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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 570 codice penale: Violazione degli obblighi di assistenza familiare

Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori, alla tutela legale, o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da centotre euro a milletrentadue euro.

Le dette pene si applicano congiuntamente a chi: 1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge; 2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato è commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma.

Le disposizioni di questo articolo non si applicano se il fatto è preveduto come più grave reato da un’altra disposizione di legge.

 


Giurisprudenza annotata

Violazione degli obblighi di assistenza famigliare

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 570, primo comma, cod. pen., quando l'avente diritto non versa in stato di bisogno, la mancata corresponsione dell'assegno di mantenimento in favore del coniuge separato assume rilevanza solo se dovuta alla volontà di disconoscere i vincoli di assistenza materiale e morale, sussistenti (sia pure in forma attenuata) anche durante la separazione, e non invece, quando è riconducibile alle precarie condizioni economiche dell'obbligato. (Annulla con rinvio, App. Torino, 25/02/2014 )

Cassazione penale sez. VI  26 novembre 2014 n. 52393  

 

Per integrare la fattispecie di reato di cui all'art. 570, comma 1, c.p. non basta verificare l'inadempimento all'obbligo di corresponsione dell'assegno di mantenimento in favore del coniuge, ma bisogna anche accertare gli ulteriori elementi costitutivi del reato: l'inadempimento deve infatti essere ricollegabile ad una volontà inadempiente direttamente correlata alla deliberata negazione del vincolo di assistenza ancora sussistente, che per l'effetto possa considerarsi contraria all'ordine o alla morale della famiglia (cassata, nella specie, la decisione dei giudici del merito che non avevano verificato se la condizione economica dell'interessato potesse consentire l'adempimento, considerato che l'imputato era stato licenziato e aveva richiesto l'ammissione al patrocinio a spese dello stato).

Cassazione penale sez. VI  26 novembre 2014 n. 52393  

 

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l'incapacità economica dell'obbligato, intesa come impossibilità di far fronte agli adempimenti sanzionati dall'art. 570 c.p., deve essere assoluta e deve altresì integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti (confermata, nella specie, la responsabilità dell'imputato, atteso che nel periodo in cui si era verificato l'inadempimento era risultato che lo stesso avesse comunque ricevuto introiti, seppure modesti, e soprattutto fosse riuscito a costituire un altro nucleo famigliare, pagando la pigione dell'alloggio dove aveva vissuto).

Cassazione penale sez. VI  25 novembre 2014 n. 6682  

 

In materia di violazione degli obblighi di assistenza familiare, la minore età dei discendenti, destinatari dei mezzi di sussistenza, rappresenta "in re ipsa" una condizione soggettiva dello stato di bisogno, che obbliga i genitori a contribuire al loro mantenimento, assicurando i predetti mezzi di sussistenza; ne deriva che il reato di cui all'art. 570, comma secondo, cod. pen., sussiste anche quando uno dei genitori ometta la prestazione dei mezzi di sussistenza in favore dei figli minori o inabili, ed al mantenimento della prole provveda in via sussidiaria l'altro genitore. (Annulla con rinvio, Gip Trib. Roma, 26/09/2013 )

Cassazione penale sez. VI  20 novembre 2014 n. 53607  

 

In materia di violazione degli obblighi di assistenza familiare, la minore età dei discendenti, destinatari dei mezzi di sussistenza, rappresenta "in re ipsa" una condizione soggettiva dello stato di bisogno, che obbliga i genitori a contribuire al loro mantenimento, assicurando i predetti mezzi di sussistenza; ne deriva che il reato di cui all'art. 570, comma secondo, cod. pen., sussiste anche quando uno dei genitori ometta la prestazione dei mezzi di sussistenza in favore dei figli minori o inabili, ed al mantenimento della prole provveda in via sussidiaria l'altro genitore. (Annulla con rinvio, Gip Trib. Roma, 26/09/2013 )

