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Art. 498 codice penale: Usurpazione di titoli o di onori

Chiunque abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero indossa abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico, è punito con la multa da lire duecentomila a due milioni.

Alla stessa pena soggiace chi si arroga dignità o gradi accademici, titoli, decorazioni o altre pubbliche insegne onorifiche, ovvero qualità inerenti ad alcuno degli uffici, impieghi o professioni, indicati nella disposizione precedente.

La condanna importa la pubblicazione della sentenza.


Giurisprudenza annotata

Usurpazione di titoli o onori

Non è configurarle il reato di usurpazione di funzioni pubbliche, bensì l'illecito amministrativo dell'usurpazione di titoli od onori, quando vi sia stata solo un'indebita attribuzione della qualifica di pubblico funzionario, senza che sia seguito alcun esercizio di atti inerenti alla funzione. Annulla App. Firenze 14 marzo 2011

Cassazione penale sez. VI  24 aprile 2012 n. 31427  

 

Per la configurabilità del reato di usurpazione di funzioni pubbliche è necessario che la condotta realizzi in concreto un indebito esercizio di funzioni pubbliche in assenza di una legittima investitura, mentre ciò che rileva ai fini della fattispecie di cui all'art. 498 c.p. (usurpazione di titoli) è l'attribuirsi una qualifica di pubblico funzionario, anche attraverso l'abusivo uso di contrassegno senza alcun concreto esercizio di atti inerente a tali funzioni.

Cassazione penale sez. VI  24 aprile 2012 n. 31427  

 

Non integra gli estremi dell'art. 498 c.p. né di altro illecito, penale o amministrativo, la condotta dell'imputato consistita nel mostrare una placca con la dicitura "investigatore privato", contestata come segno distintivo da investigatore privato, per il quale è richiesta specifica abilitazione dello stato, innanzitutto perché la fattispecie di cui all'art. 98 comma 1 c.p. non è più un reato bensì un illecito amministrativo, in secondo luogo perché non esiste un segno distintivo "ufficiale" degli investigatori privati. (Nella specie l'imputato era entrato in un settore riservato dello Stadio di calcio per assistere alla partita dopo avere sostenuto allo steward di essere delle forze di polizia, ma, interpellato da parte del servizio di vigilanza in sede di controllo del biglietto prima e dei carabinieri poi, aveva dichiarato a questi ultimi che stava lavorando come investigatore privato ad un caso di infedeltà coniugale e a consegnare un portafogli al cui interno era la placca con la dicitura "investigatore privato").

Tribunale La Spezia  24 novembre 2010 n. 1069  

 

L'art. 348 c.p. concerne i casi di esercizio della professione senza l'abilitazione dello stato e non anche i casi in cui nell'ambito della professione per la quale la persona è abilitata siano richiesti ulteriori requisiti per svolgere particolari funzioni professionali. Qualora l'abilitato usurpi un titolo specialistico che non gli compete, risponderà dell'ipotesi criminosa di cui all'art. 498 c.p., ma mai di quella di cui all'art. 348 che resta strettamente legata alla mera abilitazione da parte dello Stato. (Nella specie, la Corte ha escluso la configurabilità del reato di abusivo esercizio di una professione nel caso in cui una commissione medica per la valutazione delle invalidità civili era presieduta, da un medico non specializzato in medicina legale, come invece richiesto dalla legge).

Ufficio Indagini preliminari Reggio Calabria  11 maggio 2007 n. 163  

 

A seguito dell'entrata in vigore dell'art. 43 d.lg. 30 dicembre 1999 n. 507 che ha depenalizzato la fattispecie prevista dall'art. 498 c.p. stabilendo per le violazioni ivi previste l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria, vanno restituiti al giudice "a quo" gli atti relativi alla q.l.c. dell'art. 1 comma 1 e 3, r.d.l. 27 novembre 1933 n. 1578, conv. in l. 22 gennaio 1934 n. 36, nella parte in cui sanziona, come delitto di usurpazione di titolo, il comportamento di colui che assuma il titolo di avvocato senza essere iscritto al relativo albo professionale, anche quando lo stesso abbia superato l'esame di idoneità all'esercizio della professione, in relazione all'art. 2 d.P.R. 27 ottobre 1953 n. 1067, il quale, per i dottori commercialisti, prevede che il relativo titolo spetta a quanti abbiano superato l'esame di abilitazione, in riferimento agli art. 3 e 33 comma 5 cost.

