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Art. 496 codice penale: False dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie o di altri

Chiunque, fuori dei casi indicati negli articoli precedenti, interrogato sulla identità, sullo stato o su altre qualità della propria o dell’altrui persona, fa mendaci dichiarazioni a un pubblico ufficiale, o a persona incaricata di un pubblico servizio, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire un milione.


Giurisprudenza annotata

False dichiarazioni o attestazioni in atti

Si configura il reato di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale di cui all'art. 495 c.p., e non il reato di false dichiarazioni sulla propria identità di cui all'art. 496 c.p., allorché l'imputato, richiesto di fornire le proprie generalità, nel corso della identificazione declini generalità anagrafiche difformi da quelle reali successivamente accertate dalla P.G. e risultanti dal passaporto originale in suo possesso.

Tribunale Napoli sez. I  28 ottobre 2014 n. 14041  

 

Non è configurabile l'ipotesi del reato impossibile in relazione alla fattispecie di false dichiarazione a pubblico ufficiale sulla propria identità o sulle proprie qualità personali, in quanto la lesione del bene della fede pubblica si realizza per il solo fatto di aver dichiarato il falso e indipendentemente dalla circostanza che il pubblico ufficiale sia consapevole o meno della falsità delle dichiarazioni medesime. Dichiara inammissibile, App. Milano, 05/07/2012

Cassazione penale sez. V  05 giugno 2013 n. 49788  

 

Per qualità personali, ai fini del delitto di cui all'articolo 496 c.p., devesi intendere ogni attributo che serva a distinguere un individuo nella personalità economica o professionale e che possa avere interesse per l'autorità interrogante (nella specie, la Corte ha ritenuto che una qualifica professionale ovvero l'effettivo esercizio di un'attività lavorativa rientrano nel novero delle suddette qualità da dichiarare nella loro reale consistenza ai fini e per gli effetti del precetto penale di cui all'articolo 496 c.p., confermando la condanna dell'imputato per aver falsamente dichiarato nel proprio curriculum vitae, inviato ad un Comune, di aver ricoperto una carica lavorativa).

Cassazione penale sez. V  19 aprile 2013 n. 26600  

 

È configurabile la causa di giustificazione dello stato di necessità (art. 54 c.p.) nei confronti di una donna straniera, ridotta in condizione di schiavitù e costretta a prostituirsi, la quale sia stata indotta a commettere i reati previsti dagli art. 495 e 496 c.p. per il timore che, in caso di disobbedienza, potesse essere esposta a pericolo la vita o l'incolumità fisica dei suoi familiari. Annulla senza rinvio, App. Trieste, 28 gennaio 2009

Cassazione penale sez. III  15 febbraio 2012 n. 19225  

 

Non integra gli estremi del reato di cui all'art. 496 c.p., per la mancanza dell'elemento soggettivo, la condotta di chi, nel corso di un interrogatorio reso avanti la P.G., dichiari di non essere stato attinto da precedenti condanne ancorché gravato da un decreto penale di condanna divenuto esecutivo, qualora emerga la mancata consapevolezza di aver subito una condanna derivata dalla peculiarità della disciplina processuale del decreto penale, che ha sì ad oggetto una pronuncia di condanna, ma ad una pena pecuniaria non preceduta da un ordinario processo penale.(In motivazione, il Tribunale, nel mandare assolto l'imputato, richiamava il conforme indirizzo giurisprudenziale di legittimità riferito a precedenti costituiti da sentenze di patteggiamento che, ancorché equiparate ad una sentenza di condanna, ex art. 445 comma 1 bis c.p.p., non implicano un accertamento della penale responsabilità dell'imputato).

Tribunale Milano sez. X  13 giugno 2011

 

Integra il reato di cui all'art. 495 c.p., la condotta di colui che, privo di documenti di identificazione, fornisca ai carabinieri, nel corso di un controllo stradale, false dichiarazioni sulla propria identità, considerato che dette dichiarazioni - in assenza di altri mezzi di identificazione - rivestono carattere di attestazione preordinata a garantire al pubblico ufficiale le proprie qualità personali, e, quindi, ove false, ad integrare la falsa attestazione che costituisce l'elemento distintivo del reato di cui all'art. 495, nel testo modificato dalla l. n. 125 del 2008, rispetto all'ipotesi di reato di cui all'art. 496 c.p.

