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Art. 572 codice penale: Maltrattamenti in famiglia o verso i fanciulli

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni.


Giurisprudenza annotata

Maltrattamenti contro famigliari

Il reato di maltrattamenti in famiglia assorbe i delitti di percosse e minacce anche gravi, ma non quelli di lesioni, danneggiamento ed estorsione, attesa la diversa obiettività giuridica dei reati.

Cassazione penale sez. VI  21 gennaio 2015 n. 5300  

 

Sussiste il reato di maltrattamenti in famiglia ove siano riscontrabili atti di vessazione reiterata tali da cagionare sofferenza, prevaricazione ed umiliazioni che scaturiscano in uno stato di disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di esistenza.

Cassazione penale sez. VI  20 gennaio 2015 n. 4849  

 

Il delitto di maltrattamenti in famiglia assorbe i delitti di percosse e minacce, anche gravi, sempre che tali comportamenti siano contestati come finalizzati ai maltrattamenti, in quanto costituiscono elementi essenziali della violenza fisica o morale propria della fattispecie prevista dall'art. 572 c.p., ma non in quello di lesioni (che non costituisce sempre elemento essenziale del delitto di maltrattamenti), di danneggiamento e di estorsione attesa la diversa obiettività giuridica dei reati.

Cassazione penale sez. II  16 gennaio 2015 n. 9654  

 

Una condotta occasionale di maltrattamenti nei confronti della moglie da parte del marito, non comporta in maniera automatica anche una violenza assistita dai minori, ritenendosi è necessario anche il requisito dell'abitualità dei maltrattamenti.

Cassazione penale sez. VI  10 dicembre 2014 n. 4332  

 

In tema di maltrattamenti in famiglia, in ragione della natura abituale del reato, l'acquisizione di dati dimostrativi della presenza di ulteriori fatti rende retroattivamente rilevanti per la configurabilità della fattispecie precedenti comportamenti, anche se già oggetto di sentenza irrevocabile di assoluzione, con la conseguenza che un giudicato assolutorio su una parte dell'azione non è preclusivo di una nuova valutazione dei medesimi fatti storici, all'interno di un complesso di elementi analoghi, resi noti o intervenuti successivamente, idonei ad integrare il delitto per effetto dell'identità e reiterazione delle condotte. (Rigetta, App. Torino, 21/02/2014 )

Cassazione penale sez. VI  12 novembre 2014 n. 51212  

 

Nel caso in cui le dichiarazioni rese dalla persona offesa, deceduta prima del dibattimento, non possano essere verificate, vuoi perché nessuno dei testi a carico dichiari di aver mai assistito agli episodi riferiti dalla vittima, vuoi perché le generiche circostanze di contorno siano infarcite di contraddizioni e inverosimiglianze, l'accusa di maltrattamenti di cui all'art. 572 c.p., riferita a un reato abituale consistente in una pluralità di condotte tali da integrare una condotta di sopraffazione da parte del soggetto attivo e di assoggettamento e intollerabilità esistenziale a carico della vittima, non può trovare alcuna conferma.

Tribunale La Spezia  23 ottobre 2014 n. 933  

 

Il dolo del delitto di maltrattamenti in famiglia non richiede la rappresentazione e la programmazione di una pluralità di atti tali da cagionare sofferenze fisiche e morali alla vittima, essendo, invece, sufficiente la coscienza e la volontà di persistere in un'attività vessatoria, già posta in essere in precedenza, idonea a ledere la personalità della vittima; non occorre in altre parole che l'agente deliberi una volta per tutte di imporre ai familiari un penoso regime di vita e concepisca unitariamente le proprie condotte in senso strumentale alla realizzazione di quest'obiettivo, essendo piuttosto sufficiente che le condotte vessatorie siano tenute nella consapevolezza del loro carattere ripetuto, e della loro idoneità a creare una stabile e dolorosa patologia della vita familiare.

Cassazione penale sez. VI  22 ottobre 2014 n. 1400  

 

Ai fini della sussumibilità del mobbing nella fattispecie incriminatrice dei maltrattamenti ex art. 572 c.p., l'esistenza di una situazione para-familiare e di uno stato di soggezione e subalternità del lavoratore va verificata avendo riguardo non al numero dei dipendenti in azienda, alla durata del rapporto di lavoro, alla reiterazione delle condotte discriminatorie nei confronti di una pluralità di soggetti ed alla reazione della vittima, bensì, da un lato, alle dinamiche relazionali in seno all'azienda tra datore di lavoro e lavoratore; dall'altro, all'esistenza o meno di una condizione di soggezione e subalternità.

Cassazione penale sez. VI  22 ottobre 2014 n. 53416  

 

È configurabile il reato di sottrazione e trattenimento di minori all'estero di cui all'art. 574 bis c.p. nel caso in cui, durante un procedimento di separazione, i figli affidati a uno dei genitori sono portati dall'altro al di fuori dello Stato di residenza. Non sussiste per i giudici nessun rischio di confusione con il contiguo reato di sottrazione di persone incapaci di cui all'art. 572 c.p., per via dell'elemento specializzante consistente nella conduzione o nel trattenimento del minore all'estero.

Cassazione penale sez. VI  14 ottobre 2014 n. 45266  

 

È configurabile lo stato di quasi flagranza del reato di maltrattamenti in famiglia purché: a) il singolo episodio lesivo risulti non isolato ma quale ultimo anello di una catena di comportamenti violenti o in altro modo lesivi; b) l'episodio delittuoso sia avvenuto immediatamente prima e l'autore di esso si sia dato alla fuga ovvero sia sorpreso con cose o tracce dalle quali appare che egli abbia appena commesso il reato. (Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto che correttamente il g.i.p. avesse escluso la quasi flagranza in relazione ad arresto eseguito per fatti già avvenuti al momento dell'intervento della p.g. ed in presenza di un atteggiamento genericamente "aggressivo" dell'imputato, ma non connotato da minacce o ingiurie alla persona offesa). (Rigetta, G.i.p. Trib. Bari, 07/10/2013)

Cassazione penale sez. VI  14 ottobre 2014 n. 44090  

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 572 c.p., la materialità del fatto deve consistere in una condotta abituale che si estrinsechi con più atti che determinano sofferenze fisiche o morali, realizzati in momenti successivi. collegati da un nesso di abitualità ed avvinti nel loro svolgimento da un'unica intenzione criminosa di ledere l'integrità fisica o morale del soggetto passivo infliggendogli abitualmente tali sofferenze. Tali atti non devono necessariamente consistere in ingiurie o violenze, ben potendo la condotta dell'agente manifestarsi mediante atti di disprezzo o di umiliazione.

Ufficio Indagini preliminari S.Maria Capua V.  15 luglio 2014 n. 513  

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 572 c.p., la materialità del fatto deve consistere in una condotta abituale che si estrinsechi con più atti che determinano sofferenze fisiche o morali, realizzati in momenti successivi. collegati da un nesso di abitualità ed avvinti nel loro svolgimento da un'unica intenzione criminosa di ledere l'integrità fisica o morale del soggetto passivo infliggendogli abitualmente tali sofferenze. Tali atti non devono necessariamente consistere in ingiurie o violenze, ben potendo la condotta dell'agente manifestarsi mediante atti di disprezzo o di umiliazione.

Ufficio Indagini preliminari S.Maria Capua V.  15 luglio 2014 n. 513  



 
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