Corte Costituzionale  13 giugno 2000 n. 192  

 

Commette i reati di esercizio abusivo di una professione (art. 348 c.p.) e di usurpazione di titoli o di onori (art. 498 c.p.) il soggetto che si arroghi il titolo di avvocato e apra in Italia uno studio legale, ancorché abilitato in Francia a esercitare la professione di "Avocat", se non abbia ottemperato alle condizioni normative previste dall'art. 2 della l. 9 febbraio 1982, n. 31 (che, peraltro, gli consentirebbero di esercitare la professione in Italia con carattere di temporaneità e con espresso divieto di stabilire nel territorio della Repubblica uno "studio") o se non abbia seguito il procedimento di cui al d.lg. 27 gennaio 1992 n. 115 per il riconoscimento del titolo in Italia.

Cassazione penale sez. VI  16 dicembre 1999 n. 715  

 

L'art. 498 c.p. considera due distinte ipotesi delittuose; mentre quella di usurpazione di titolo del comma 1 richiede per la sua punibilità la pubblicità (...abusivamente porta in pubblico, ...indossa abusivamente in pubblico) in quanto tutela la pubblica fede che può essere tratta in inganno da false apparenze determinate da comportamenti esternati in pubblico, per l'ipotesi di cui al comma 2 non è necessario l'estremo della pubblicità del comportamento in considerazione del termine usato "si arroga", che si riferisce essenzialmente al fatto di attribuirsi indebitamente o illegittimamente titoli od onori. (Fattispecie in cui l'imputato, trovato in possesso di un biglietto da visita recante la propria foto-tessera in divisa da carabiniere, con relativa dicitura e timbro datario, di manette, fondina ascellare, pistola a salve priva del tappo rosso e cartucce inesplose, era stato assolto in quanto non aveva fatto mostra in pubblico del titolo o della qualità da esso documentato; la S.C. ha annullato con rinvio affinché il giudice di merito valutasse se il possesso dei detti oggetti potesse integrare o meno l'abusiva attribuzione della qualità di carabiniere).

Cassazione penale sez. V  12 marzo 1999 n. 5534  

 

In tema di usurpazione di titoli ed onori e di falsa attestazione a pubblico ufficiale in ordine alle proprie qualità personali, poiché, ai sensi dell'art. 8 cost., tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere di fronte alla legge e possono organizzarsi secondo propri statuti, non integra gli estremi dei delitti di cui agli art. 498 e 495 c.p. il comportamento del sacerdote, appartenente ad una chiesa non riconosciuta dallo Stato italiano, che indossi in pubblico l'abito ecclesiastico. Invero, il riconoscimento da parte dello Stato, se può essere rilevante agli effetti civili ed amministrativi, è, per lo stesso dettato costituzionale, irrilevante ai fini penali, sempre che la confessione religiosa, pur non riconosciuta, persegua fini non contrastanti con l'ordinamento giuridico italiano (Nella fattispecie, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza del giudice di merito il quale aveva condannato l'imputato, assumendo che costui, qualificatosi parroco della chiesa syro-antiochena, avendo presentato in questura istanza per la concessione del passaporto, aveva abusivamente corredato detta istanza con una sua foto in "clargyman").

Cassazione penale sez. V  02 febbraio 1999 n. 2847  

 

L'esibizione di una paletta della Polizia di Stato da parte di un soggetto estraneo a tale amministrazione allo scopo di evitare la contestazione di sosta del proprio veicolo in zona vietata, integra il reato di cui all'art. 494 c.p. e non quello di cui all'art. 471 stesso codice, non avendo la paletta funzione di certificazione, essendo essa solo un segno distintivo della appartenenza di chi ne è munito a un corpo amministrativo dello Stato. Considerato, poi, che l'uso illecito di tale segno distintivo è finalizzato all'ottenimento di un vantaggio, è configurabile il reato di sostituzione di persona e non quello, meno grave, di usurpazione di titoli o di onori, di cui all'art. 498 c.p.

Cassazione penale sez. V  21 ottobre 1998 n. 12753  



 
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