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Art. 484 codice penale: Falsità in registri e notificazioni

Chiunque, essendo per legge obbligato a fare registrazioni soggette all’ispezione all’Autorità di pubblica sicurezza, o a fare notificazioni all’Autorità stessa circa le proprie operazioni industriali commerciali o professionali, scrive o lascia scrivere false indicazioni è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire seicentomila.


Giurisprudenza annotata

Falsità in registri e notificazioni

L'art. 35 d.lg. 3 dicembre 2010 n. 205, ha depenalizzato il reato di cui all'art. 52 comma 3 d.lg. 5 febbraio 1997 n. 22 (ora art. 258 comma 4 d.lg. 3 aprile 2006 n. 152) relativo al trasporto di rifiuti pericolosi senza l'apposito formulario ovvero all'indicazione inesatta o incompleta dei dati indicati nel formulario medesimo. Ciò considerato, secondo un criterio di interpretazione costituzionalmente orientato, deve ritenersi depenalizzata la condotta meno grave di chi attesti false indicazioni nei registri di cui all'art. 484 c.p.

Tribunale Bologna sez. I  19 maggio 2011 n. 109  

 

Viene integrato il reato di cui all'art. 484 c.p. per la sussistenza sia dell'elemento oggettivo che di quello soggettivo quando il titolare di un istituto di vigilanza non sottopone alla prescritta revisione periodica i giubbotti antiproiettili e le autovetture, omette di organizzare il presidio della centrale operativa e falsifica i c.d. "mattinali" consegnati alla questura per il controllo periodico, violando in tal modo le disposizioni del regolamento di servizio previste dalla competente questura.

Tribunale Alessandria  19 luglio 2010

 

Integra il tentativo di falsità in registri (art. 56 e 484 cod. pen.), la condotta di colui che, in qualità di titolare di un'agenzia di "pratiche auto", lasci, nel registro sottoposto ad ispezione da parte dell'autorità di pubblica sicurezza, spazi in bianco, ancorché numerati, trattandosi di attività diretta in modo non equivoco alla abusiva annotazione di pratiche svolte in un momento successivo rispetto a quello che sarebbe risultato in ragione dell'alterata collocazione cronologica. Rigetta, App. Reggio Calabria, 26 ottobre 2006

Cassazione penale sez. V  07 novembre 2007 n. 3560  

 

In materia di rifiuti, inserire "false indicazioni", che non hanno quindi alcuna corrispondenza nella realtà, nei registri di carico e scarico integra il reato di cui all'art. 484 c.p. (Fattispecie in cui la Corte di cassazione ha escluso l'applicabilità, in base al principio di specialità, dell'art. 52 d.lg. n. 22 del 1997 che reprime con una sanzione pecuniaria la violazione degli obblighi di tenuta dei registri obbligatori di carico e scarico, riferendosi tale norma alla tenuta dei registri "in modo incompleto" ovvero in modo "inesatto", cioè a dati esistenti anche se non completi o esatti).

Cassazione penale sez. II  13 febbraio 2004 n. 10753  

 

In tema di reati concernenti la vendita di armi, il delitto di commercio senza licenza può ritenersi integrato quando il titolare dell'autorizzazione ne violi i limiti imposti per qualità o quantità, mentre deve escludersi la sussistenza del reato quando la cessione di armi comprese per numero e qualità tra quelle autorizzate avvenga in violazione delle prescrizioni di cui all'art. 35 t.u.l.p.s., in quanto la mancata o falsa registrazione dei destinatari della vendita è punibile a norma del citato art. 35 o dell'art. 484 c.p. (falsità nei registri e notificazioni).

Cassazione penale sez. V  07 novembre 2000 n. 12630  

 

Le false indicazioni nei registri tenuti dai commercianti di zucchero a norma dell'art. 74 del d.P.R. 12 febbraio 1965, n. 162 non configurano il delitto di falsità ideologica in atto pubblico, non essendo investiti, i detti commercianti, della qualità di pubblici ufficiali e mancando, quindi, il presupposto indefettibile per la configurabilità del reato, di cui all'art. 479 c.p. Le indicazioni anzidette, al pari di quelle che siano contenute nelle bollette di accompagnamento dello zucchero, anch'esse rientranti nel novero delle "registrazioni" da notificare all'autorità, integrano invece il delitto di falsità in registri previsto dall'art. 484 c.p..

Cassazione penale sez. VI  18 giugno 1992

 

L'art. 484 c.p. incrimina soltanto la falsità nelle registrazioni soggette all'ispezione dell'autorità di pubblica sicurezza. Poiché il registro Iva dei corrispettivi previsto dall'art. 24 d.P.R. n. 633 del 1972 è sottoposto esclusivamente al controllo degli uffici provinciali Iva e della guardia di finanza - la quale, pur essendo compresa tra le forze di polizia dalla l. 1 aprile 1981 n. 121, peraltro al limitato fine della tutela dell'ordine pubblico, non fa parte dell'organizzazione amministrativa della pubblica sicurezza - nell'ipotesi di falsità ivi commesse difetta un requisito necessario per l'applicabilità dell'art. 484 c.p.

Cassazione penale sez. V  15 maggio 1987

 

L'art. 484 c.p. incrimina le falsità contenute nelle registrazioni imposte dalla legge e soggette alla ispezione dell'autorità di pubblica sicurezza. Il registro IVA dei corrispettivi, previsto dal d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 per i commercianti al minuto, obbligati ad indicare gli incassi giornalieri comprensivi dell'imposta sul valore aggiunto, è soggetto al controllo dell'ufficio provinciale dell'IVA e della Guardia di finanza. Non essendo previsto, per l'autorità di pubblica sicurezza, alcun potere di verifica sulla fedeltà delle indicazioni in esso contenute, non sussiste il presupposto necessario per l'applicabilità dell'art. 484 c.p. La Guardia di finanza, compresa tra le forze di polizia, agli effetti della tutela dell'ordine pubblico, dalla l. 1 aprile 1981 n. 121, non fa certamente parte dell'organizzazione amministrativa della pubblica sicurezza, nè a questa può essere in alcun modo assimilata nell'ambito delle funzioni relative alla prevenzione ed alla repressione delle frodi fiscali.

Cassazione penale sez. V  20 marzo 1987

 

Perché si configuri l'ipotesi di falso di cui all'art. 484 c.p., il dovere di registrazione o notifica deve sussistere in rapporto all'autorità di pubblica sicurezza. Se è previsto con riguardo ad un organo diverso dall'amministrazione pubblica, tuttavia, tale dovere deve ritenersi sussistente anche nei confronti dell'autorità di pubblica sicurezza qualora una norma demandi anche a quest'ultima un potere di controllo sulle registrazioni o notificazioni.

Cassazione penale sez. V  23 novembre 1978



 
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