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Art. 514 codice penale: Frodi contro le industrie nazionali

Chiunque, ponendo in vendita o mettendo altrimenti in circolazione, sui mercati nazionali o esteri, prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi contraffatti o alterati, cagiona un nocumento all’industria nazionale, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a lire un milione.

Se per i marchi o segni distintivi sono state osservate le norme delle leggi interne o delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà industriale, la pena è aumentata e non si applicano le disposizioni degli articoli 473 e 474.


Giurisprudenza annotata

Frodi contro le industrie nazionali

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 514 c.p., il danno all'industria nazionale, pur potendo riguardare un singolo settore, deve essere comunque di proporzioni consistenti, tali da ingenerare la diminuzione del volume di affari o l'offuscamento del buon nome della produzione interna o di un suo settore, facendo venir meno negli acquirenti l'affidamento sulla originalità dei prodotti. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto integrasse il delitto di cui all'art. 474 e non quello di cui all'art. 514 c.p. la contraffazione dei marchi di un noto stilista relativi ad un rilevante numero di camicie). Annulla senza rinvio, App. Perugia, 24 giugno 2011

Cassazione penale sez. III  21 maggio 2013 n. 38906  

 

In tema di risarcimento danni ex art. 2043 c.c., in merito alla valutazione della sussistenza del nesso materiale di causalità, la condotta di colui che presenta denuncia-querela (nel caso di specie, per i reati di cui agli art. 473, 474, 514, 515 e 517 o 648 c.p.) gravemente colposa, nell’incertezza dell’innocenza, integra un fatto ingiusto produttivo di un danno (innescando il relativo procedimento penale a carico del querelato) tale da essere potenzialmente fonte di responsabilità civile.

Tribunale Reggio Emilia sez. II  17 ottobre 2008

 

L'art. 474 c.p. prevede come punibile anche la condotta di colui che detiene per vendere prodotti industriali con marchi contraffatti. Poiché, a norma dell'art. 6 c.p., il reato si considera commesso nel territorio dello Stato quando è ivi commessa anche solo una parte dell'azione che lo costituisce, ne deriva che è punibile secondo la legge italiana anche la detenzione in Italia di merce destinata ai mercati esteri, se reca l'impronta di marchi contraffatti. L'art. 514 c.p., poi, che prevede come punibile il commercio anche all'estero di prodotti industriali con marchi contraffatti, ove ne sia derivato nocumento all'industria nazionale, delinea un reato di evento e non di mera condotta. Esso rappresenta un'applicazione del citato art. 6 c.p., che considera appunto commesso nel territorio dello Stato anche il reato la cui condotta si svolga integralmente all'estero, quando l'evento si verifica in Italia. (Fattispecie relativa a sequestro di una partita di pantaloni jeans con marchio contraffatto, nella quale è stata respinta la tesi difensiva, secondo cui non sussisterebbe il delitto di cui all'art. 474 c.p. in quanto, diversamente dall'art. 514 c.p., esso presupporrebbe la destinazione al mercato italiano delle merci recanti i marchi contraffatti).

Cassazione penale sez. V  09 novembre 1993

 

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 514 c.p. ("frodi contro le industrie nazionali") è sufficiente la messa in vendita di prodotti con segni alterati o contraffatti (quando cagioni un nocumento all'industria nazionale), indipendentemente dall'osservanza delle norme sulla tutela della proprietà industriale. In tal caso anzi il deposito dei segni costituisce circostanza aggravante.

Cassazione penale sez. V  25 marzo 1986



 
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