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Art. 486 codice penale: Falsità in foglio firmato in bianco. Atto privato

Chiunque, al fine di procurare a sè o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, abusando di un foglio firmato in bianco, del quale abbia il possesso per un titolo che importi l’obbligo o la facoltà di riempirlo, vi scrive o fa scrivere un atto privato produttivo di effetti giuridici, diverso da quello a cui era obbligato o autorizzato, è punito, se del foglio faccia uso o lasci che altri ne faccia uso, con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Si considera firmato in bianco il foglio in cui il sottoscrittore abbia lasciato bianco un qualsiasi spazio destinato ad essere riempito.


Giurisprudenza annotata

Falsità in foglio firmato in bianco

È inammissibile, in quanto verte su fatto illecito, il giuramento decisorio deferito al fine di dimostrare l'abuso del foglio firmato in bianco, condotta prevista e punita dall'art. 486 cod. pen. Rigetta, App. Firenze, 22/02/2007

Cassazione civile sez. II  29 gennaio 2014 n. 1946  

 

Per la punibilità del reato ex art. 486 c.p. si richiede che il foglio firmato in bianco venga riempito dal suo legittimo possessore in modo tale da costituire un atto privato produttivo di effetti giuridici diverso da quello a cui era obbligato o autorizzato e che egli ne faccia uso dovendosi intendere per uso di un atto falso non necessariamente la sua produzione in un giudizio ma il farlo apparire come genuino in un rapporto qualunque e per un qualsiasi scopo giuridicamente rilevante quando, cioè, facendolo uscire dalla propria sfera privata gli si imprima una proiezione verso l'esterno iniziando un qualsiasi rapporto con altri.

Tribunale Taranto sez. I  01 febbraio 2012 n. 92  

 

La denuncia dell’abusivo riempimento di foglio in bianco, con sottoscrizione riconosciuta, richiede l’esperimento della querela di falso qualora si verta in tema di riempimento "absque pactis" ossia non autorizzato dal sottoscrittore con separato patto, atteso che in tale situazione, a differenza di quanto si verifica nel riempimento “contra pacta”, ossia difforme da quello contenuto nell’accordo precedentemente intervenuto, la denuncia medesima è diretta a fare valere una falsità che travolge il collegamento fra dichiarazione e sottoscrizione e non una mera mancanza di corrispondenza tra quello che risulta dichiarato e ciò che si voleva dichiarare, per una disfunzione del previsto processo di formazione della dichiarazione stessa.

Tribunale Palmi  10 aprile 2006

 

Integra il delitto di falso la condotta dell’agente che, abusando della fiducia in lui riposta dal conduttore di un appartamento che gli aveva consegnato un foglio firmato in bianco affinché venisse riempito con il testo di un contratto di locazione concordato, ha abusivamente utilizzato questo foglio per trascrivere un falso compromesso di vendita ossia un atto privato produttivo di effetti giuridici diverso da quello a cui era stato autorizzato, ha poi fatto uso di questo atto non solo trascrivendolo presso l’ufficio del registro ma anche imponendo per vie legali e giudiziali l’adempimento degli obblighi di stipula del definitivo dal falso compromesso derivanti.

Tribunale Reggio Calabria  02 febbraio 2006

 

È punibile per truffa e falsità in foglio firmato in bianco chi, dopo aver indotto taluno in inganno, procede al riempimento senza autorizzazione di un bianco segno, precedentemente sottoscritto dal "deceptus", al fine di conseguire un ingiusto profitto con altrui danno.

Pretura Perugia  05 marzo 1999

 

Perché ricorra l'estremo dell'uso, necessario per la configurabilità del delitto di cui all'art. 486 c.p. è necessario che la scrittura falsificata esca dalla sfera di disponibilità dell'agente, così da poter produrre conseguenze giuridiche nel confronti di terzi. (Nella specie, il predetto uso è stato ritenuto sussistente in quanto l'agente aveva consegnato l'atto falsificato al proprio difensore in causa civile ed in base ad esso era stata proposta domanda riconvenzionale).

