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Art. 5 codice penale: Ignoranza della legge penale

Nessuno può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge penale.

La Corte costituzionale, sentenza 24 marzo 1988, n. 364, ha dichiarato l’illegittimità di questo articolo nella parte in cui non esclude dall’inescusabilità dell’ignoranza della legge penale l’ignoranza inevitabile.


Giurisprudenza annotata

Sanzioni amministrative

In tema di illecito amministrativo, l'errore di diritto, quale causa di esclusione della responsabilità in riferimento alla violazione di norme amministrative (in analogia a quanto previsto dall'art. 5 cod. pen.), viene in rilievo soltanto a fronte dell'inevitabilità dell'ignoranza del precetto violato, da apprezzarsi alla luce della conoscenza e dell'obbligo di conoscenza delle leggi che grava sull'agente in relazione anche alle sue qualità professionali e al suo dovere di informazione sulle norme e sulla relativa interpretazione, nonché, nel caso di infrazioni al codice della strada, tenendo conto della segnaletica, la cui presenza è volta a rendere edotti di divieti e prescrizioni gli utenti della strada. Rigetta, Trib. Nicosia, 29/02/2012

Cassazione civile sez. VI  01 settembre 2014 n. 18471  

 

Anche nella materia dell'illecito amministrativo disciplinato dalla legge n. 689 del 1981 deve ritenersi applicabile l'art. 5 c.p. (quale risulta a seguito della sentenza della Corte cost. 24 marzo 1988 n. 364), secondo la quale viene a mancare l'elemento soggettivo quando ricorra la inevitabile ignoranza del precetto da parte di chi commetta l'illecito. Per la configurabilità di questa situazione, con riferimento alla posizione di colui che professionalmente risulta inserito in un determinato campo di attività ed è quindi tenuto non solo all'obbligo generico di conoscenza ed informazione di ogni cittadino, ma anche a quello specifico in ordine alle norme che disciplinano quel campo di attività, è necessario che l'errore sulla liceità del fatto si fondi su un elemento positivo estraneo all'agente ed idoneo a determinare in lui la convinzione della liceità del suo comportamento, dovendo risultare inevitabile ed incolpevole, secondo i canoni della normale diligenza, ed occorrendo, al tal fine, che siano stati indotti da elementi positivi esterni o da informazioni ed atti provenienti da soggetti qualificati e tenuto conto, in concreto, dei doveri di conoscenza del soggetto che adduca l'assenza di colpa, sul quale, in relazione all'attività da lui professionalmente svolta, in un settore regolato da particolari prescrizioni di legge (come è, senz'altro colui che promuove la costituzione di una banca), gravano obblighi specifici di informazione sicuramente maggiori dell'obbligo generico gravante sulla generalità dei cittadini (nella specie, trattasi di intermediari finanziari). (Conferma Tar Lazio Roma, sez. I, n. 10182/2011).

Consiglio di Stato sez. VI  05 marzo 2013 n. 1320  

 

 

Ignorantia legis

In materia contravvenzionale, la buona fede del trasgressore può costituire causa di esclusione della responsabilità penale solo quando il comportamento antigiuridico sia stato determinato da un fatto positivo dell'autorità amministrativa, idoneo a produrre uno scusabile convincimento di liceità della condotta posta in essere. (Fattispecie relativa a violazione della normativa sui rifiuti, in cui la Corte ha escluso che l'invocata buona fede del ricorrente possa derivare da un fatto negativo, quale la mancata rilevazione, da parte degli organi di vigilanza e controllo, di irregolarità da sanare). (Dichiara inammissibile, App. Milano, 29/11/2013 )

Cassazione penale sez. III  18 luglio 2014 n. 42021  

 

In tema di reati urbanistici, non ricorrono gli estremi della buona fede, idonea ad integrare la condizione soggettiva d'ignoranza inevitabile della legge penale (Corte cost. n. 364 del 1988), quando l'imputato abbia eseguito un intervento edilizio in assenza del necessario permesso di costruire in conseguenza di una erronea interpretazione di una pur chiara disposizione di legge ed omettendo di consultare il competente ufficio, formando il suo convincimento personale sull'insussistenza dell'obbligo di munirsi di apposito titolo abilitativo sulla base di un provvedimento della p.a. riguardante un diverso manufatto rispetto a quello abusivamente realizzato. (Fattispecie in cui l'imputato aveva costruito un piazzale su una porzione di fondo agricolo ritenendo superfluo il rilascio del permesso di costruire perché il Comune aveva comunicato che non era necessario alcun titolo abilitativo per la realizzazione di una recinzione sul medesimo terreno). (Dichiara inammissibile, App. Caltanissetta, 18/07/2013 )