Cassazione penale sez. VI  20 novembre 2014 n. 53607  

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 570, comma secondo n. 2, cod. pen., l'obbligo di procurare i mezzi di sussistenza ad un figlio minore sussiste indipendentemente dalla formale attribuzione della responsabilità genitoriale, essendo irrilevante la mancanza del riconoscimento giudiziale della paternità, anche ove il compimento di tale atto venga ostacolato dall'altro genitore naturale. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza impugnata che aveva affermato la responsabilità dell'imputato il quale, nell'ambito di un rapporto connotato da marcata conflittualità con la madre del bambino, aveva rifiutato ogni prestazione economica fino alla pronuncia giudiziale ed alla conseguente fissazione, da parte del giudice, della somma mensile dovuta per il mantenimento, in seguito regolarmente versata). (Annulla senza rinvio, App. Brescia, 25/03/2013 )

Cassazione penale sez. VI  19 novembre 2014 n. 53123  

 

In merito al reato di cui all'art. 570 c.p., la mera condotta omissiva non integra il reato de quo, ma è necessaria la prova dello stato di bisogno in capo alla persona offesa. L'assenza di tale situazione deve essere provata, assieme ad una eventuale impossibilità ad adempiere, dal coniuge omissivo, mentre non risulta necessario provare lo stato di bisogno dei figli minori, la cui sussistenza è sempre presunta.

Cassazione penale sez. VI  11 novembre 2014 n. 49543  

 

Non è necessaria, per l'integrazione della fattispecie ex art. 570, comma 1, c.p., diversamente da quella ex comma 2, n. 2 della stessa norma, la determinazione di uno stato di bisogno della persona avente diritto quale conseguenza della condotta violativa dei doveri di assistenza materiale di coniuge e genitore (nella specie, la mancata corresponsione dell'assegno aveva luogo nei confronti della sola moglie e non anche del figlio minore).

Cassazione penale sez. VI  04 novembre 2014 n. 47139  

 

La violazione dei doveri di assistenza materiale di coniuge e di genitore, previsti dalle norme del c.c., integra, ricorrendo tutti gli altri elementi costitutivi della fattispecie, il reato previsto e punito dall'art. 570, comma 1, c.p. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata che aveva ravvisato il reato in questione nella condotta di mancata corresponsione di quanto dovuto a titolo di mantenimento anche se la stessa non aveva determinato lo stato di bisogno della persona avente diritto alla prestazione). (Rigetta, App. Caltanissetta, 28/03/2013 )

Cassazione penale sez. VI  04 novembre 2014 n. 47139  

 

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, lo stato di bisogno e l'obbligo del genitore di contribuire al mantenimento dei figli minori non vengono meno quando gli aventi diritto siano assistiti economicamente da terzi, anche in relazione alla percezione di eventuali elargizioni a carico della pubblica assistenza. (In applicazione del principio, la S.C. ha giudicato corretta la decisione impugnata che aveva affermato la sussistenza del reato sebbene l'avente diritto, figlia minore dell'imputato, percepisse un contributo mensile dallo Stato quale compagna di un collaboratore di giustizia). (Rigetta, App. Trieste, 05/11/2013 )

Cassazione penale sez. VI  22 ottobre 2014 n. 46060  

 

E' punito il mero inadempimento dell'obbligo di corresponsione dell'assegno di mantenimento stabilito dal giudice in favore dei figli, senza limitazione di età, purché economicamente non autonomi. In tal caso, l'inabilità al lavoro che, ai sensi dell'art. 570, comma 2, c.p., impone al genitore l'obbligo di corrispondere i mezzi di sussistenza anche al figlio maggiorenne, deve essere intesa, in base alla definizione contenuta negli artt. 2 e 12 della legge n. 118/1971, come totale e permanente inabilità lavorativa.

