penale sez. V  21 marzo 2001 n. 21249  

 

La materiale falsità degli attestati di dispensa dal compiere la ferma di leva, evidentemente falsi anche sotto il profilo ideologico, è connessa alla redazione degli stessi al di fuori di una procedura legittimante la loro emissione, ad opera di soggetto diverso dall'apparente sottoscrittore e senza autorizzazione dello stesso. Essi sono riconducibili nell'ambito dei documenti indicati dall'art. 478 c.p., atteso il riferimento a provvedimenti di dispensa in realtà inesistenti e la apparente provenienza degli atti dall'ufficio competente rispetto alle comunicazioni inerenti all'espletamento del servizio militare.

Tribunale Milano  14 novembre 2000

 

L'alterazione della copia autentica di un atto non rientra nella previsione di cui all'art. 478 c.p. (falsità materiale commessa da un pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti), che punisce la formazione di copie false, ma integra il reato di cui all'art. 476 c.p., in relazione all'art. 482 dello stesso codice (falsità materiale commessa dal privato in atto pubblico), poiché tale norma, pur non applicabile agli atti derivativi, comprende certamente l'alterazione della copia dopo il rilascio della stessa in forma legale, atteso che questa incide sull'autenticazione, che è atto pubblico originale. (Fattispecie relativa alla alterazione, commessa da un privato, di copia notarile di contratto).

Cassazione penale sez. V  06 novembre 2000 n. 1674  

 

L'alterazione della copia autentica di un atto non rientra nella previsione di cui all'art. 478 c.p. (falsità materiale commessa da un pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti), che punisce la formazione di copie false, ma integra il reato di cui all'art. 476 c.p. in relazione all'art. 482 dello stesso codice (falsità materiale commessa dal privato in atto pubblico), poiché tale norma, pur non applicabile agli atti derivativi, comprende certamente l'alterazione della copia dopo il rilascio della stessa in forma legale, atteso che questa incide sull'autenticazione, che è atto pubblico originale. (Fattispecie relativa ad alterazione, commessa da un privato, di copia notarile di un contratto).-

Cassazione penale sez. V  06 novembre 2000 n. 12731  

 

Con riferimento all'ipotesi di cui all'art. 142 comma ultimo l. not., nel testo risultante dalla dichiarazione di parziale incostituzionalità di cui alla sent. n. 40 del 1990 della Corte costituzionale, la sottoposizione del notaio a condanna per uno dei reati ivi richiamati (nella fattispecie, falso ideologico ex art. 476 - 479 c.p. per aver dichiarato falsamente in tredici vendite di autoveicoli che le firme dei venditori erano state apposte in sua presenza) costituisce soltanto presupposto di fatto per l'avvio del giudizio disciplinare, in cui il giudice civile, in piena autonomia, dovrà accertare i fatti e valutarne la rilevanza sotto l'aspetto disciplinare. Ne consegue che l'eventuale irrogazione della sanzione della destituzione conseguirà ad un accertamento della responsabilità disciplinare compiuto dal giudice civile con pienezza di cognizione, sicché nessuna rilevanza potrà spiegare il tipo di sentenza di condanna costituente il presupposto della azione disciplinare e, cioè, sentenza ex art. 444 c.p.p. ovvero sentenza pronunziata a seguito di dibattimento, essendo entrambe non vincolanti nel predetto giudizio disciplinare.

Cassazione civile sez. III  16 luglio 1997 n. 6530  

 



 
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