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Art. 517 codice penale: Vendita di prodotti industriali con segni mendaci

Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell’ingegno o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull’origine, provenienza o qualità dell’opera o del prodotto, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni.


Giurisprudenza annotata

Vendita di prodotti industriali con segni mendaci

In tema di elemento oggettivo del delitto di vendita di prodotti industriali con segni mendaci di cui all'art. 517 c.p., la condotta descritta con l'espressione "mette altrimenti in circolazione", che nella fattispecie è alternativa a quella del "porre in vendita", avuto riguardo all'oggetto giuridico del reato, alla diversità lessicale rispetto all'espressione "mettere in commercio", presente nella diversa fattispecie di cui all'art. 516 c.p., nonché alla finalità del precetto, deve ritenersi riferita a qualsiasi attività con cui si miri a fare uscire a qualsiasi titolo la res dalla sfera giuridica e di custodia del mero detentore, così da includere pure le operazioni di immagazzinamento finalizzato alla distribuzione o la circolazione della merce destinata alla messa in vendita, con esclusione solo della mera detenzione in locali diversi da quelli di vendita o del deposito prima dell'uscita della merce dalla disponibilità del detentore.

Cassazione penale sez. III  04 dicembre 2014 n. 6197  

 

In tema di tutela penale dei prodotti dell'industria e del commercio, integra l'illecito amministrativo previsto dall'art. 4, comma 49-bis, della legge n. 350 del 2003 - e non il reato di cui all'art. 517 cod. pen. - l'importazione dall'estero di prodotti recanti un'etichetta raffigurante un marchio (nella specie, "Gamma Italy") idoneo, in assenza di precise indicazioni sulla esatta provenienza o della dichiarazione di impegno a rendere tali informazioni in fase di commercializzazione, a trarre in inganno anche un consumatore esperto sull'effettiva origine del prodotto. (Annulla senza rinvio, App. Milano, 04/07/2013 )

Cassazione penale sez. III  06 novembre 2014 n. 52029  

 

Deve essere rimessa alle Sezioni Unite Penali la questione se l'introduzione in commercio di oggetti seriali - privi di marchi - costituenti riproduzione morfologica di oggetti protetti da marchio integri o meno gli estremi del delitto di cui agli artt. 473/474, ovvero di cui all'art. 517 c.p..

Cassazione penale sez. II  04 novembre 2014 n. 46868  

 

Integra il reato di cui agli art. 517 e 517 bis c.p. la condotta dell'imputato che produce pane con l'ingannevole indicazione di Altamura senza però essersi sottoposto integralmente alle norme del relativo capitolato, ed in particolare ai controlli della Bioagricoop, impiegando lievito di birra e non solo lievito madre o naturale.

Cassazione penale sez. III  17 aprile 2014 n. 36716  

 

In tema di tutela penale dei prodotti dell'industria e del commercio, la "fallace indicazione" del marchio di provenienza o di origine impressi sui prodotti presentati in dogana per l'immissione in commercio integra: a) il reato previsto dall'art. 4, comma 49, l. n. 350 del 2003 qualora, attraverso indicazioni false e fuorvianti o l'uso con modalità decettive di segni e figure, il consumatore è indotto a ritenere che la merce sia di origine italiana; b) l'illecito amministrativo previsto dall'art. 4, comma 49 bis, della medesima legge qualora, a causa di indicazioni di provenienza insufficienti o imprecise, ma non ingannevoli, il consumatore è indotto in errore sulla effettiva origine dei prodotti. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che correttamente la decisione impugnata avesse affermato la responsabilità dell'imputato per il reato di cui all'art.4, comma 49, l. n. 350 del 2003, per aver presentato alla dogana stendibiancheria di origine cinese recanti sulla confezione la bandiera nazionale ed indicazioni solo in lingua italiana tra cui la dicitura "prodotto di qualità testato a norma europea"). (Rigetta, App. Salerno, 14/02/2013 )

Cassazione penale sez. III  05 febbraio 2014 n. 21256  

 

Integra il reato previsto dall'art. 517 c.p. la vendita di oggetti realizzati con materie prime italiane, ma completamente rifiniti all'estero e corredati dalla dicitura "Made in Italy" per la potenzialità ingannatoria dell'indicazione sul luogo di fabbricazione del prodotto. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittimo il sequestro di portafogli confezionati in Romania con pelle italiana, e recanti stampigliatura "Genuine Leather - Made in Italy"). Rigetta, Trib. lib. Gorizia, 18/07/2011

Cassazione penale sez. III  24 aprile 2013 n. 39093  

 

Ai fini della configurabilità del reato di vendita di prodotti con segni mendaci (art. 517 c.p.) – che ha per oggetto la tutela dell'ordine economico – è sufficiente la mera imitazione del marchio, non necessariamente registrato o riconosciuto, purché idonea a trarre in inganno l'acquirente sull'origine, qualità o provenienza del prodotto da un determinato produttore.

Cassazione penale sez. V  04 febbraio 2013 n. 9389

 

Il reato di cui all'art. 517 c.p. è integrato dalla somiglianza del segno distintivo tale da creare confusione nel consumatore mediamente diligente sulla provenienza del prodotto, non essendo necessaria né la registrazione o il riconoscimento del marchio, né la sua effettiva contraffazione né, infine, la concreta induzione in errore dell'acquirente sul bene acquistato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurabile il reato con riferimento alla messa in vendita di un orologio da polso che conteneva dati identificativi ed un marchio molto simili a quello di un modello brevettato). Annulla senza rinvio, App. Napoli, 10/06/2011

Cassazione penale sez. III  24 gennaio 2013 n. 28905

 

La commercializzazione di prodotti contenenti concentrato di pomodoro di produzione cinese, confezionati ed etichettati con la indicazione di prodotti Made in Italy, configura il reato di cui all'art. 517 c.p. in relazione all'art. 4 comma 49 l. n. 350 del 2003, in quanto la sola aggiunta di acqua e sale nonché la pastorizzazione, l'inscatolamento e il confezionamento non costituiscono una trasformazione sostanziale e neppure rivestono alcuna giustificazione economica, posto che l'unica motivazione di tale strategia imprenditoriale è quella di apporre il marchio Made in Italy su prodotti di provenienza non nazionale, acquistati a basso costo e di minore appetibilità commerciale.

Tribunale Nocera Inferiore  03 settembre 2012 n. 404  



 
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