Cassazione penale sez. VI  30 settembre 2014 n. 41832  

 

In base alla formulazione complessiva dell'articolo 570 c.p., l'unico comportamento penalmente rilevante del coniuge obbligato al versamento di un assegno di mantenimento in favore dell'altro coniuge dal quale viva separato o dei figli minori od inabili a questi affidati, si realizza allorché il versamento dell'assegno venga del tutto omesso, o ne sia ridotto l'importo in misura tale da non garantire mezzi di sussistenza ai destinatari dell'assegno. Nella stessa ottica, si è affermato che il provvedimento del giudice civile con cui è stato fissato l'obbligo del versamento di un assegno, può costituire un punto di partenza per l'accertamento del reato nella misura in cui dimostri la sussistenze di uno stato di bisogno dei beneficiari. Di conseguenza, il pagamento di una somma inferiore a quella imposta a titolo di assegno non basta ad integrare gli estremi del delitto di cui all'art. 570, secondo comma, c.p. Se, però, non viene corrisposta alcuna somma o vengono versate somme irrisorie, è evidente che l'obbligato non sovviene alle necessita? più elementari degli aventi diritto agli alimenti e quindi commette violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I  07 agosto 2014 n. 2586

 

L'art. 570 c.p., con l'espressione 'mezzi di sussistenza' ha inteso far riferimento ai mezzi strettamente necessari per la soddisfazione delle elementari esigenze di vita, individuabili nel vitto, vestiario, canoni di locazione per la casa di abitazione, canoni per luce, gas, riscaldamento, istruzione dei figli, mezzi di trasporto etc. Trattasi di un concetto diverso e più limitato rispetto a quello civilistico di 'alimenti' che comprende invece tutte le varie esigenze di vita ed è fondato sulla valutazione delle condizioni socio-economiche dei coniugi. Precisato nei termini anzidetti il concetto di mezzi di sussistenza, ai fini della configurabilità della fattispecie penalmente rilevante devono concorrere sia la disponibilità di risorse sufficienti da parte dell' obbligato, sia un effettivo stato al bisogno del soggetto passivo.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I  07 agosto 2014 n. 2586  

 

Il reato p. e p. dall'art. 570 c.p., nella fattispecie più grave ed autonoma di cui al comma secondo, ha natura permanente e sanziona la condotta del soggetto che abbia fatto mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore ovvero agli ascendenti o al coniuge non legalmente separato per sua colpa. Il reato, che ben puo` sussistere anche nelle ipotesi di omissione o autoriduzione dell'assegno di mantenimento stabilito dal giudice civile, richiede in ogni caso, quali elementi per la sua configurabilità, la disponibilita` di risorse da parte dell'obbligato e lo stato di bisogno effettivo del soggetto passivo. Pertanto, premesso che va tenuto distinto l'assegno stabilito dal giudice civile dal concetto - piu` limitato - di mezzi di sussistenza richiamato dalla norma penale, i quali sono del tutto indipendenti dalla valutazione del giudice civile ed attengono ai mezzi economici minimi necessari per soddisfare le esigenze elementari di vita, la violazione del provvedimento giudiziale con cui è stato fissato l'obbligo del versamento della somma in favore dei figli minori e del coniuge non necessariamente è sufficiente ad integrare di per sé il reato, potendo costituire solo un punto di partenza per l'accertamento della responsabilità dal momento che la previsione giudiziale del versamento dell'assegno dimostra in re ipsa la verosimile sussistenza di uno stato di bisogno dei beneficiari. Il reato, pur avendo dunque come presupposto l'esistenza di un'obbligazione alimentare, non ha carattere meramente sanzionatorio dell'inadempimento del provvedimento del giudice civile il quale infatti non fa stato nel giudizio penale né quanto allo stato di bisogno del destinatario né quanto alle capacità economiche dell'obbligato, circostanze queste che devono essere verificate in concreto. Ne discende, quindi, che il giudice del merito è tenuto ad accertare con indagine rigorosa, se, per effetto della condotta omissiva ovvero del versamento di somme irrisorie rispetto a quelle prefissate nel provvedimento, siano mancati ai beneficiari i mezzi di sostentamento nel senso che non risultano soddisfatte da parte dell'obbligato le più elementari e primarie necessità familiari, sempre che ne abbia la capacita` economica e sussista lo stato di bisogno dei destinatari.

Tribunale S.Maria Capua V.  17 luglio 2014 n. 2466  



 
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