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Art. 495 codice penale: Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri

Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, l’identità o lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona è punito con la reclusione fino a tre anni.

Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto in una dichiarazione destinata ad essere riprodotta in un atto pubblico.

La reclusione non è inferiore ad un anno: 1) se si tratta di dichiarazioni in atti dello stato civile; 2) se la falsa dichiarazione sulla propria identità, sul proprio stato o sulle proprie qualità personali è resa da un imputato all’Autorità giudiziaria, ovvero se per effetto della falsa dichiarazione, nel casellario giudiziale una decisione penale viene iscritta sotto falso nome.

La pena è diminuita se chi ha dichiarato il falso intendeva ottenere, per sè o per altri, il rilascio di certificati o di autorizzazioni amministrative sotto falso nome, o con altre indicazioni mendaci.


Giurisprudenza annotata

False attestazioni o dichiarazioni

Ai fini dell'integrazione del reato di cui all'art. 495 c.p. è necessario solo il rendere dichiarazioni in ordine alla propria qualità personale non corrispondenti al vero, non essendo indispensabile il dolo specifico di trarre in inganno il destinatario della dichiarazione.

Tribunale Napoli sez. VI  04 dicembre 2014 n. 16580  

 

Si configura il reato di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale di cui all'art. 495 c.p., e non il reato di false dichiarazioni sulla propria identità di cui all'art. 496 c.p., allorché l'imputato, richiesto di fornire le proprie generalità, nel corso della identificazione declini generalità anagrafiche difformi da quelle reali successivamente accertate dalla P.G. e risultanti dal passaporto originale in suo possesso.

Tribunale Napoli sez. I  28 ottobre 2014 n. 14041  

 

La presunzione legale di paternità di cui all'art. 231 c.c., a norma della quale il marito della madre è padre del figlio da essa concepito durante il matrimonio può infatti rimossa soltanto con l'azione di disconoscimento di cui all'art. 235 c.c. promossa dalle persone legittimate, nei termini ed alle condizioni all'uopo previste; ne consegue che la condotta dell'imputata che nella denuncia di nascita del figlio aveva dichiarato la mancanza di vincoli di parentela o affinità con il padre, nonostante non fossero ancora decorsi trecento giorni dall'omologazione della separazione personale, non può considerarsi nella specie idonea a realizzare l'alterazione di stato, elemento costitutivo dei reato di cui all'art. 567 c.p., integrando, invece, la diversa fattispecie di cui all'art. 495 c.p..

Cassazione penale sez. VI  17 settembre 2014 n. 47136  

 

Ai fini dell'integrazione del delitto di cui all'art. 567, comma 2, c.p., è necessaria un'attività materiale di alterazione di stato che costituisca un "quid pluris" rispetto alla mera falsa dichiarazione, e si caratterizzi per l'idoneità a creare una falsa attestazione, con attribuzione al figlio di una diversa discendenza, in conseguenza dell'indicazione di un genitore diverso da quello naturale. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso che la condotta di una madre che si era limitata ad omettere l'indicazione del suo stato matrimoniale all'atto della dichiarazione della nascita del figlio potesse configurare il reato di alterazione di stato, dovendo ravvisarsi invece la fattispecie di cui all'art. 495 c.p., in quanto la dichiarazione pur se non veritiera, non era idonea ad eliminare il rapporto di filiazione effettivamente sussistente tra detto minore e il marito, in forza di quanto stabilito dall'art. 232, comma 2, c.c.).

Cassazione penale sez. VI  17 settembre 2014 n. 47136  

 

Nel reato di false dichiarazioni sulla identità a un pubblico ufficiale ex art. 495 c.p., non rileva in alcun modo il fatto che la falsità delle dichiarazioni sia o meno sottesa ad ingannare la pubblica autorità, atteso che ai fini dell’integrazione dell’elemento soggettivo è richiesto il dolo generico.

Tribunale La Spezia  19 agosto 2014 n. 740  

 

In tema di false attestazioni o dichiarazioni sulla propria identità personale, (art. 495 c.p.), qualora sia stato addebitato all'imputato di aver fornito false generalità in una determinata occasione, non può affermarsi la sua penale responsabilità sulla sola base del fatto che, in precedenti occasioni, egli abbia fornito generalità ogni volta diverse.

Cassazione penale sez. IV  20 giugno 2014 n. 41774  

 

In tema di falsa attestazione sulla identità personale, la condotta di colui che renda molteplici dichiarazioni, tutte fra loro diverse, in merito alle proprie generalità, non è sufficiente ad integrare il reato di cui all'art. 495 c.p., non potendo ritenersi, in mancanza di un accertamento di quali tra esse siano realmente mendaci, che anche nell'occasione dalla quale muove l'addebito l'imputato abbia reso false generalità. (Annulla in parte con rinvio, App. Torino, 19/12/2013 )

Cassazione penale sez. IV  20 giugno 2014 n. 41774  

 

Il reato di dichiarazione di false generalità di cui all'art. 495 c.p., nel quale è incorso il cittadino extracomunitario, non può più considerarsi immediatamente ostativo al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno dopo la sentenza della Corte cost. n. 172 del 2012. Annulla TAR Toscana, sez. I, nn. 1691 del 2012 e 264 del 2013.

