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Art. 52 codice penale: Difesa legittima

Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.


Giurisprudenza annotata

Difesa legittima.

Per quanto attiene al rapporto tra omicidio volontario, legittima difesa ed eccesso colposo, la reazione legittima dev'essere necessaria per salvaguardare il bene in pericolo, ponendosi in tal caso l'aggressione come unico modo per salvare il diritto minacciato, nel rispetto della proporzionalità dell'offesa nei confronti del bene minacciato. Il requisito della proporzione dev'essere sempre escluso, quindi, nel caso di conflitto fra beni eterogenei, allorché la consistenza dell'interesso leso (vita o incolumità fisica) sia più rilevante sul piano dei valori costituzionali, rispetto a quello minore difeso (riconosciuta, nella specie, l'attenuante dell'eccesso colposo di legittima difesa in capo all'imputato che, a seguito di una colluttazione, aveva disarmato la vittima in stato di ebbrezza, ferendola mortalmente con diversi colpi all'addome).

Cassazione penale sez. I  05 novembre 2014 n. 51070  

 

In tema di legittima difesa, la legge 13 febbraio 2006, n. 59, introducendo il comma secondo dell'art. 52 cod.pen., ha stabilito la presunzione della sussistenza del requisito della proporzione tra offesa e difesa, quando sia configurabile la violazione del domicilio dell'aggressore, ossia l'effettiva introduzione del soggetto nel domicilio altrui, contro la volontà di colui che è legittimato ad escluderne la presenza, ferma restando la necessità del concorso dei presupposti dell'attualità dell'offesa e della inevitabilità dell'uso delle armi come mezzo di difesa della propria o altrui incolumità. (Annulla con rinvio, Trib. lib. Catania, 02/06/2014 )

Cassazione penale sez. I  07 ottobre 2014 n. 50909  

 

Va esclusa nella specie, relativa ad un omicidio a seguito di rissa, l'ipotesi della legittima difesa atteso che l'accoltellamento mortale aveva assunto carattere del tutto sproporzionato rispetto all'offesa, avendo l'agente usato un'arma letale per respingere un eventuale attacco portato a mani nude, cui avrebbe potuto nuovamente rispondere con la semplice forza fisica o far desistere, lasciando il luogo. Non vi era peraltro prova che l'imputato avesse mai corso pericolo di vita ovvero avesse potuto correre pericolo di vita a seguito delle percosse della parte offesa.

Cassazione penale sez. I  19 settembre 2014 n. 44976  

 

La causa di giustificazione prevista dall'art. 52, comma 2, c.p., così come modificato dall'art. 1 l. 13 febbraio 2006 n. 59, presuppone che il soggetto che si introduce fraudolentemente nella dimora altrui agisca per insidiare l'altrui sfera domestica ovvero le persone che in essa si trovano (Nella fattispecie la Corte ha escluso la configurabilità della scriminante, giacché l'introduzione nell'abitazione dell'imputato era avvenuta non per aggredire quest'ultimo ma per soccorrere la di lui convivente, che stava per essere aggredita da uno degli altri occupanti la medesima abitazione). (Rigetta, Ass.App. Milano, 19/12/2012)

Cassazione penale sez. V  02 luglio 2014 n. 35709  

 

Integra una ipotesi di lesione la condotta dell'imputato che, per impedire alla propria socia di prendere visone della documentazione societaria contenuta all'interno di una borsa, ne afferra e distorce il braccio;; non può sussistere, nella specie, una ipotesi di legittima difesa, neanche putativa, perché in capo alla persona offesa doveva essere riconosciuto il del diritto di prendere cognizione della documentazione societaria.

Cassazione penale sez. V  29 maggio 2014 n. 32967

 

L'errore scusabile, nell'ambito della legittima difesa putativa, deve trovare un'adeguata giustificazione in qualche fatto che, sebbene malamente rappresentato o compreso, abbia la possibilità di determinare nell'agente la giustificata persuasione di trovarsi esposto al pericolo di un'offesa ingiusta (esclusa, nella specie, la sussistenza della legittima difesa. Un'auto, con a bordo le vittime, si era introdotta di notte nell'area antistante la masseria degli imputati, facendo delle manovre spericolate e suonando più volte il clacson, arrecando così molestie e disturbo. Gli imputati si erano messi alla guida del proprio veicolo e avevano inseguito la prima macchina, sparando con delle armi da fuoco numerosi colpi, alcuni dei quali avevano raggiunto le vittime).

Cassazione penale sez. I  26 marzo 2014 n. 28224  

 

In tema di legittima difesa, le modifiche apportate all'art. 52 c.p. dalla l. 13 febbraio 2006 n. 59, anche nella formulazione della cosiddetta legittima difesa domiciliare, hanno riguardato solo il concetto di proporzionalità, fermi restando i presupposti dell'attualità dell'offesa e della inevitabilità dell'uso delle armi come mezzo di difesa della propria o dell'altrui incolumità. Di conseguenza, la reazione a difesa dei beni è legittima solo quando non vi sia desistenza e sussista un pericolo attuale per l'incolumità fisica dell'aggredito o di altri. (Nella specie, la Corte ha ritenuto corretto il ragionamento dei giudici di merito che, nel pronunciare condanna per il reato di omicidio volontario, avevano escluso l'esimente della legittima difesa, apprezzando che l'imputato aveva esploso i colpi attingendo mortalmente un soggetto che stava sottraendogli l'autovettura, in assenza delle condizioni per poter ravvisare un pericolo di aggressione, giacché il ladro e il complice si stavano allontanando).

