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Art. 501-bis codice penale: Manovre speculative su merci

Fuori dei casi previsti dall’articolo precedente, chiunque, nell’esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative ovvero occulta, accaparra od incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessità, in modo atto a determinare la rarefazione o il rincaro sul mercato interno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni di lire.

Alla stessa pena soggiace chiunque, in presenza di fenomeni di rarefazione o rincaro sul mercato interno delle merci indicate nella prima parte del presente articolo e nell’esercizio delle medesime attività, ne sottrae alla utilizzazione o al consumo rilevanti quantità.

L’autorità giudiziaria competente e, in caso di flagranza, anche gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, procedono al sequestro delle merci, osservando le norme sull’istruzione formale. L’autorità giudiziaria competente dispone la vendita coattiva immediata delle merci stesse nelle forme di cui all’articolo 625 del codice di procedura penale.

La condanna importa l’interdizione dall’esercizio di attività commerciali o industriali per le quali sia richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza da parte dell’autorità e la pubblicazione della sentenza.


Giurisprudenza annotata

Manovre speculative su merci

Non configura il reato di cui all'art. 501 bis comma 2 c.p. il fatto dei dirigenti di associazione di proprietari immobiliari, i quali, in presenza di una situazione di rarefazione sul mercato di immobili ad uso abitativo offerti in locazione, istigando gli aderenti all'associazione stessa, abbiano concorso a sottrarre al mercato una rilevante quantità di immobili; invero, i beni immobili in genere non rientrano nella categoria dei prodotti di prima necessità cui la norma citata appresta tutela penale.

Pretura Milano  11 gennaio 1990

 

In presenza di una situazione di rarefazione e rincaro delle unità immobiliari sfitte, non integra il reato di "manovre speculative su merci" sottratte, nell'esercizio della stessa attività commerciale consistente nella presenza nel medesimo mercato, una rilevante quantità di immobili ad uso abitativo dal mercato locativo, non potendo tali unità immobiliari costituire oggetto della tutela penale dell'art. 501 bis c.p., in quanto i beni immobili, definiti dall'art. 812 c.c., non possono essere qualificati come merci e più specificamente come prodotti di prima necessità, categorie comprensive dei soli beni mobili.

Pretura Milano  11 gennaio 1990

 

Non è configurabile il reato di cui all'art. 501 bis comma 2 c.p., che punisce le manovre speculative su merci o prodotti di prima necessità, nella condotta dei dirigenti di associazione di proprietari immobiliari (nella specie, associazione milanese della proprietà edilizia) che, in presenza di una situazione di rarefazione sul mercato di immobili ad uso abitativo offerti in locazione, abbiano concorso, istigando gli aderenti all'associazione stessa, a sottrarre al mercato, collettivamente e contestualmente, una rilevante quantità di detti immobili.

Pretura Milano  11 gennaio 1990

 

Ai fini della sussistenza del reato di manovre speculative su merci, può integrare in astratto una manovra speculativa anche l'aumento ingiustificato dei prezzi causato da un singolo commerciante, profittando di particolari contingenze del mercato. Tuttavia, perché ciò si verifichi è pur sempre necessario che tale condotta presenti la connotazione della pericolosità prevista dall'art. 501-bis c.p. nei confronti dell'andamento del mercato interno e, cioè, che essa, per le dimensioni dell'impresa, la notevole quantità delle merci e la possibile influenza sui comportamenti degli altri operatori del settore, possa tradursi in un rincaro dei prezzi generalizzato, o, comunque, diffuso. Invero, la consumazione del reato richiede la sussistenza di comportamenti di portata sufficientemente ampia da integrare un serio pericolo per la situazione economica generale, con il rilievo che la locuzione "mercato interno", contenuta nella citata norma, rende certamente configurabile la fattispecie criminosa anche quando la manovra speculativa non si rifletta sul mercato nazionale, ma soltanto su di un mercato locale, però il pericolo della realizzazione degli eventi dannosi deve riguardare una zona abbastanza ampia del territorio dello Stato, in modo da poter nuocere alla pubblica economia. (Fattispecie relativa a ritenuta insussistenza del reato, essendo il fatto circoscritto alla vendita soltanto di due generi di prodotti ortofrutticoli - patate e zucchine - posta in essere da un singolo ed isolato dettagliante).

Cassazione penale sez. VI  15 maggio 1989

 

Ai fini della sussistenza del reato di manovre speculative su merci, può integrare in astratto la manovra speculativa anche l'aumento ingiustificato dei prezzi causato da un singolo commerciante, profittando di particolari contingenze del mercato. Tuttavia, perché ciò si verifichi è pur sempre necessario che tale condotta presenti la connotazione della pericolosità prevista dall'art. 501 bis c.p. nei confronti dell'andamento del mercato interno e, cioè, che essa, per le dimensioni dell'impresa, la notevole quantità delle merci e la possibile influenza sui comportamenti degli altri operatori del settore, possa tradursi in un rincaro dei prezzi generalizzato o, comunque, diffuso. Invero, la consumazione del reato richiede la sussistenza di comportamenti di portata sufficientemente ampia da integrare un serio pericolo per la situazione economica generale, con il rilievo che la locuzione mercato interno, contenuta nella citata norma, rende certamente configurabile la fattispecie criminosa anche quando la manovra speculativa non si rifletta sul mercato nazionale, ma soltanto su un mercato locale. Però il pericolo della realizzazione degli eventi dannosi deve riguardare una zona abbastanza ampia del territorio dello Stato, in modo da poter nuocere alla pubblica economia. (Fattispecie relativa a ritenuta insussistenza del reato, essendo il fatto circoscritto alla vendita soltanto di due generi di prodotti ortofrutticoli - patate e zucchine - posta in essere da un singolo ed isolato dettagliante).

Cassazione penale sez. VI  15 maggio 1989

 

È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 501 bis c.p. sollevata, in riferimento agli art. 3, 41 e 42 cost., sotto il profilo che le manovre speculative concernenti le case di abitazione non rientrano fra quelle tipizzate dalla norma impugnata. Una eventuale pronuncia di accoglimento della questione avrebbe infatti come conseguenza quella di dar vita ad una norma incriminatrice, laddove la previsione di nuove fattispecie penali è riservata al legislatore.

Corte Costituzionale  21 luglio 1983 n. 233  

 

È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 501 bis c.p., in riferimento gli art. 3, 24, 25, 41 e 42 cost., poiché l'eventuale accoglimento dell'eccezione, che denuncia la mancata previsione della norma incriminatrice del fatto di colui il quale compia manovre speculative su beni immobili, porterebbe sostanzialmente alla creazione di una nuova fattispecie penale, compito invero spettante esclusivamente al legislatore.

Corte Costituzionale  21 luglio 1983 n. 233  

 

Non è manifestamente infondata (e se ne rimette quindi l'esame alla Corte costituzionale) la questione di costituzionalità dell'art. 631 c.p.p. nella parte in cui consente che la Corte di cassazione in sede di decisione di ricorso avverso ordinanza resa su incidente di esecuzione può rilevare le eventuali difformità fra fattispecie concreta e fattispecie legale che appaiono ad un sommario esame, in riferimento all'art. 25, comma 1 cost. (Nella specie, la questione è stata sollevata dal pretore nel corso della vicenda processuale nella quale la Cassazione in sede di incidente di esecuzione contro il provvedimento di sequestro, ai sensi dell'art. 501 bis c.p. di case di abitazione, ha escluso la configurabilità del reato di manovre speculative su merci nel fatto del proprietario che le tenga per lungo tempo sfitte o invendute).

Pretura Roma  08 marzo 1980



 
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