Cassazione penale sez. V  03 dicembre 2010 n. 3042  

 

Non sussiste il reato di cui all'art.496 c.p. nel caso in cui l'imputato si sia limitato a dire che era allo stadio per fare delle investigazioni e a consegnare un portafogli al cui interno era la placca con la dicitura "investigatore privato" (Nella specie l'imputato era entrato in un settore riservato dello Stadio di calcio per assistere alla partita dopo avere sostenuto allo steward di essere delle forze di polizia, ma, interpellato da parte del servizio di vigilanza in sede di controllo del biglietto prima e dei carabinieri poi, aveva dichiarato a questi ultimi che stava lavorando come investigatore privato ad un caso di infedeltà coniugale e a consegnare un portafogli al cui interno era la placca con la dicitura "investigatore privato").

Tribunale La Spezia  24 novembre 2010 n. 1069  

 

Integra il reato di cui all'art. 496 c.p. (false dichiarazioni sulla identità o su qualità personali) - e non quello di cui all'art. 495 c.p. (falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri) - la condotta di colui che, nel corso di un normale controllo effettuato dai carabinieri, rende false dichiarazioni in ordine al proprio luogo di nascita, in quanto, in tal caso - diversamente che nell'ipotesi di cui all'art. 495 c.p. - le false dichiarazioni non hanno alcuna attinenza, né diretta né indiretta, con la formazione di un atto pubblico. Annulla senza rinvio, App. Reggio Calabria, 04/02/2010

Cassazione penale sez. V  19 ottobre 2010 n. 41135  

 

Nel caso di false dichiarazioni rese in una dichiarazione sostitutiva di atto notorio prodotta a sostegno della domanda per l'ottenimento del passaporto, non costituendo detta domanda un atto pubblico e non essendo riconoscibile neppure al passaporto la natura di atto pubblico, sibbene quella di autorizzazione amministrativa, ne deriva che il fatto non può essere inquadrato nelle previsioni di cui all'art. 495 c.p. ma in quelle della meno grave ipotesi di reato prevista dall'art. 496 c.p.

Cassazione penale sez. V  21 luglio 2009 n. 35447  

 

Integra il reato di cui all'art. 496 c.p. (false dichiarazioni sull'identità o su qualità personali proprie o di altri) - e non quello di cui all'art. 495 c.p. (falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri) - la condotta di colui che dichiari falsamente, in sede di dichiarazione sostitutiva di atto notorio, presentata al fine di conseguire il passaporto, di non avere precedenti penali, in quanto, in tal caso, la dichiarazione del privato, ancorché preordinata ad ottenere una autorizzazione amministrativa, non è destinata ad incidere, direttamente o indirettamente, anche sulla formazione di un atto pubblico. Annulla senza rinvio, App. Sassari, 28/11/2008

Cassazione penale sez. V  21 luglio 2009 n. 35447  

 

Integra il reato di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale (art. 495 cod. pen.) - e non quello di false dichiarazioni sulla propria identità (art. 496 cod. pen.) - la condotta di colui che, nel corso della redazione di fotosegnalamenti, dichiari generalità diverse da quelle riportate nel passaporto e, quindi, false, in quanto le schede fotosegnaletiche compilate dagli organi di polizia giudiziaria hanno natura di atto pubblico, essendo formate da un pubblico ufficiale nell'esercizio di un potere autoritativo conferitogli dalla legge, e sono destinate ad essere inserite nei cartellini segnaletici. Annulla con rinvio, Trib. Macerata, 8 maggio 2008

Cassazione penale sez. V  15 gennaio 2009 n. 4414  

 

Integra il delitto di false dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie o di altri (art. 496 cod. pen.), la condotta di colui che declini generalità false al "controllore" di un'azienda di trasporto urbano, il quale riveste la funzione di incaricato di pubblico servizio essendo pubblica la funzione svolta dalla detta azienda e non meramente esecutive le funzioni svolte dal predetto dipendente. Rigetta, App. Firenze, 22 Novembre 2007

Cassazione penale sez. V  11 giugno 2008 n. 31391  



 
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