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Art. 493 codice penale: Falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di un servizio pubblico

Le disposizioni degli articoli precedenti sulle falsità commesse da pubblici ufficiali si applicano altresì agli impiegati dello Stato, o di un altro ente pubblico, incaricati di un pubblico servizio relativamente agli atti che essi redigono nell’esercizio delle loro attribuzioni.


Giurisprudenza annotata

False commesse da pubblici ufficiali

Ai fini della configurabilità dei reati di falsità in atti, gli "ausiliari del traffico" rivestono la qualifica di incaricati di pubblico servizio solo se legati da un rapporto di pubblico impiego con lo Stato o con altro ente pubblico, per effetto di quanto previsto dall'art. 493 c.p. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto, non configurabile il delitto previsto dall'art. 476 c.p. nei confronti di un ausiliario del traffico, dipendente di una società di diritto privato interamente partecipata da un ente pubblico territoriale, accusato di aver alterato un verbale di contravvenzione amministrativa per sosta irregolare). (Rigetta, Gip Trib. Torino, 27/09/2012 )

Cassazione penale sez. V  12 aprile 2013 n. 43363  

 

Il reato di falso in atti pubblici commesso da pubblici impiegati incaricati di pubblico servizio (art. 493 c.p.), in quanto basato sul presupposto che trattisi di atti redatti nell'esercizio delle attribuzioni proprie dei soggetti responsabili, non può essere configurato con riguardo alle firme apposte sui fogli di presenza da dipendenti di un'azienda municipalizzata in quanto costoro - a prescindere dalla mancanza, in essi, della necessaria qualificazione soggettiva - con l'apposizione di dette firme non redigono comunque atti connessi alle loro mansioni, ma assolvono soltanto all'onere loro imposto di provare l'adempimento del sinallagma contrattuale.

Cassazione penale sez. V  15 dicembre 2000 n. 3901  

 

Il rendiconto semestrale con cui si attesta la quantità di tabacchi ceduti ai detenuti (che li acquistano con il peculio affidato alla custodia della direzione del carcere) è atto pubblico. Ne consegue che il pubblico impiegato (nella specie il contabile della Casa circondariale e l'agente di custodia addetto al prelievo e alla distribuzione dei tabacchi, in concorso con il primo), il quale nei detti resoconti periodici attesti mendacemente i quantitativi dei generi in giacenza, risponde del reato di cui all'art. 493 c.p.

Cassazione penale sez. V  04 febbraio 1997 n. 2121  

 

Il carattere privatistico del rapporto di lavoro non esclude quello pubblicistico degli atti posti in essere dai dipendenti di un ente pubblico economico. L'attestazione di un funzionario dell'amministrazione delle poste e telecomunicazioni, trasformata in ente pubblico economico con d.l. 1 dicembre 1993, n. 487, conv. nella l. 29 gennaio 1994, n. 71, relativa alla durata dell'attività di lavoro svolta da lui stesso o da altri dipendenti, ha rilievo non solo ai fini della retribuzione (e, quindi, privatistico), ma anche ai fini del corretto svolgimento del servizio (e, quindi, pubblicistico). Pertanto, la suddetta attestazione integra il delitto di falso ideologico previsto dall'art. 493 c.p.

Cassazione penale sez. V  12 aprile 1996 n. 1765  

 

È atto pubblico quello caratterizzato (in via congiunta o alternativa) dalla produttività di effetti costitutivi, traslativi, dispositivi, modificativi o estintivi di situazioni giuridiche soggettive di rilevanza pubblica o caratterizzato anche dalla attestazione di attività direttamente compiute dal pubblico ufficiale che redige l'atto, o comunque dall'attestazione di fatti avvenuti in sua presenza o da lui percepiti. In tal senso, la cosiddetta "nota di missione" - presupposto imprescindibile per il riconoscimento del diritto all'indennità- costituisce atto pubblico, poiché con essa il pubblico ufficiale (o il pubblico impiegato incaricato di un pubblico servizio, ai sensi dell'art. 493 c.p.), nell'esercizio delle sue funzioni o attribuzioni, - tra le quali quella di richiedere l'indennità per missioni effettuate - attesta attività direttamente da lui compiute. (Fattispecie in tema di falsa attestazione compiuta da impiegati dell'Anas, sul modello cat. 5, di aver effettuato missioni mentre invece erano assenti dal servizio per malattia, licenza ordinaria o permesso.

Cassazione penale sez. V  27 settembre 1995 n. 10508  

 

È atto pubblico quello caratterizzato (in via congiuntiva o alternativa) dalla produttività di effetti costitutivi, traslativi, dispositivi, modificativi o estintivi di situazioni giuridiche soggettive di rilevanza pubblicitaria; o caratterizzato anche dalla attestazione di attività direttamente compiute dal pubblico ufficiale che redige l'atto, o comunque dell'attestazione di fatti avvenuti in sua presenza o da lui percepiti. In tal senso, la cosiddetta "nota di missione" - presupposto imprescindibile per il riconoscimento del diritto all'indennità - costituisce atto pubblico, poiché con essa il pubblico ufficiale (o il pubblico impiegato incaricato di un pubblico servizio, ai sensi dell'art. 493 c.p.), nell'esercizio delle sue funzioni o attribuzioni, - tra le quali quella di richiedere l'indennità per missioni effettuate - attesta attività direttamente da lui compiute. (Fattispecie in tema di falsa attestazione compiuta da impiegati dell'Anas, sul modello cat. 5, di aver effettuato missioni mentre invece erano assenti dal servizio per malattia, licenza ordinaria o permesso.)

Cassazione penale sez. V  27 settembre 1995 n. 10508  

 

In tema di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale o impiegato in atto pubblico (art. 479 e 493 c.p.), non danno luogo a successioni di leggi penali i mutamenti di regime giuridico che hanno via via interessato l'Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato (l. n. 210/85) e poi in società per azioni (delibera CIPE 12 agosto 1992, in esecuzione della l. n. 35/92 e l. n. 359/92). L'applicazione del principio di retroattività della legge penale più favorevole, sancito dall'art. 2 comma 3 c.p., presuppone una modifica in via generale - e non in via particolare, riferita al caso concreto - della fattispecie incriminatrice, cioè di quelle norme che definiscono il reato nella sua struttura essenziale e circostanziata, comprese le norme extrapenali che la integrano. Esula quindi dall'istituto la successione di atti o fatti amministrativi che, pure influendo sulla punibilità o meno di determinate condotte, non implica una modifica della norma incriminatrice anche integrativa. Le trasformazioni che hanno interessato l'Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato non hanno modificato la fattispecie incriminatrice descritta negli art. 479 e 493 c.p..

Cassazione penale sez. VI  10 luglio 1995 n. 9927  



 
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