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Art. 567 codice penale: Alterazione di stato

Chiunque, mediante la sostituzione di un neonato, ne altera lo stato civile è punito con la reclusione da tre a dieci anni.

Si applica la reclusione da cinque a quindici anni a chiunque, nella formazione di un atto di nascita, altera lo stato civile di un neonato, mediante false certificazioni, false attestazioni o altre falsità.


Giurisprudenza annotata

Delitti contro lo stato di famiglia

Il delitto di alterazione di stato previsto dall'art. 567, comma 2, c.p., richiede il dolo generico che consiste nella contemporanea presenza nell'agente della consapevolezza della falsità della dichiarazione, della volontà di effettuarla e della previsione dell'evento di attribuire al neonato uno stato civile diverso da quello che gli spetterebbe secondo natura, mentre l'intenzione di favorire il neonato mediante l'attribuzione di un genitore diverso da quello naturale può essere valutata solo per l'eventuale concessione dell'attenuante di cui all'art. 62 n. 1) c.p. (Annulla con rinvio, App. Milano, 25/01/2013 )

Cassazione penale sez. VI  30 ottobre 2014 n. 51662  

 

La presunzione legale di paternità di cui all'art. 231 c.c., a norma della quale il marito della madre è padre del figlio da essa concepito durante il matrimonio può infatti rimossa soltanto con l'azione di disconoscimento di cui all'art. 235 c.c. promossa dalle persone legittimate, nei termini ed alle condizioni all'uopo previste; ne consegue che la condotta dell'imputata che nella denuncia di nascita del figlio aveva dichiarato la mancanza di vincoli di parentela o affinità con il padre, nonostante non fossero ancora decorsi trecento giorni dall'omologazione della separazione personale, non può considerarsi nella specie idonea a realizzare l'alterazione di stato, elemento costitutivo dei reato di cui all'art. 567 c.p., integrando, invece, la diversa fattispecie di cui all'art. 495 c.p..

Cassazione penale sez. VI  17 settembre 2014 n. 47136  

 

Ai fini dell'integrazione del delitto di cui all'art. 567, comma 2, c.p., è necessaria un'attività materiale di alterazione di stato che costituisca un "quid pluris" rispetto alla mera falsa dichiarazione, e si caratterizzi per l'idoneità a creare una falsa attestazione, con attribuzione al figlio di una diversa discendenza, in conseguenza dell'indicazione di un genitore diverso da quello naturale. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso che la condotta di una madre che si era limitata ad omettere l'indicazione del suo stato matrimoniale all'atto della dichiarazione della nascita del figlio potesse configurare il reato di alterazione di stato, dovendo ravvisarsi invece la fattispecie di cui all'art. 495 c.p., in quanto la dichiarazione pur se non veritiera, non era idonea ad eliminare il rapporto di filiazione effettivamente sussistente tra detto minore e il marito, in forza di quanto stabilito dall'art. 232, comma 2, c.c.).

Cassazione penale sez. VI  17 settembre 2014 n. 47136  

 

Non si configura il delitto di alterazione di stato previsto dall'art. 567, comma 2 c.p. quando è richiesta la trascrizione dell'atto di nascita formato all'estero, indicante le generalità dei genitori committenti, a seguito di surrogazione di maternità, ove tale pratica sia conforme alla "lex loci" che ammette il riconoscimento dello status di genitore a prescindere dalla discendenza biologica; gli effetti della trascrizione dell'atto, infatti, sono di mera pubblicità, senza alcun riflesso costitutivo sull'atto stesso già perfezionatosi all'estero. Ove, tuttavia, i genitori committenti dichiarino, innanzi all'ufficiale di stato civile, in Italia, sotto comminatoria di penale responsabilità ex art. 76 d.P.R. n. 445 del 2000, di essere i genitori del minore, si configura, invece, il delitto di cui agli art. 110 e 495 comma 2 n. 1 c.p., atteso che si tratta di affermazione decettiva (nel caso di specie, "a latere matris").