Cassazione penale sez. III  10 giugno 2014 n. 36852  

 

Nell'ipotesi di esecuzione di un intervento edilizio in assenza di permesso di costruire non ricorrono gli estremi della buona fede con efficacia esimente ex art. 5 c.p., nell'interpretazione datane dalla Corte cost. con la sentenza n. 364/1988, allorquando l'imputato abbia male interpretato una pur chiara disposizione di legge e non si sia premurato di consultare il competente ufficio per conoscere quali adempimenti egli avrebbe dovuto compiere, erroneamente formandosi il convincimento soggettivo, sulla base di un provvedimento della pubblica amministrazione riguardante opera edilizia diversa da quella abusivamente realizzata, che non fosse necessario alcun titolo abilitativo per la realizzazione di quest'ultima.

Cassazione penale sez. III  10 giugno 2014 n. 36852  

 

In tema di reati ambientali, non ricorrono gli estremi della buona fede, idonea ad integrare la condizione soggettiva d'ignoranza inevitabile della legge penale se è richiesta la conoscenza della normativa speciale come minimo adempimento del dovere nell'attività svolta. (Nel caso di specie, si trattava di ingresso a bordo di una imbarcazione e di ancoraggio in una zona protetta del Golfo di Napoli laddove l'imputato ha addotto l'ignoranza della legge, nonostante le segnalazioni idonee della zona protetta).

Tribunale Napoli  07 aprile 2014 n. 4760  

 

L'ignoranza dell'obbligo di comunicare alla polizia giudiziaria le variazioni patrimoniali da parte del condannato per reati di criminalità organizzata non esclude il dolo del reato, in quanto l'art. 30 l. n. 646 del 1982, che impone tale obbligo, è la norma integratrice del precetto penale, sebbene la sanzione per la sua violazione sia contenuta nel successivo art. 31 della stessa legge, e, quindi, l'ignoranza in ordine ad essa si traduce non in errore sul fatto, bensì in ignoranza della legge penale, rilevante solo in caso di sua inevitabilità. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso l'ignoranza inevitabile del precetto osservando che il reo, condannato per il reato previsto dall'art. 416 bis c.p., aveva in ogni caso l'onere di informarsi della disciplina a lui applicabile). (Annulla con rinvio, G.u.p. Trib. Parma, 09/05/2012 )

Cassazione penale sez. VI  07 novembre 2013 n. 6744  

 

Non può essere invocata l'esclusione di colpevolezza per errore di diritto dipendente da ignoranza inevitabile della legge penale determinata da giurisprudenza non conforme o dalla non chiara interpretazione del dettato normativo sulla regola di condotta da seguire, poiché, in caso di dubbio, si determina un obbligo di astensione dal porre in essere una condotta che non si sa se sia lecita o no. (Nella specie, è stata esclusa l'applicabilità del principio dell'ignoranza incolpevole nei confronti di soggetto condannato per il reato di coltivazione di piantine da stupefacente, che assumeva, a conforto della prospettata buona fede, l'incertezza dell'interpretazione giurisprudenziale sul tema).

Cassazione penale sez. IV  26 giugno 2012 n. 33176

 

In tema di responsabilità professionale medico-chirurgica, salvo l'accertamento di eventuali violazioni penalmente rilevanti della libertà personale e morale dell'individuo, l'attività medico-chirurgica posta in essere in presenza di una effettiva esigenza terapeutica e nel rispetto delle "leges artis", non potrà mai rientrare nello schema delle lesioni volontarie, sia in caso di un consenso non conforme ai principi limiti di cui all'art. 5 c.p., sia in caso di mancanza di un valido consenso del paziente.

Tribunale S.Remo  26 aprile 2012 n. 42  



 
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