Consiglio di Stato sez. III  29 aprile 2014 n. 2204  

 

La richiesta di trascrizione in Italia di un atto di nascita di un bambino, formato in india e attestante che i genitori sono una coppia italiana, non integra il reato di alterazione di stato, pur se si tratti di maternità surrogata eterologa, vietata in Italia ma consentita in india, a mezzo di ovocito di una donatrice anonima e di materiale genetico maschile del cittadino italiano, mentre la gravidanza era stata condotta e portata a termine da una donna che vi aveva consentito (il tribunale ha però condannato gli imputati, così diversamente qualificando l'imputazione originaria, per il reato di cui all'art. 495 c.p. integrato dalla falsa indicazione, all'ufficiale di stato civile italiano, della donna italiana committente quale madre del bambino).

Tribunale Milano  08 aprile 2014

 

In materia di reati elettorali, ogni elettore ha la possibilità di promuovere l'azione penale e di costituirsi parte civile, in quanto persona offesa, danneggiata dal fatto di reato lesivo dell'interesse del corretto svolgimento delle elezioni (fattispecie relativa all'azione promossa in ordine al reato ex artt. 90 d.P.R. n. 570/1960 e 495 c.p., concernente l'ipotesi di falsità della dichiarazione di residenza in un Comune, effettuata da alcuni cittadini di fatto abitanti altrove, e della loro iscrizione nelle liste elettorali, con conseguente possibile alterazione del risultato delle elezioni comunali).

Cassazione penale sez. V  01 aprile 2014 n. 29608  

 

Integra il delitto di cui all'art. 495 c.p. la condotta dell'indagato che, colpito da mandato di arresto internazionale, fornisce false generalità alla polizia giudiziaria che procede alla sua identificazione. (Nell'affermare il principio indicato, la Corte ha precisato che l'indagato non può invocare la scriminante dell'esercizio di una facoltà legittima perché, pur essendo titolare del diritto al silenzio e della facoltà di mentire, ha invece l'obbligo di fornire le proprie generalità secondo verità). (Annulla in parte senza rinvio, Trib. lib. Genova, 08/10/2013 )

Cassazione penale sez. V  05 febbraio 2014 n. 15654  

 

Integra il delitto di cui all'art. 495 c.p. (falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri) la presentazione di dichiarazione sostitutiva di certificazione attestante falsamente l'insussistenza, in capo al dichiarante, di cause di divieto, di decadenza o di sospensione (nella specie, riconosciuta la responsabilità dell'imputato per avere falsamente dichiarato al Direttore Generale della Asl, nella richiesta di partecipazione alla selezione pubblica per l'assunzione di dirigente medico, di non avere prestato servizio presso pubbliche amministrazioni).

Cassazione penale sez. V  05 febbraio 2014 n. 30955  

 

La richiesta di trascrizione in Italia dell'atto di nascita di un bambino, formato in Ucraina e attestante, conformemente alla legge locale, che ne sono genitori la coppia italiana richiedente la trascrizione medesima, mentre solo il marito è il padre anche biologico e la nascita è avvenuta a mezzo di fecondazione assistita eterologa, non integra il reato di alterazione di stato, posto che la trascrizione, da effettuarsi comunque d'ufficio, non contrasta con i principi dell'ordine pubblico internazionale (nella specie, il tribunale ha escluso anche il reato di cui all'art. 495 c.p., astrattamente prospettabile, avendo la coppia dichiarato la maternità biologica anche della moglie, che aveva altresì simulato la gravidanza, atteso che tale dichiarazione è avvenuta all'estero, innanzi all'autorità consolare, e che non sussiste la condizione di procedibilità di cui all'art. 9 c.p.).

Tribunale Milano  13 gennaio 2014

 

La commissione di un reato comune all’estero (nel caso di specie, indurre in errore e simulare il carattere naturale dello “status filiationis” nei confronti della pubblica autorità, per nascondere la maternità surrogata) contemplato dall’art. 495 cpv. n. 1 c.p. (delitto di false dichiarazioni ad un pubblico ufficiale), punito con pena minima, inferiore ai tre anni ed in ordine al quale manca la condizione di procedibilità al della richiesta del Ministro della giustizia, contemplata dall’art. 9 comma 3 c.p., comporta la non procedibilità nei confronti degli imputati.

Tribunale Milano sez. V  13 gennaio 2014

 

L'esercizio abusivo della professione legale, ancorché riferito allo svolgimento dell'attività riservata al professionista iscritto nell'albo degli avvocati, non implica necessariamente la spendita al cospetto del giudice o di altro pubblico ufficiale della qualità indebitamente assunta, sicché il reato si perfeziona per il solo fatto che l'agente curi pratiche legali dei clienti o predisponga ricorsi anche senza comparire in udienza qualificandosi come avvocato; ne deriva che quando quest'ultima condotta si accompagna alla prima, viene leso anche il bene giuridico della fede pubblica tutelato dall'art. 495 c.p. e si configura il concorso dei detti reati. (Rigetta, App. Lecce, 12/07/2012 )

Cassazione penale sez. V  06 novembre 2013 n. 646  



 
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