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Art. 53 codice penale: Uso legittimo delle armi

Ferme le disposizioni contenute nei due articoli precedenti, non è punibile il pubblico ufficiale che, al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica, quando vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorità e comunque di impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona (1) .

La stessa disposizione si applica a qualsiasi persona che, legalmente richiesta dal pubblico ufficiale, gli presti assistenza.

La legge determina gli altri casi, nei quali è autorizzato l’uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica.

(1)Comma così modificato dalla L. 22 maggio 1975, n. 152.


Giurisprudenza annotata

Uso legittimo delle armi

L'attività di polizia svolta per la tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica non può ritenersi per sua natura attività pericolosa ai sensi dell'art. 2050 c.c., in quanto essa si configura come compito indefettibile imposto allo Stato e, quindi, attività assolutamente doverosa e priva di intrinseca attitudine lesiva, siccome esercitata in difesa di beni e interessi dell'intera collettività e volta ad opporsi, dunque, alle potenziali offese che possano essere ad essi inferte da agenti esterni. Tale attività può, tuttavia, ricondursi nell'ambito della fattispecie di cui al citato art. 2050 c.c. per la natura dei mezzi adoperati; ove, però, si tratti di armi e di altri mezzi di coazione di pari pericolosità, ai fini della sussistenza della responsabilità ex art. 2050 c.c. occorre riscontrare - in base ad un giudizio di merito non implicante un sindacato sulle scelte rimesse alla discrezionalità amministrativa, ma che attinge ai suoi limiti esterni - l'inoperatività della scriminante di cui all'art. 53 c.p. e ciò, segnatamente, sia in ragione di un uso imperito o imprudente degli anzidetti mezzi pericolosi ovvero del loro oggettivo carattere di anormalità ed eccedenza e, dunque, di sproporzionalità evidente rispetto alla situazione contingente. Ai fini del riparto dell'onere probatorio, spetta al soggetto danneggiato, che invoca la responsabilità della p.a. per la intrinseca pericolosità dei mezzi effettivamente adoperati (armi o altri mezzi di coazione del pari pericolosi) nell'attività di polizia rivolta alla tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica, fornire la dimostrazione di quelle concrete ed oggettive condizioni atte a connotare il fatto come illecito, in quanto antigiuridico (oltre a dover fornire la dimostrazione del nesso eziologico tra la pericolosità dei mezzi adoperati ed il danno patito); incomberà, invece, alla p. a. la prova di aver adottato, in ogni caso, tutte le misure idonee a prevenire il danno.

Cassazione civile sez. III  10 ottobre 2014 n. 21426  

 

Perché possa ritenersi integrata la scriminante prevista dall'art. 53 c.p., il ricorso all'uso delle armi deve costituire l'"extrema ratio" nella scelta dei mezzi necessari per l'adempimento del dovere, essendo esso ammissibile solo quando non sono praticabili altre modalità d'intervento né sono superati i limiti di gradualità dettati dalle esigenze del caso concreto ed è inoltre rispettato il principio di proporzione, inteso come necessario bilanciamento tra interessi contrapposti in relazione alla specifica situazione. (Fattispecie in cui, la Corte, ritenendo non adeguatamente verificato il rispetto del principio di proporzione, ha annullato con rinvio la sentenza che aveva ravvisato la sussistenza della scriminante dell'uso legittimo delle armi per due poliziotti i quali, nel corso di un inseguimento di alcuni individui su un motociclo, approfittando di un momento di quiete del traffico, avevano esploso verso l'alto un colpo di fucile a pompa il cui proiettile, per cause accidentali, aveva attinto gli inseguiti omettendo, tuttavia di accertare se, anche alla luce della condotta tenuta da questi ultimi, gli agenti operanti potessero utilmente ricorrere ad altre forme di intervento). (Annulla con rinvio, App. Palermo, 22/05/2013 )

Cassazione penale sez. V  16 giugno 2014 n. 41038  

 

Per applicare la scriminate dell'uso legittimo di armi, di cui all'art. 53 c.p., è necessario prima verificare il necessario prerequisito della proporzione e, solo dopo, se positivamente rispettato, ritenere legittimo l'uso delle armi, per cui il rischio di verificarsi di un evento non voluto, più grave, rispetto a quello perseguito dall'agente, non può essere posto a carico del pubblico ufficiale.

