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Art. 571 codice penale: Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina

Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi.

Se dal fatto deriva una lesione personale, si applicano le pene stabilite negli articoli 582 e 583, ridotte a un terzo; se ne deriva la morte, si applica la reclusione da tre a otto anni.


Giurisprudenza annotata

Abuso di mezzi di correzione e disciplina

Con riferimento al delitto di abuso di mezzi di correzione, il termine “correzione” va assunto come sinonimo di educazione, pertanto non può ritenersi tale l’uso della violenza finalizzato a scopi educativi, con la conseguenza che l’eccesso di mezzi di correzione violenti non rientra nella fattispecie dell’art. 571 c.p. giacché intanto è ipotizzabile un abuso, in quanto sia lecito l’uso.

Tribunale La Spezia  22 agosto 2014 n. 814  

 

È da escludere che l'educatore possa utilizzare violenza nei confronti del minore, sia pure a scopo educativo. (Nella specie, tra gli addebiti contestati a un educatore in servizio presso una comunità, era stato individuato quello dell'avere percosso, tanto da cagionargli delle ecchimosi, uno degli ospiti sulla natica, con il flauto che questi si ostinava a suonare nonostante i plurimi divieti per il rispetto del riposo degli altri; in sede di merito, erano stati ravvisati il reato di violenza privata, anziché quello originariamente contestato di abuso dei mezzi di correzione e disciplina, nonché quello di lesioni personali: la Corte ha rigettato il ricorso avverso la sentenza di condanna escludendo che potesse valere, per scriminare la condotta, una pretesa finalità educativa, incompatibile con l'uso della violenza).

Cassazione penale sez. V  16 maggio 2014 n. 25790  

 

Relativamente a minori, il termine "correzione" va assunto come sinonimo di educazione, con riferimento ai connotati intrinsecamente conformativi di ogni processo educativo. E non può ritenersi tale l'uso della violenza finalizzato a scopi educativi: ciò sia per il primato che l'ordinamento attribuisce alla dignità della persona, anche del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non più, come in passato, semplice oggetto di protezione (se non addirittura di disposizione) da parte degli adulti; sia perché non può perseguirsi, quale meta educativa, un risultato di armonico sviluppo di personalità, sensibile ai valori di pace, di tolleranza, di connivenza utilizzando un mezzo violento che tali fini contraddice. Ne consegue che l'eccesso nel ricorso a mezzi di correzione, in sé illeciti, non rientra nella fattispecie dell'art. 571 c.p. (abuso di mezzi di correzione) giacché a tale condizione soltanto può ammettersi la configurazione dell' abuso punibile in maniera attenuata, rispetto ad altri e più gravi reati (nella specie, la Corte ha sottolineato che non si comprende come potrebbe farsi rientrare nel concetto di uso di mezzi leciti di correzione o anche soltanto in quello di abuso di mezzi leciti di correzione, e non piuttosto nella ipotesi di violenza privata, la condotta consistita nel percuotere la natica di un alunno - che non ubbidiva all'ordine di smettere di suonare il flauto- con lo stesso strumento musicale, cagionandogli ecchimosi lineari sul gluteo).

Cassazione penale sez. V  16 maggio 2014 n. 25790  

 

In tema di abuso di mezzi di correzione e di disciplina, di cui all'art. 571 c.p., mentre non possono ritenersi preclusi quegli atti di pressione morale che risultino adeguati alla finalità di rafforzare la proibizione di comportamenti di indisciplina gratuita o insolente idonei a minare la credibilità e l'effettività della funzione educativa, o anche quelli di coercizione fisica meramente impeditivi di condotte violente da parte del discente, integra la fattispecie criminosa in questione l'uso di un mezzo, vuoi di natura fisica, psicologica o morale, che abbia come effetto l'umiliazione del soggetto passivo, posto che l'intento educativo va esercitato in coerenza con una evoluzione non traumatica della personalità del soggetto cui è rivolto con la precisazione che con riguardo ai bambini il termine "correzione", presente nella dizione normativa, va inteso come sinonimo di educazione, con riferimento ai connotati intrinsecamente conformativi di ogni processo educativo.

Cassazione penale sez. VI  19 marzo 2014 n. 15149  

 

Anche gli ufficiali e agenti di polizia penitenziaria possono essere considerati possibili soggetti attivi del reato di Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina ex articolo 571 del Cp nei confronti dei detenuti, sempre nei limiti di condotte che si sostanzino in un abuso di mezzi di correzione che la natura o le modalità del rapporto di correzione, instauratosi tra soggetti, consentano. Infatti tale reato ha un ambito esteso a soggetti che vanno ben oltre la cerchia familiare, per divenire limite di ogni uso dei mezzi di correzione o di disciplina da chiunque realizzato, all'interno di determinati rapporti, da attuarsi in ogni caso con mezzi che non ledano i fondamentali diritti della persona mai derogabili. L'elemento materiale di tale reato consiste, infatti, nell'abuso dei sopra citati mezzi e presuppone a sua volta, lo ius corrigendi in capo al soggetto che ha il potere disciplinare nei confronti dell'altro. Debbono essere considerati leciti solo quei mezzi di coercizione e di disciplina che, nell'assoluto rispetto dell'incolumità fisica e della personalità psichica e morale, siano necessari per il raggiungimento dello scopo che il rapporto disciplinare si propone. Vengono quindi banditi dallo ius corrigendi il ricorso alla violenza fisica, come l'uso dei pugni, degli schiaffi fino ad arrivare alle mere percosse.