Cassazione penale sez. I  25 febbraio 2014 n. 28802  

 

Nella legittima difesa putativa la situazione di pericolo non sussiste obiettivamente, ma è supposta dall'agente sulla base di un errore scusabile nell'apprezzamento dei fatti, determinato da una situazione obiettiva atta a far sorgere nel soggetto la convinzione di trovarsi in presenza del pericolo attuale di un'offesa ingiusta; sicché, in mancanza di dati di fatto concreti, l'esimente putativa non può ricondursi a un criterio di carattere meramente soggettivo identificato dal solo timore o dal solo stato d'animo dell'agente.

Cassazione penale sez. I  25 febbraio 2014 n. 28802  

 

L'eccesso colposo in legittima difesa non comporta l'assoluzione dell'imputato ma la riqualificazione del reato addebitatogli come reato colposo con conseguente applicazione delle disposizioni concernenti i delitti colposi, considerato che l'art. 55 c.p. non configura alcuna fattispecie scriminante o esimente, limitandosi a ribadire in tema di cause di giustificazione la disciplina generale dell'errore e della colpa di cui agli art. 43 e 47 c.p. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione del giudice di merito - che aveva assolto l'imputato dal reato di omicidio preterintenzionale aggravato, ritenendo che lo stesso avesse agito in stato di legittima difesa ancorché con reazione eccessiva rispetto all'entità del pericolo - anziché provvedere alla riqualificazione del fatto come omicidio colposo, ex art. 589 c.p.). (Annulla con rinvio, G.u.p. Trib. Venezia, 19/12/2012 )

Cassazione penale sez. V  13 febbraio 2014 n. 11806  

 

Non è legittimamente invocabile l'eccesso colposo in legittima difesa da parte dell'imputato il quale, dopo aver disarmato la vittima che lo aveva minacciato con una pistola, riesca a frapporre tra sé e l'avversario l'ostacolo di una autovettura in sosta ed in quella situazione esploda al suo indirizzo due colpi di pistola il secondo dei quali con esito mortale, giacchè ormai al di fuori esso imputato di una situazione per sé pericolosa suscettibile di diversa valutazione apprezzabile per colpa.

Cassazione penale sez. I  11 dicembre 2013 n. 6118

 

La causa di giustificazione prevista dall'art. 52, comma 2, c.p., così come modificato dall'art. 1 l. 13 febbraio 2006 n. 59, non consente un'indiscriminata reazione nei confronti del soggetto che si introduca fraudolentemente nella dimora altrui ma presuppone un pericolo attuale per l'incolumità fisica dell'aggredito o di altri. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità della scriminante per essersi l'aggressore introdotto non nell'abitazione ma in altro fabbricato in costruzione ad essa attiguo, sempre di proprietà dell'aggredito, dal quale, tuttavia, non sarebbe stato possibile raggiungere con immediatezza la casa di quest'ultimo). Rigetta, Ass.App. Napoli, 11/12/2012

Cassazione penale sez. IV  14 novembre 2013 n. 691  

 

La causa di giustificazione prevista dall'art. 52, comma 2, c.p., così come modificato dall'art. 1 legge n. 59/2006, non consente un'indiscriminata reazione nei confronti del soggetto che si introduca fraudolentemente nella propria dimora, ma presuppone un attacco, nell'ambiente domestico, alla propria o altrui incolumità, o quanto meno un pericolo di aggressione (esclusa, nella specie, l'esimente de quo, atteso che l'imputato, dopo aver sentito dei rumori provocati dalla presenza di ladri sul solaio di un fabbricato in costruzione, a debita distanza dalla sua abitazione ed in assenza di alcun atteggiamento minaccioso, aveva cagionato la morte di uno di loro, esplodendo colpi di pistola).

Cassazione penale sez. IV  14 novembre 2013 n. 691  

 

Non può essere invocata la legittima difesa quando le circostanze del fatto - la presenza di una sentinella della gang avversaria lungo la via e il possesso di una pistola nelle mani dell'aggressore ormai in fuga - non sostanziano l'immediata concretezza di un pericolo attuale ai beni offendibili - nel caso, l'incolumità di un compagno della medesima gang, ormai lasciato a terra seppur sanguinolento dall'aggressore -. L'attualità del pericolo si verifica quando o l'azione offensiva è ancora in atto, e la difesa sia funzionale ad evitare l'ulteriore pregiudizio al bene offeso, oppure quando l'azione offensiva possieda i caratteri della imminenza, da intendersi in senso temporale e quantitativo. Quando, ossia, l'azione offensiva sta per giungere alla lesione del bene, tal che nessuna reazione contraria può essere posta in atto, che non ponendo in essere altro comportamento lesivo avverso l'aggressore.

Cassazione penale sez. I  23 maggio 2013 n. 29481  

 

In tema di legittima difesa i requisiti richiesti dalla legge per l'esistenza della scriminante, reale o putativa, devono essere provati e non soltanto enunciati mediante il semplice onere di allegazione perché è impossibile pervenire ad una sentenza di assoluzione per insufficienza di prove sull'esistenza della causa di giustificazione (Nel caso di specie si trattava di reati di lesioni gravi e di minaccia grave commessi con l'uso di un bastone ove l'imputata non era riuscita a dimostrare che l'uso del bastone per le minacce e le lesioni fosse susseguente ad una precedente azione della persona offesa).

Tribunale La Spezia  07 maggio 2013 n. 368  



 
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