Tribunale Milano  08 aprile 2014

 

La falsa attribuzione dello status di figlio legittimo, mediante la altrettanto falsa dichiarazione di coniugio, è sufficiente ad integrare il reato di alterazione di stato di cui all'art. 567, comma 2, c.p.

Cassazione penale sez. VI  23 gennaio 2014 n. 6400  

 

Per la configurabilità del delitto di alterazione di stato di cui all’art. 567 comma 2 c.p., è richiesto il dolo generico, consistente nella contemporanea presenza nell’agente della consapevolezza della falsità della dichiarazione o della certificazione, della precisa volontà di effettuarla e della previsione dell’evento di attribuire al neonato uno stato civile diverso rispetto a quello che gli spetterebbe secondo natura.

Ufficio Indagini preliminari Trieste  04 ottobre 2013 n. 349  

 

La falsa dichiarazione all’ufficiale dello stato civile di essere il padre naturale di una minore integra il reato di cui all’art. 495 c.p. e non il diverso reato di alterazione di stato (art. 567 c.p.) non comportando la perdita del vero stato civile del neonato.

Ufficio Indagini preliminari Torino  06 febbraio 2013 n. 232

 

Per l'integrazione del reato di cui all'art. 567 comma 2 c.p. la dichiarazione resa in sede di formazione dell'atto di nascita deve attribuire al figlio riconosciuto una discendenza che non gli compete secondo natura. La circostanza deve necessariamente risultare da un'evidenza scientifica atta a stabilire chi sia il vero padre del bambino, poiché se esiste un dubbio sul presupposto del reato va pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste.

Corte appello Milano sez. I  13 gennaio 2013

 

Configura il reato di "alterazione di stato" (art. 567 c.p.) e non quello previsto dall'art. 71 l. n. 184 del 1983, la condotta di chi riceve un minore "uti filius" attraverso il falso riconoscimento della paternità naturale, sia pure verso il pagamento di una somma di denaro o di altra utilità, in quanto tale ultima ipotesi delittuosa sanziona la condotta di "cedere" in affidamento il minore e non invece quella di riceverlo, laddove la previsione di cui al comma 5 dell'art. 71 legge cit., che estende la sanzione a chi "riceve" il minore in illecito affidamento con carattere di definitività, riguarda, l'attività di fatto preordinata ad una futura adozione.

Cassazione penale sez. VI  09 ottobre 2012 n. 40610  

 

In relazione alla q.l.c., in riferimento agli art. 2, 3, 27, comma 3, 30 e 31 cost., dell'art. 569 c.p., nella parte in cui prevede "l'applicazione automatica della pena accessoria della perdita della potestà genitoriale a seguito della commissione del reato di cui all'art. 567 c.p.", non è fondata l'eccezione di inammissibilità per difetto di motivazione in ordine ai parametri evocati. Sia pure in forma concisa, ma sufficiente, l'ordinanza di rimessione dà conto delle ragioni che la sostengono.

Corte Costituzionale  23 febbraio 2012 n. 31  

 

Non integra gli estremi del delitto di riduzione in schiavitù - ma quello di alterazione di stato (art. 567, comma 2, c.p.) - la "cessione", uti filius, di un neonato ad una coppia di coniugi, in quanto la fattispecie incriminatrice di cui all'art. 600 c.p. è connotata dalla finalità di sfruttamento dell'uomo sull'uomo, nel senso che, in tal caso, il soggetto attivo, non solo esercita un potere corrispondente al diritto di proprietà, ma deve anche realizzare la riduzione o il mantenimento in stato di soggezione del soggetto passivo ed entrambe le condotte sono preordinate allo scopo di ottenere prestazioni lavorative, sessuali, di accattonaggio nelle quali si concreta lo sfruttamento dello schiavo: il che non ricorre nell'ipotesi in cui i soggetti attivi si propongono di inserire, sia pure "contra legem", il neonato "compravenduto" in una famiglia che non è quella naturale.

Cassazione penale sez. V  06 giugno 2008 n. 32986  



 
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