Tribunale Trento  29 maggio 2013 n. 444  

 

Ritenuto quanto disposto dalla normativa nazionale, comunitaria ed internazionale sulla tutela d'ogni minore, in conformità agli attuali, consolidati e ormai irreversibili postulati delle scienze psicologiche e pedagogiche, non può considerarsi lecito, ex art. 571 c.p., l'uso della violenza psichica costruttiva finalizzata, sul piano soggettivo, a scopi ritenuti educativi perché correttivi e disciplinari, tanto più quando il mezzo è usato a scopi, o con modalità d'ordine chiaramente vessatorio, o con finalità di punizione "esemplare", o con umiliazione della dignità personale e relazionale del minore, o per mero esercizio di "autorità", di esibizionistico prestigio, di profondo ed insindacabile potere personale ed istituzionale: non può, invero, perseguirsi, quale meta educativa e formativa, un armonico sviluppo della personalità minorile "in itinere", sensibile ai valori di pace, di moderazione, di tolleranza, di razionalità, di moderazione, di solidale convivenza anche scolastica, usando metodi e mezzi di violenza psichica, costrittivi od ultronei che tali finalità contraddicono.

Cassazione penale sez. VI  14 giugno 2012 n. 34492  

 

Costituisce abuso punibile a norma dell'art 571 c.p. anche il comportamento doloso che umilia, svaluta, denigra o violenta psicologicamente un bambino, causandogli pericoli per la salute, anche se è compiuto con soggettiva intenzione educativa o di disciplina (confermata la condanna nei confronti di un insegnante per il reato di abuso dei mezzi di correzione, atteso che la donna aveva costretto un alunno a scrivere per 100 volte sul quaderno la frase "sono un deficiente").

Cassazione penale sez. VI  14 giugno 2012 n. 34492  

 

Può configurarsi il reato di cui all'art. 571 c.p., eventualmente in concorso con quello di cui all'art. 608 c.p. (dovendosi escludere che quest'ultima sia norma speciale rispetto alla prima), qualora vengano poste in essere, da parte di appartenenti alla polizia penitenziaria, con carattere di abitualità, condotte violente, vessatorie, umilianti e denigranti nei confronti dei detenuti, nulla rilevando, sotto il profilo soggettivo, che la finalità perseguita dagli agenti non sia quella di svilire la personalità delle vittime ma quella di punire loro vere o supposte mancanze per dare un segnale "forte e chiaro" a tutti gli altri detenuti.

Cassazione penale sez. VI  21 maggio 2012 n. 30780  

 

Per la configurabilità del delitto di cui all’art. 571 c.p., il concetto di abuso di mezzi di correzione o di disciplina, implica logicamente un uso consentito degli stessi, non potendosi abusare di mezzi di per sé considerati illeciti. Pertanto l’utilizzo da parte del professore dello “scappellotto” nei confronti di un alunno, pur potendo configurare in astratto il reato "de quo", va in concreto escluso, perché il mero scappellotto ricevuto dal minore, nell’ambito del rapporto educativo con l’insegnante in un contesto in cui il minore pone in essere continui comportamenti scorretti, con ripetuti richiami verbali del professore, rimasti senza esito, necessità di allontanare il minore dall’aula per consentire il regolare svolgimento dell’attività didattica, e il richiamare la sua attenzione sugli obblighi che pure gravano sui discenti, non esula dai leciti mezzi di correzione perché non può causare quel pericolo di malattia nel corpo o nella mente che condiziona la punibilità del fatto, per la sua scarsissima intensità.

Ufficio Indagini preliminari Rovereto  30 gennaio 2012

 

Ai fini dell'integrazione della fattispecie prevista dall'art. 571 c.p. è sufficiente il dolo generico, non essendo richiesto dalla norma il fine specifico, ossia un fine particolare e ulteriore rispetto alla consapevole volontà di realizzare la condotta di abuso (confermata, nella specie, la condanna inflitta ai genitori che, per adeguare la figlia ai loro canoni di vita, avevano utilizzato mezzi sproporzionati rispetto al fine perseguito).

Cassazione penale sez. VI  25 ottobre 2011 n. 45358  

 

I reati previsti dagli artt. 609 bis e 571 c.p. possono concorrere perché non è riscontrabile una completa sovrapponibilità naturalistica tra le condotte antigiuridiche: il reato di maltrattamenti non si esaurisce negli atti di violenza sessuale perché esistono altri comportamenti di prevaricazione ed umiliazione che hanno reso insopportabile per la moglie la convivenza familiare.

Cassazione penale sez. III  06 luglio 2011 n. 36967  

 



 
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