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Art. 556 codice penale: Bigamia

Chiunque, essendo legato da matrimonio avente effetti civili, ne contrae un altro, pur avente effetti civili, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Alla stessa pena soggiace chi, non essendo coniugato, contrae matrimonio con persona legata da matrimonio avente effetti civili.

La pena è aumentata se il colpevole ha indotto in errore la persona, con la quale ha contratto matrimonio, sulla libertà dello stato proprio o di lei.

Se il matrimonio, contratto precedentemente dal bigamo, è dichiarato nullo, ovvero è annullato il secondo matrimonio per causa diversa dalla bigamia, il reato è estinto, anche rispetto a coloro che sono concorsi nel reato, e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.


Giurisprudenza annotata

Bigamia

In tema di bigamia, nel caso di stipulazione di secondo matrimonio all’estero si tratta di reato commesso da cittadino italiano all’estero e che, prevedendo l’art. 556 c.p. una pena edittale inferiore nel minimo a tre anni, è necessaria, ex art. 9, comma 2, c.p., la condizione di procedibilità della richiesta del Ministero della Giustizia o della querela o istanza della persona offesa (in questo caso la moglie del primo matrimonio).

Ufficio Indagini preliminari La Spezia  22 gennaio 2013 n. 12  

 

In tema di bigamia, mentre nell'ipotesi prevista dall'art. 556, comma primo, cod. pen., la persona offesa dal reato è il primo coniuge del bigamo, nell'ipotesi aggravata prevista dal secondo comma della stessa disposizione sono persone offese tanto il primo quanto il secondo coniuge, poichè quest'ultimo, pur avendo concorso come coautore materiale alla realizzazione del delitto (che è necessariamente bilaterale), è al tempo stesso vittima dell'inganno posto in essere dall'altro coniuge, con la conseguenza che in tal caso sia il primo che il secondo coniuge del bigamo sono titolari del diritto di istanza ai sensi dell'art. 10 cod. pen.. Annulla senza rinvio, G.u.p.Trib. Roma, 20 Marzo 2007

Cassazione penale sez. VI  04 dicembre 2008 n. 331  

 

In tema di reati contro la famiglia, mentre nel caso previsto dall'art. 556, comma 1, c.p., persona offesa dal reato è il primo coniuge del bigamo, nell'ipotesi aggravata prevista dal comma 2 sono persone offese tanto il primo quanto il secondo coniuge, poiché quest'ultimo, pur avendo concorso con la sua opera alla realizzazione del delitto (che è necessariamente bilaterale), è al tempo stesso vittima dell'inganno posto in essere dall'altro coniuge.

Cassazione penale sez. VI  04 dicembre 2008 n. 331  

 

Nella bigamia, se è pur vero che oggetto specifico della tutela penale prevista dall'art. 556 c.p. è l'interesse dello Stato a garantire l'ordinamento giuridico familiare, per quanto attiene all'istituto del matrimonio monogamico, il reato assume anche i connotati di reato "plurioffensivo" perché incide sullo status acquisito dal coniuge del primo matrimonio. Pertanto, mentre nel caso di bigamia previsto dall'art. 556, comma 1, c.p. persona offesa dal reato è il primo coniuge del bigamo, nell'ipotesi aggravata prevista dal primo capoverso dello stesso art. sono persone offese tanto il primo quanto il secondo coniuge, poiché quest'ultimo, pur avendo concorso con la sua opera, come coautore materiale, alla realizzazione del delitto (che è reato necessariamente bilaterale), è al tempo stesso vittima dell'inganno posto in essere dall'altro coniuge.

Cassazione penale sez. VI  04 dicembre 2008 n. 331  

 

Il dolo del delitto di bigamia non è escluso né reso incerto dal dubbio circa la validità del primo matrimonio, atteso che in tale situazione l'agente, contraendo il secondo matrimonio, accetta il rischio della commissione del reato, integrando in tal modo il dolo eventuale.

Ufficio Indagini preliminari Milano  13 giugno 2007

 

L'erronea opinione dell'imputato di bigamia di essere libero di contrarre nuovo matrimonio avendo ottenuto il divorzio all'estero non costituisce errore su legge diversa da quella penale ex art. 47 comma 3 c.p. Tale errore, infatti, si risolve in errore sulla legge civile che fornisce la nozione di matrimonio avente effetti civili, integrativa del precetto penale in quanto richiamata dall'art. 556 c.p., e quindi in ignoranza della legge penale che, ex art. 5 c.p., non può essere invocata dall'imputato come causa di esclusione della punibilità.

Ufficio Indagini preliminari Milano  13 giugno 2007

 

Ai fini della sussistenza del delitto di bigamia deve essere considerato legato da precedente matrimonio, avente effetti civili, colui che abbia ottenuto all'estero pronuncia di sentenza di divorzio non ancora però riconosciuta in Italia all'epoca della celebrazione del secondo matrimonio.

Ufficio Indagini preliminari Milano  13 giugno 2007

 

L'interesse protetto dall'art. 556 c.p. è quello della tutela dell'istituto matrimoniale quale fondamento della famiglia, che perde l'obiettivo di tutela solo allorquando risulti che il vincolo contratto non sia più esistente di fatto, senza che abbia importanza alcuna la circostanza che il primo matrimonio sia stato trascritto o meno, giacché l'interesse è quello di evitare che all'epoca della celebrazione di un secondo matrimonio il cittadino italiano o straniero non sia già sposato altrove.

Ufficio Indagini preliminari Trani  24 gennaio 2005

 

La bigamia è un reato permanente che si protrae per tutta la durata della coesistenza dei due matrimoni e viene a cessare allorché sia pronunciata con sentenza definitiva la cessazione degli effetti civili di uno di essi.

Cassazione penale sez. VI  17 febbraio 2003 n. 23249  

 

È manifestamente infondata, in riferimento all'art. 3 cost., la questione di legittimità costituzionale, esaminata per la prima volta, dell'art. 556 comma 3 c.p., nella parte in cui non prevede come causa di estinzione del reato di bigamia lo scioglimento del precedente matrimonio per mancata consumazione (art. 3 n. 2 lett. f), l. 1 dicembre 1970 n. 898), mentre sarebbe causa di estinzione del reato la dispensa ecclesiastica del matrimonio "rato" e non consumato. La Corte cost., con sent. n. 18 del 1982, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle norme che prevedevano poter essere reso esecutivo il provvedimento ecclesiastico di dispensa del matrimonio "rato" e non consumato; comunque, come già ritenuto nella menzionata sentenza, la dispensa, agendo "ex nunc" e non "ex tunc", non determina l'estinzione del reato di bigamia.

Corte Costituzionale  03 dicembre 1987 n. 463  



 
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