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Art. 574 codice penale: Sottrazione di persone incapaci

Chiunque sottrae un minore degli anni quattordici, o un infermo di mente, al genitore esercente la patria potestà, al tutore, o al curatore, o chi ne abbia la vigilanza o la custodia, ovvero lo ritiene contro la volontà dei medesimi, è punito, a querela del genitore esercente la potestà dei genitori, del tutore o curatore, con la reclusione da uno a tre anni.

Alla stessa pena soggiace, a querela delle stesse persone, chi sottrae o ritiene un minore che abbia compiuto gli anni quattordici, senza il consenso di esso, per fine diverso da quello di libidine o di matrimonio.

Si applicano le disposizioni degli artt. 525 e 544.


Giurisprudenza annotata

Sottrazione di incapaci

Integra il reato di cui all'art. 574 c.p., anche alla luce delle nuove disposizioni di cui agli art. 337 bis e 337 ter c.c., inserite dall'art. 55 d.lg. 28 dicembre 2013 n. 154, la condotta del coniuge separato che, all'insaputa e contro la volontà dell'altro coniuge, si allontana dal domicilio stabilito trasferendo la residenza del figlio minore in altro comune, quando da tale comportamento deriva un impedimento per l'esercizio delle diverse manifestazioni della potestà dell'altro genitore. (Rigetta, App. Roma, 23/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  08 maggio 2014 n. 33452  

 

In tema di reato di sottrazione di persone incapaci, previsto e punito dal'art. 574 c.p., affinché la condotta di uno dei 2 coniugi possa integrare l'ipotesi criminosa prevista dalla predetta norma, è necessario che il comportamento dell'agente porti ad una globale sottrazione del minore alla vigilanza dell'altro, così da impedirgli la funzione educativa e i poteri inerenti all'affidamento, rendendogli impossibile l'ufficio che gli è stato conferito dall'ordinamento nell'interesse del minore stesso e della società.

Cassazione penale sez. VI  08 maggio 2014 n. 33452  

 

È configurabile il concorso formale tra il reato di sottrazione di minori, previsto dall'art. 574 c.p., e quello di elusione di provvedimenti del giudice concernenti l'affidamento di minori, previsto dall'art. 388, comma 2, c.p., attesa la differenza dei rispettivi elementi strutturali che esclude il rapporto di specialità, dal momento che la prima delle suindicate fattispecie, mirando a tutelare il legame fra minore e genitore, si incentra sulla cesura di tale legame che si realizza mediante la sottrazione, mentre l'altra ha il suo accento sulla elusione del provvedimento del giudice.

Cassazione penale sez. VI  08 maggio 2014 n. 33452  

 

È ravvisabile il reato di sottrazione di persona incapace (art. 574 c.p.) a carico del genitore che, senza il consenso dell'altro, porti con sé il figlio minore, allontanandolo dal domicilio stabilito, ovvero lo trattenga presso di sé, quando tale condotta determini un impedimento per l'esercizio delle diverse manifestazioni della potestà dell'altro genitore, come le attività di assistenza e di cura, la vicinanza affettiva, la funzione educativa, identificandosi nel regolare svolgimento della funzione genitoriale il principale bene giuridico tutelato dalla norma.

Cassazione penale sez. VI  08 maggio 2014 n. 33452  

 

Il fatto di avere sottratto un minore alla persona esercente la potestà genitoriale integra il delitto di cui all'art. 574 c.p., ma ciò non esclude affatto che ricorra anche il delitto di sequestro di persona, poiché le due norme non sono tra loro alternative, né l'una assorbe l'altra e possono quindi concorrere, perché le due fattispecie, sotto il profilo strutturale, sono diverse, con riferimento alla condotta ed all'oggetto materiale: nella prima, la sottrazione del minore o dell'infermo di mente al genitore, al tutore, al curatore o a chi ne abbia la vigilanza o a custodia; nel sequestro di persona, la privazione della libertà personale della vittima.

Cassazione penale sez. V  12 febbraio 2014 n. 15366  

 

Il delitto di sottrazione di persone incapaci, previsto dall'art. 574 c.p., ha natura di reato permanente ed è caratterizzato: a) da un'azione iniziale costituita dalla sottrazione del minore; b) dalla protrazione della situazione antigiuridica mediante la ritenzione, attuata attraverso una condotta sempre attiva, perché intesa a mantenere il controllo sul minore e spesso ad utilizzare tale situazione per i fini più diversi; c) dalla possibilità, per il reo, di porre fine alla situazione antigiuridica fino a quando la cessazione di tale situazione non intervenga per sopravvenuta impossibilità o per la pronunzia della sentenza di primo grado. (Rigetta, App. Perugia, 09/10/2012 )

Cassazione penale sez. VI  06 febbraio 2014 n. 17799  

 

Non sussiste violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza quando nella contestazione, considerata nella sua interezza, siano contenuti gli stessi elementi del fatto costitutivo del reato ritenuto in sentenza, in quanto l'immutazione si verifica solo nel caso in cui tra i due episodi ricorra un rapporto di eterogeneità o di incompatibilità sostanziale per essersi realizzata una vera e propria trasformazione, sostituzione o variazione dei contenuti essenziali dell'addebito nei confronti dell'imputato, posto, così, a sorpresa di fronte ad un fatto del tutto nuovo senza avere avuto nessuna possibilità d'effettiva difesa. (Nella fattispecie la Corte ha escluso che tra l'imputazione di sottrazione di persone incapaci, originariamente contestata, e quella di ritenzione di persone incapaci vi fosse immutazione, giacché il reato di cui all'art. 574 c.p. può in concreto articolarsi attraverso due forme alternative e, perciò, equivalenti). (Rigetta, App. Perugia, 09/10/2012 )

Cassazione penale sez. VI  06 febbraio 2014 n. 17799  

 

Risponde del delitto di sottrazione di persona incapace ex art. 574 c.p., il genitore che senza consenso dell'altro, porta via con sé il figlio minore, allontanandolo dal domicilio stabilito, ovvero lo trattiene presso di sé, ma solo quando tale condotta determina un impedimento per l'esercizio delle diverse manifestazioni della potestà dell'altro genitore, come le attività di assistenza e di cura, la vicinanza affettiva, la funzione educativa, identificandosi nel regolare svolgimento della funzione genitoriale il principale bene giuridico tutelato dalla norma (Nel caso di specie, però, essendosi accertato che l'allontanamento delle bambine è durato al massimo 24 ore circa, che al momento non era stato emesso alcun provvedimento che disciplinasse autoritativamente l'affidamento delle minori e tenuto conto che non si è in alcun modo appurato che dopo aver portato le bambine a casa sua, l'imputato abbia impedito alla madre di esercitare la potestà genitoriale a lei spettante, deve ritenersi che - essendo il principale bene giuridico tutelato dall'art. 574 c.p. proprio quello della potestà genitoriale - il delitto non sia configurabile ove non venga dimostrato che il materiale allontanamento, che peraltro trovava iniziale giustificazione in un presunto maltrattamento subìto dalla piccola da parte della madre, abbia successivamente impedito all'altro genitore il legittimo esercizio della funzione educativa e delle altre manifestazioni inerenti alla potestà genitoriale, ecco perché l'imputato deve essere assolto da tale reato).

Tribunale Taranto sez. I  22 gennaio 2014 n. 121



 
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