Cassazione penale sez. V  16 giugno 2014 n. 41038  

 

La necessità di respingere una violenza o vincere una resistenza ovvero di impedire determinati delitti costituisce presupposto oggettivo per la legittimità dell'uso delle armi o di altri mezzi di coazione fisica, ai fini, quindi, dell'applicabilità dell'esimente di cui all'art. 53 c.p. Tale requisito va inteso, anzitutto, come applicazione del principio per cui l'uso delle armi o di altri mezzi di coazione deve costituire extrema ratio nella scelta dei metodi necessari per l'adempimento del dovere: diventa cioè legittimo solo ove non vi sia altro mezzo possibile. Va interpretato, inoltre, come espressione dell'esigenza di una gradualità nell'uso dei mezzi di coazione (tra più mezzi di coazione ugualmente efficaci, occorrerà scegliere allora quello meno lesivo). È infatti regola di condotta irrinunciabile quella di graduare l'uso dell'arma secondo le esigenze specifiche del caso e sempre in ambito di proporzione, giacché è sempre il criterio della proporzione - non espressamente nominato nell'art. 53 c.p., ma implicitamente deducibile dalla disposizione e, comunque, applicabile quale principio generale dell'ordinamento giuridico, valido anche nella disciplina delle cause di giustificazione - che deve guidare il pubblico ufficiale, al quale si chiede, senza che debba rinunciare all'adempimento del dovere di ufficio, di conseguire lo scopo con il minor sacrificio del contrapposto interesse (da queste premesse, rilevando un difetto di motivazione sul profilo della proporzione, la Corte ha annullato ai fini civili la sentenza che aveva mandato assolto dal reato di lesioni personali un sottufficiale dei Carabinieri, il quale, nel corso di un inseguimento, aveva esploso un colpo di fucile nei confronti di tre persone che, senza essersi fermate all'alt, si stavano allontanando a bordo di un motoveicolo, attingendole e ferendole: il giudice di merito, infatti, non aveva apprezzato adeguatamente se, nel contesto della vicenda, caratterizzato da un "momento di quiete del traffico e della circolazione ", non fosse possibile il ricorso ad altro mezzo di pari efficacia, ma meno rischioso).

Cassazione penale sez. V  16 giugno 2014 n. 41038  

 

Affinché possa riconoscersi la scriminante dell'uso legittimo delle armi è necessario che tra i possibili mezzi di coazione venga scelto quello meno lesivo, nel rispetto del principio di proporzionalità (nella specie, la Corte ha ritenuto sussistente la scriminante de quo nella condotta di un Carabiniere che, nel corso di un conflitto a fuoco con dei rapinatori, aveva ferito mortalmente un passante, atteso che la situazione di violenza estrema che aveva caratterizzato la fuga dei rapinatori giustificava, in base al principio di proporzionalità, l'utilizzo dell'arma come extrema ratio per tutelare l'incolumità di ostaggi e terzi).

Cassazione penale sez. IV  22 maggio 2014 n. 6719  

 

Non ricorre la scriminante prevista dall'art. 53 c.p. nel caso in cui il pubblico ufficiale, al fine di eseguire un ordine di sgombero di una piazza, ricorra all'uso delle armi immediatamente dopo aver intimato lo sgombero, senza lasciare agli intimati il tempo di allontanarsi e senza aver constatato la loro inottemperanza. (Fattispecie relativa al getto di una bomboletta di gas urticante in direzione del viso di destinatari del provvedimento di sgombero). (Rigetta, App. Genova, 13/01/2012 )

Cassazione penale sez. V  14 giugno 2013 n. 46787  



 
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