codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 564 codice penale: Incesto

Chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo, commette incesto con un discendente o un ascendente, o con un affine in linea retta, ovvero con una sorella o un fratello, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

La pena è della reclusione da due a otto anni nel caso di relazione incestuosa.

Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se l’incesto è commesso da persona maggiore di età, con persona minore degli anni diciotto, la pena è aumentata per la persona maggiorenne.

La condanna pronunciata contro il genitore importa la perdita della potestà dei genitori o della tutela legale.


Giurisprudenza annotata

Incesto

In tema di reati in ambito familiare, è configurabile il concorso formale tra il delitto di incesto (art. 564 cod. pen.) e quello di violenza sessuale (art. 609 bis cod. pen.), né rileva in senso contrario la circostanza che la condotta incestuosa sia caratterizzata dagli estremi della violenza. Rigetta, App. Catanzaro, 25 gennaio 2007

Cassazione penale sez. III  18 gennaio 2008 n. 9109  

 

In tema di reati in ambito familiare, ai fini dell'integrazione dell'elemento costitutivo del reato di incesto (art. 564 cod. pen.), deve escludersi che la situazione di "pubblico scandalo" consista nelle informazioni ricevute dalla polizia giudiziaria a seguito delle denunce dei familiari circa l'esistenza della relazione incestuosa. Rigetta, App. Catanzaro, 25 gennaio 2007

Cassazione penale sez. III  18 gennaio 2008 n. 9109  

 

È infondata la q.l.c. dell'art. 564 c.p., nella parte in cui punisce con la reclusione da uno a cinque anni chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo, commette incesto con persona affine in linea retta, in riferimento agli art. 2, 3, comma 1, 13, comma 1, e 27, comma 3, cost.

Corte Costituzionale  21 novembre 2000 n. 518  

 

È infondata la q.l.c. dell'art. 564 c.p., sollevata, in riferimento agli art. 2, 3 comma 1, 13 comma 1 e 27 comma 3 cost., nella parte in cui punisce chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo, commette incesto con un affine in linea retta (nella specie: suocero e nuora) (la Corte, dopo aver sottolineato che la norma impugnata mira ad offrire protezione alla famiglia, ha conclusivamente ritenuto che le censure mosse dal rimettente non si basano su vizi rilevabili nel giudizio di legittimità costituzionale, ma si risolvono in critiche di opportunità della norma, il cui apprezzamento si sottrae alla competenza della Corte stessa, rientrando nella discrezionalità del legislatore).

Corte Costituzionale  21 novembre 2000 n. 518  

 

Non è fondata, con riferimento agli art. 2, 3 comma 1, 13 comma 1 e 27 comma 3 cost., la q.l.c. dell'art. 564 c.p., in quanto - posto che tale disposizione, la quale punisce come incesto i rapporti sessuali tra soggetti legati da vincoli di parentela o di affinità (e, quindi, anche quelli intercorsi, come nella specie, tra suocero e nuora, quali affini in linea retta), tenuti in modo che ne derivi pubblico scandalo, trova la sua giustificazione obbiettiva nella finalità di protezione della famiglia, escludendo i rapporti sessuali tra componenti diversi dai coniugi, ivi compresi quelli degli affini in linea retta, nell'intento di evitare perturbazioni della vita familiare e di permettere la formazione di nuove strutture di natura familiare nell'ambito della più vasta società; e che le scelte legislative, di creazione di una fattispecie delittuosa, di delimitazione dei confini della famiglia in cui opera il divieto, fino a comprendere, tra i soggetti del delitto, gli affini in linea retta, di irrogazione della pena nel campo delle relazioni affettive e sessuali e la sua proporzione rispetto al bene protetto, e quella di far dipendere la sua irrogazione dalla previsione del pubblico scandalo della relazione incestuosa, si giustificano con il legittimo perseguimento delle summenzionate finalità, con un non irragionevole bilanciamento tra la finalità repressiva e la protezione della tranquillità degli equilibri domestici da ingerenze intrusive, quali sono le investigazioni per la ricerca del reato, attraverso una valutazione non arbitraria del nesso di congruità tra tipo di reato (che non tutela un mero modo di apparire dell'istituto familiare) e il tipo e la quantità della pena stabilita - le censure mosse dal giudice rimettente non si basano su vizi rilevabili nel giudizio di legittimità costituzionale, ma si risolvono in critiche di opportunità alla norma incriminatrice, il cui apprezzamento non compete alla Corte costituzionale, rientrando nella discrezionalità del legislatore.

Corte Costituzionale  21 novembre 2000 n. 518  

 

I reati di incesto (art. 564 c.p.) e di violenza carnale (519 c.p.) possono concorrere tra loro in quanto la congiunzione carnale con i soggetti indicati nell'art. 564 c.p., che dà luogo al reato di incesto, può essere sia consensuale che violenta. In tale secondo caso, sussiste anche il reato di violenza carnale.

Cassazione penale sez. III  16 novembre 1995 n. 12472  

 

I reati di incesto (art. 564 c.p.) e di violenza carnale (art. 519 c.p.) possono concorrere tra loro in quanto, la congiunzione carnale con i soggetti indicati nell'art. 564 c.p., che dà luogo al reato di incesto, può essere sia consensuale che violenta. In tale secondo caso, sussiste anche il reato di violenza carnale.

Cassazione penale sez. III  16 novembre 1995 n. 12472  

 

La notorietà della relazione incestuosa, rivelata dallo stato di gravidanza, concreta l'estremo del pubblico scandalo, richiesto dall'art. 564 c.p. quale elemento costitutivo del delitto di incesto.

Tribunale minorenni Roma  24 dicembre 1985



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti