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Art. 513 codice penale: Turbata libertà dell’industria o del commercio

Chiunque adopera violenza sulle cose ovvero mezzi fraudolenti per impedire o turbare l’esercizio di un’industria o di un commercio è punito, a querela della persona offesa, se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a due anni e con la multa da lire duecentomila a due milioni.


Giurisprudenza annotata

Turbata libertà dell'industria e del commercio

Gli atti di concorrenza illecita o sleale posti in essere con mezzi fraudolenti non rientrano nella previsione incriminatrice né dell’art. 513 c.p. né dell’art. 513 bis c.p.

Cassazione penale sez. II  11 maggio 2010 n. 20647  

 

Ai sensi dell’art. 513 c.p. il bene protetto è la libertà di iniziativa economica nel settore dell’industria e del commercio, ai sensi dell’art. 513 bis è la correttezza della concorrenza; soggetto attivo del delitto ex art. 513 c.p. può essere chiunque, mentre nella fattispecie di cui all’art. 513 bis c.p. agente è soltanto l’imprenditore commerciale (sostanzialmente inteso, a prescindere dalla veste formale rivestita). Nell’uno l’elemento materiale consiste in un’azione impeditiva o perturbatrice dell’industria o del commercio realizzata attraverso violenza sulle cose o mezzi fraudolenti, nell’altro è integrato, invece, da concorrenza attuata mediante violenza o minaccia (alle persone); la concorrenza consiste in uno sviamento di clientela, in quanto tale incidente sulla destinazione dell’attività economica, ovvero sul target a valle dell’attività produttiva, "id est" sul raggiungimento del consumatore, mentre l’impedimento o la turbativa dell’industria o del commercio agiscono a monte, sulla possibilità stessa di produrre o scambiare beni o servizi ancor prima di arrivare alla platea dei potenziali acquirenti. Quanto all’elemento psicologico, nell’art. 513 è necessario il dolo specifico, mentre nell’art. 513 bis è sufficiente quello generico.

Cassazione penale sez. II  11 maggio 2010 n. 20647  

 

Integra il reato di turbata libertà dell'industria o del commercio, di cui all'art. 513 c.p., la condotta di chi inserisca nel codice sorgente del proprio sito Internet, attraverso il quale pubblicizza il proprio prodotto commerciale, parole chiavi direttamente riferibili alla persona, all'impresa e al prodotto di un concorrente, in modo da rendere maggiormente "visibile" sui motori di ricerca (quali Virgilio o Altavista) operanti in rete il proprio sito, sfruttando la notorietà commerciale e la diffusione del prodotto concorrente.

Tribunale Rovereto  12 dicembre 2000

 

Commette il reato di cui all'art. 513 c.p. l'amministratore di una società per azioni che, ingerendosi nella direzione tecnica ed abusando della situazione di predominio nella società medesima derivantegli dal possesso del pacchetto azionario di maggioranza in capo ai suoi familiari, trasferisce fraudolentemente cognizioni tecniche, disegni e procedimenti industriali ad altra società di cui ha il controllo, arrecando grave turbativa all'esercizio dell'industria e del commercio della società originaria; tuttavia, anche in tal caso, la legittimazione a proporre querela spetta unicamente alla società parte offesa mediante decisione dell'assemblea ovvero all'amministratore giudiziario nominato ex art. 2409 c.c. e mai ai soci di minoranza come persone fisiche.

Corte appello Bologna  13 luglio 1994



 
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