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Art. 50 codice penale: Consenso dell’avente diritto

Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che può validamente disporne.


Giurisprudenza annotata

Consenso dell'avente diritto

Il presupposto per l'operatività della scriminante del consenso dell'avente diritto ex art. 50 c.p. è rappresentato dalla libera determinazione della volontà del soggetto passivo del reato, scevra da condizionamenti esterni. Tale scriminante non è applicabile, neanche nella forma putativa, quando debba escludersi, in base alle circostanze del fatto, la ragionevole persuasione di operare con l'approvazione della persona che può validamente disporre del diritto.

Cassazione penale sez. V  19 febbraio 2014 n. 32024

 

Ai fini della configurabilità del delitto di esercizio abusivo della professione, non assume rilievo la gratuità della prestazione professionale e non produce effetto esimente il consenso del destinatario della prestazione, poiché i risvolti patrimoniali dell'abusiva attività professionale sono estranei alla struttura della fattispecie e l'interesse collettivo tutelato (incentrato sul controllo preventivo dei requisiti per l'esercizio di professioni connotate da più o meno elevato spessore tecnico) è indisponibile dal privato. (Fattispecie relativa al patrocinio abusivamente esercitato dalla ricorrente, a titolo gratuito, in una causa civile promossa dalla madre). (Rigetta, App. Caltanissetta, 26/01/2012 )

Cassazione penale sez. VI  21 ottobre 2013 n. 11493

 

Nel reato di violenza sessuale non ha valore scriminante il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca, quando è provato che l'autore, per le violenze e le minacce ripetutamente poste in essere nei confronti della vittima, abbia la consapevolezza del rifiuto implicito ai congiungimenti carnali. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto sussistente il reato per avere l'imputato, legato da una relazione sentimentale con la vittima, fatto uso di violenza fisica più volte in precedenza e anche nei momenti immediatamente antecedenti il rapporto sessuale, rendendo, di conseguenza, irrilevante l'atteggiamento passivo di non opposizione della donna al momento del congiungimento carnale). Dichiara inammissibile, App. Palermo, 11/04/2012

Cassazione penale sez. III  23 maggio 2013 n. 29725  

 

Integra la scriminante putativa del consenso dell’avente diritto l’utilizzo della carta di credito da parte dell’amante cui era stato consegnato il portafogli dal compagno.

Ufficio Indagini preliminari Torino  07 febbraio 2013

 

In tema di peculato, nessuna efficacia esimente può attribuirsi alla causa di giustificazione del consenso dell'avente diritto, quando i beni che costituiscono oggetto della condotta delittuosa appartengono alla pubblica amministrazione. (Fattispecie relativa all'utilizzo di utenze cellulari per fini personali).

Cassazione penale sez. un.  20 dicembre 2012 n. 19054  

 

In tema di lesioni personali cagionate durante una competizione sportiva, non sussistono i presupposti di applicabilità della causa di giustificazione del consenso dell'avente diritto con riferimento al cd. rischio consentito (art. 50 c.p.), qualora nel corso di un incontro di calcio l'imputato colpisca l'avversario con un pugno al di fuori di un'azione ordinaria di gioco, trattandosi di dolosa aggressione fisica per ragioni avulse dalla peculiare dinamica sportiva, considerato che nella disciplina calcistica l'azione di gioco è quella focalizzata dalla presenza del pallone ovvero da movimenti, anche senza palla, funzionali alle più efficaci strategie tattiche (blocco degli avversari, marcamenti tagli in area ecc.) e non può ricomprendere indiscriminatamente tutto ciò che avvenga in campo, sia pure nei tempi di durata regolamentare dell'incontro.

Tribunale Firenze sez. II  08 novembre 2012 n. 4109  

 

In tema di violenza sessuale, in relazione a certe pratiche estreme, per escludere l'antigiuridicità della condotta lesiva, non basta il consenso del partner espresso nel momento iniziale della condotta, per cui la scriminante non può essere invocata se l'avente diritto manifesta, esplicitamente o mediante comportamenti univoci, di non essere più consenziente al protrarsi dell'azione alla quale aveva inizialmente aderito, per un ripensamento od una non condivisione sulle modalità di consumazione dell'amplesso

Cassazione penale sez. III  27 giugno 2012 n. 37916  

 

La scriminante putativa del consenso dell'avente diritto non è applicabile quando debba escludersi, in base alle circostanze del fatto, la ragionevole persuasione di operare con l'approvazione della persona che può validamente disporre del diritto. (Fattispecie in tema di appropriazione indebita di un bene oggetto di locazione). Dichiara inammissibile, App. Bologna, 18/03/2010

Cassazione penale sez. VI  15 aprile 2011 n. 20944  

 

Il consenso, ancorché implicito, della vittima può avere efficacia scriminante a condizione che esso sia prestato volontariamente nella piena consapevolezza delle possibili conseguenze lesive dell'integrità personale (con esclusione comunque di quelle che importino una menomazione permanente) e che permanga per tutto il corso della condotta posta in essere dall'agente. (Nella specie, in applicazione di tale principio, è stato escluso che potesse assumere efficacia scriminante, rispetto ai reati di maltrattamenti in famiglia, percosse e lesioni, il fatto che la vittima, dopo essersi in vario modo sottratta in più occasioni al rapporto di convivenza con l'agente, proprio a seguito delle violenze da questi poste in essere, lo avesse poi ogni volta ripreso).

Cassazione penale sez. VI  25 marzo 2010 n. 12621  

 

Integra il reato di lesione personale dolosa la condotta del medico che sottoponga, con esito infausto, il paziente ad un trattamento chirurgico, al quale costui abbia espresso il proprio dissenso. (Fattispecie di intervento di chirurgia correttiva della vista con esito infausto, per il quale il consenso del paziente era stato carpito, prospettandogli una metodologia esecutiva non invasiva). Annulla con rinvio, Gip Trib. Sassari, 14 novembre 2008

Cassazione penale sez. IV  20 aprile 2010 n. 21799



 
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