Cassazione penale sez. V  28 ottobre 1987

 

L'art. 491 c.p. che equipara determinate scritture private agli atti pubblici agli effetti della pena, non richiama, accanto all'art. 485, anche l'art. 486, che prevede le falsità ideologiche e non materiali, commesse in scritture private in bianco. Il legislatore non ha voluto evidentemente inasprire le pene quando trattasi di falsità ideologiche nelle scritture private suddette. Pertanto, nel caso di falsità in cambiali, sub specie del citato art. 486, si applica la pena stabilita da tale articolo per tutte le scritture private, senza distinzione alcuna.

Cassazione penale sez. II  12 novembre 1982

 

Commette il reato di cui agli artt. 488 e 491 c.p. colui che, avendo ricevuto una cambiale in bianco con facoltà di riempimento, la completi dopo che l'obbligazione siasi estinta. (Nella specie è stata esclusa l'ipotesi criminosa prevista dall'art. 486 c.p.

Cassazione penale sez. I  06 aprile 1982

 

L'abusivo riempimento di un assegno bancario o di una cambiale è punito ai sensi dell'art. 486 c.p. in quanto la loro equiparazione - "quoad poenam" - agli atti pubblici è stabilita limitatamente alle falsità materiali, come risulta dal fatto che l'art. 491 c.p. fa richiamo all'art. 479 e non anche all'art. 487, che prevede appunto un'ipotesi, sia pure peculiare, di falsità ideologica con riferimento all'atto pubblico, nonché dal fatto che lo stesso art. 491 richiama il solo art. 485 e non anche l'art. 486.

Cassazione penale sez. V  11 maggio 1981

 

L'abusivo riempimento di un assegno bancario o di una cambiale è punito ai sensi dell'art. 486 c.p. in quanto la loro equiparazione "quoad poenam" agli atti pubblici è stabilita limitatamente alle falsità materiali, come risulta dal fatto che l'art. 491 c.p. fa richiamo all'art. 479 e non anche all'art. 487, che prevede appunto un'ipotesi, sia pure peculiare, di falsità ideologica con riferimento all'atto pubblico, nonché dal fatto che lo stesso art. 491 richiama il solo art. 485 e non anche l'art. 486.

Cassazione penale sez. V  11 maggio 1981

 

La particolarità della fattispecie descritta nell'art. 486 c.p., incentrata nell'abuso di fiducia più che nella lesione della fede pubblica, giustifica, unitamente alla lettera dell'art. 491 c.p., la esclusione dell'applicabilità di quest'ultima disposizione all'abuso di titoli di credito in bianco.

Cassazione penale sez. I  13 novembre 1980

 

Il criterio distintivo fra il reato di cui all'art. 486 c.p. e quello di cui all'art. 488 c.p. consiste nel fatto che il primo esige nel soggetto attivo il possesso di un documento che importi l'obbligo o la facoltà di riempirlo, mentre il secondo presuppone che l'autore del reato abbia conseguito il possesso del foglio in bianco in modo illegittimo (ad esempio per furto, appropriazione indebita, truffa) ovvero legittimamente, ma senza obbligo o facoltà di riempirlo (ad esempio, a titolo di custodia).

Cassazione penale sez. I  13 novembre 1980

 

L'art. 491 c.p., che equipara determinate scritture private agli atti pubblici agli effetti della pena, non richiama accanto all'art. 485 anche l'art. 486, che prevede le falsità - ideologiche e non materiali - commesse in scritture private in bianco. Il legislatore non ha voluto evidentemente inasprire le pene quando trattasi di falsità ideologiche nelle scritture private suddette. Anche in questi casi, pertanto, si applica la pena stabilita nell'art. 486 per tutte le scritture private, senza distinzione alcuna.

Cassazione penale sez. V  14 gennaio 1980

 

Peculiare caratteristica del delitto di falsità ideologica previsto dall'art. 486 c.p., che lo distingue da quello contemplato dall'art. 488 c.p., è la sussistenza al momento del riempimento del diritto di completarlo conferito in precedenza dall'autore all'agente.

Cassazione penale sez. V  14 gennaio 1980



 
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