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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 501 codice penale: Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio

Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni di lire.

Se l’aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate.

Le pene sono raddoppiate: 1) se il fatto è commesso dal cittadino per favorire interessi stranieri; 2) se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello Stato, ovvero il rincaro di merci di comune o largo consumo.

Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche se il fatto è commesso all’estero, in danno della valuta nazionale o di titoli pubblici italiani.

La condanna importa l’interdizione dai pubblici uffici.

 


Giurisprudenza annotata

Rialzo e ribasso fraudolento

Non è automatica la sussumibilità del reato di aggiotaggio, per cui il legale rappresentante dell'impresa interessata abbia patteggiato la pena, ai sensi dell'art. 444, c.p.p., nell'ambito dei reati che, ex art. 38, d.lg. n. 163 del 2006 - nella versione, anteriore alle modificazioni introdotte dal d.l. 13 maggio 2011 n. 70, applicabile "ratione temporis" alla gara ed al rapporto in questione -“incidono sull'affidabilità morale e professionale" dell'imprenditore che contratta con la p.a., dato che il meccanismo di esclusione scaturente dall'art. 38 lett. c), prima parte, c. contr. pubbl., fa riferimento a sentenze di condanna o a provvedimenti giudiziali simili per reati gravi in danno dello Stato o della comunità, che incidano sulla moralità professionale del concorrente, facendosi carico alla stazione appaltante di valutare la condotta dell'offerente, tenendo conto di molteplici aspetti, come quelli soggettivi e temporali, per verificare la sua professionalità per come nel tempo si sia manifestata, per cui la p.a. dovrà valutare caso per caso se vi sia il requisito della gravità del reato e se lo stesso incida sulla moralità professionale dell'interessato; in realtà, la fattispecie delittuosa di cui all'art. 2637 c.c., rientra, quanto a configurazione della condotta criminosa ed ai beni tutelati, nel genus dell'aggiotaggio di cui all'art. 501, c.p.; si tratta di un delitto a mezzo del quale, mediante manovre fraudolente, viene ostacolato il libero gioco delle leggi economiche o frustrato l'effetto dei pubblici controlli e si producono, nel mercato, fittizi rialzi o ribassi nei prezzi dei valori o delle merci: fattispecie fraudolenta, affine alla truffa, dalla quale si distingue principalmente per la diversità dell'oggetto della tutela e per la vastità del suo campo di azione, dato che, mentre la truffa è una frode individuale, diretta a danno di una o più persone determinate, l'aggiotaggio è, invece, una frode collettiva, in quanto rivolta al pubblico.

T.A.R. Parma (Emilia-Romagna) sez. I  08 febbraio 2012 n. 85  

 

Il titolo ottavo del codice penale definisce i reati contro l'economia pubblica e ricomprende l'art. 501 c.p., ovvero l'aggiottaggio comune, di cui l'aggiottaggio finanziario non è che una specificazione. Le c.c.i.a. sono legittimate a costituirsi parte civile nei giudizi relativi ai delitti contro l'economia pubblica sulla base di una espressa previsione di legge (art. 2 comma 5 l. 29 dicembre 1993 n. 580, sul riordino della Camera di commercio industria e artigianato).

Tribunale Milano sez. I  19 dicembre 2005

 

Non è fondata, in riferimento agli art. 3 e 21 cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 98 l. 7 marzo 1938 n. 141 (che punisce il delitto di aggiotaggio bancario) sotto il profilo che la norma denunziata a) limiterebbe la libertà di manifestazione del pensiero senza alcuna finalità riconducibile ad interessi costituzionalmente protetti; b) richiederebbe per la sussistenza del reato solo il dolo generico, in contrasto con l'art. 501 c.p., il quale prevede, con riferimento al c.d. aggiotaggio comune, il dolo specifico. Invero, l'art. 98 della legge n. 141 del 1938 ha per oggetto la tutela delle attività delle aziende di credito che trova fondamento nell'art. 47 cost. e, d'altro canto, rientra nel potere discrezionale del legislatore ordinario valutare se, per la concreta efficacia di una norma incriminatrice, debba richiedersi il dolo generico ovvero quello specifico (nella motivazione si osserva comunque che non è pacificamente condivisa, in dottrina, la premessa da cui muove il giudice "a quo" e cioè che per l'aggiotaggio comune sia richiesto un dolo specifico).

Corte Costituzionale  23 marzo 1983 n. 73  

 

Non commettono il delitto di manovre speculative su merci previsto dall'art. 501 c.p., esercitando, anzi, una legittima forma di sciopero, coloro i quali si limitino a sospendere collettivamente la propria attività produttiva (nella specie, panificazione) al fine di ottenere un aumento del prezzo del prodotto imposto dalla autorità amministrativa.

Cassazione penale sez. VI  13 novembre 1980

 



 
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