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Art. 49 codice penale: Reato supposto erroneamente e reato impossibile

Non è punibile chi commette un fatto non costituente reato, nella supposizione erronea che esso costituisca reato.

La punibilità è altresì esclusa quando, per la inidoneità dell’azione o per l’inesistenza dell’oggetto di essa, è impossibile l’evento dannoso o pericoloso.

Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se concorrono nel fatto gli elementi costitutivi di un reato diverso, si applica la pena stabilita per il reato effettivamente commesso.

Nel caso indicato nel primo capoverso, il giudice può ordinare che l’imputato prosciolto sia sottoposto a misura di sicurezza.


Giurisprudenza annotata

Reato erroneamente supposto e reato impossibile

Per la configurabilità del reato impossibile, l'inidoneità deve essere assoluta per inefficienza strutturale e strumentale del mezzo usato tale da non consentire neppure in via eccezionale l'attuazione del proposito criminoso (nella specie, relativa al tentativo di furto di una vettura dotata di una centralina in grado di riconoscere una sola chiave per l'avvio del motore, il fatto che gli imputati non fossero risultati in possesso di apparecchiature idonee, data la concitazione della azione che aveva portato al loro arresto, non implicava anche la dimostrazione che non ne fossero in possesso oppure che fossero in grado di procurarseli nel giro di poco tempo).

Cassazione penale sez. V  15 ottobre 2014 n. 9254  

 

La grossolanità del falso si inquadra nell'ipotesi del reato impossibile e deve essere intesa come inidoneità assoluta dell'azione falsificatoria a trarre altri in errore e, quindi, a ledere la pubblica fede. L'art. 49 c.p. (reato supposto erroneamente e reato impossibile) trova pertanto applicazione, per la grossolanità della falsificazione, soltanto nei casi in cui sia del tutto impossibile il verificarsi dell'evento dannoso o pericoloso, costituito proprio dall'inganno della pubblica fede (esclusa, nella specie, l'ipotesi della grossolanità del falso in capo all'imputato che in relazione alla domanda per un concorso aveva attestato falsamente di aver svolto periodi di lavoro con contratto di prestazione di servizio temporaneo presso una prefettura, atteso che la non corrispondenza al vero delle dichiarazioni, che documentavano un titolo valutabile nella procedura selettiva, era emersa all'esito di specifici accertamenti, non avendo altrimenti la pubblica amministrazione modo di avvedersi dei falso).

Cassazione penale sez. V  14 ottobre 2014 n. 51106  

 

Il delitto di simulazione di reato può essere scriminato dalla ritrattazione solo se questa si verifica nel medesimo contesto (inteso in termini di continuità e di durata) della denuncia, in quanto solo la resipiscenza realizzata in un "continuum" rispetto al comportamento anteriore, in modo da escludere anche la possibilità di investigazioni ed accertamenti preliminari, fa venir meno il carattere lesivo della condotta simulatoria, dando luogo ad un reato impossibile per inidoneità dell'azione ex art. 49 c.p. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto immune da vizi la decisione impugnata nella parte in cui aveva escluso la rilevanza di una ritrattazione posta in essere oltre due ore dopo la denuncia di furto). (Annulla in parte con rinvio, App. Milano, 18/12/2012 )

Cassazione penale sez. VI  24 settembre 2014 n. 45067

 

In tema di fattispecie di reato impossibile per inidoneità dell'azione ex art. 49 comma 2 c.p., si deve ricordare che perché un'azione possa considerarsi inidonea è necessario che la sua incapacità a condurre all'evento (che in tema di diffamazione si presenta di pericolo) sia assoluta, intrinseca e originaria, secondo una valutazione oggettiva da compiersi risalendo al momento iniziale del suo compimento: deve cioè tradursi in "inefficienza causale" rispetto alla produzione dell'evento, indipendentemente da ogni cautela predisposta dalla parte offesa o intervento successivo che abbia impedito la realizzazione di tale evento

Cassazione penale sez. V  07 aprile 2014 n. 35669

 

Nel delitto di corruzione in atti giudiziari, quando la somma pattuita è effettivamente corrisposta, ma il delitto non è configurabile per difetto dell'elemento psicologico in capo al pubblico ufficiale, la strutturale unitarietà della fattispecie impedisce di ritenere tipico anche il fatto del concorrente necessario che, quindi, non può essere punito nemmeno a titolo di tentativo. (In motivazione, la Corte ha evidenziato che, nella fattispecie, siccome il provvedimento giudiziario che il pubblico ufficiale avrebbe dovuto illecitamente condizionare era stato, al momento della conclusione dell'accordo corruttivo, già compiuto, si versava inoltre nell'ipotesi di reato impossibile).

Cassazione penale sez. V  17 dicembre 2013 n. 8426  

 

In tema di riciclaggio, integra gli estremi del reato putativo, non punibile ai sensi dell'art. 49 comma 1 c.p., la condotta di chi abbia agito ritenendo o accettando il rischio di riciclare somme di denaro provenienti da delitto non colposo, quando quest'ultimo risulti in realtà insussistente. (Annulla senza rinvio, App. Milano, 06/11/2012 )

Cassazione penale sez. II  19 novembre 2013 n. 7795  

 

Integra gli estremi del reato putativo, non punibile ai sensi dell'art. 49, comma 1, c.p., la condotta di chi abbia agito ritenendo, o accettando il rischio, di riciclare somme di danaro provenienti da delitto non colposo, quando quest'ultimo risulti in realtà insussistente.

Cassazione penale sez. II  19 novembre 2013 n. 7795  

 

In tema di falso grossolano, ai fini dell'esclusione della punibilità per inidoneità dell'azione ai sensi dell'art. 49 c.p., occorre che appaia in maniera evidente la falsificazione dell'atto e non solo la sua modificazione grafica. Pertanto, le abrasioni e le scritturazioni sovrapposte a precedenti annotazioni non possono considerarsi, di per sé e senz'altro, un indice di falsità talmente evidente da impedire la stessa eventualità di un inganno alla pubblica fede, giacché esse possono essere o apparire una correzione irregolare, ma non delittuosa, di un errore materiale compiuto durante la formazione del documento alterato dal suo stesso autore (confermata la condanna nei confronti di un medico per la falsificazione materiale di varie centinaia di impegnative di prestazioni sanitarie, emesse dai medici curanti di altrettanti pazienti).

Cassazione penale sez. V  13 giugno 2013 n. 32769  

 

In tema di falso, facendo applicazione dell'art. 49 c.p., non sono punibili né il falso "grossolano", né il "falso innocuo" (o inutile o superfluo): il primo, è il falso che, per essere macroscopicamente rilevabile, non è idoneo a trarre in inganno alcuno; il secondo, invece, è il falso che cade su un atto, o su una parte di esso, assolutamente privo di valenza probatoria. In particolare, deve ritenersi innocuo, e quindi non punibile per inidoneità dell'azione, il falso, sia ideologico che materiale, che determina un'alterazione irrilevante ai fini dell'interpretazione dell'atto, non modificandone il senso, ossia il falso che non modifica il senso dell'atto ovvero che si riveli inidoneo in concreto a ledere l'interesse tutelato dalla genuinità del documento, non avendo cioè la capacità di conseguire uno scopo antigiuridico.

Cassazione penale sez. V  29 maggio 2013 n. 37314  



 
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