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Art. 576 codice penale: Circostanza aggravanti. Pena di morte

Si applica la pena di morte (1) se il fatto preveduto dall’articolo precedente è commesso: 1) col concorso di taluna delle circostanze indicate nel n. 2 dell’articolo 61; 2) contro l’ascendente o il discendente, quando occorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell’articolo 61 o quando è adoperato un mezzo venefico o un altro mezzo insidioso ovvero quando vi è premeditazione; 3) dal latitante, per sottrarsi all’arresto, alla cattura o alla carcerazione ovvero per procurarsi i mezzi di sussistenza durante la latitanza; 4) dall’associato per delinquere, per sottrarsi all’arresto, alla cattura o alla carcerazione; 5) nell’atto di commettere taluno dei delitti preveduti dagli articoli 519, 520 e 521.

È latitante, agli effetti della legge penale, chi si trova nelle condizioni indicate nel n. 6 dell’articolo 61.

(1) La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.


Giurisprudenza annotata

Aggravanti

In tema di lesioni personali, l'aggravante di cui all'art. 576 comma 1 n. 5.1) c.p. - e cioè l'aver commesso il fatto da parte di chi sia l'autore del delitto di cui all' art. 612 bis c.p. nei confronti della medesima persona offesa - è configurabile anche se sia stata rimessa la querela per il delitto di cui all'art. 612 bis c.p. (Nella specie, la Corte ha ritenuto procedibile d'ufficio il reato di lesioni personali lievi anche a seguito della remissione della querela per il delitto di cui all'art. 612 bis c.p.). Annulla senza rinvio, Trib. Nicosia, 15/05/2012

Cassazione penale sez. V  12 aprile 2013 n. 38690  

 

La circostanza aggravante dei motivi futili sussiste quando la determinazione criminosa sia stata causata da uno stimolo esterno così lieve, banale e sproporzionato, rispetto alla gravità del reato, da apparire, secondo il comune modo di sentire, assolutamente insufficiente a provocare l'azione delittuosa, tanto da potersi considerare, più che una causa determinante dell'evento, un mero pretesto per lo sfogo di un impulso criminale. (Nel caso di specie, è stata ravvisata la suddetta aggravante in relazione ad un omicidio commesso nel corso di una aggressione organizzata dall'imputato per costringere la vittima, intimorita dalla presenza di complici armati di coltello, a ritirare una querela presentata a suo carico per precedenti minacce a mano armata). Rigetta, Ass.App. Lecce, 02/07/2009

Cassazione penale sez. I  13 ottobre 2010 n. 39261  

 

Nel delitto di omicidio, commesso nel contesto della violenza sessuale, va assorbito il delitto di violenza sessuale quale aggravante speciale del primo, posto che l'aggravante prevista dall'art. 576 comma 1 n. 5 c.p. (aver commesso il fatto nell'atto di commettere taluno dei delitti previsti dagli art. 519, 520 e 521 c.p. che contemplavano, rispettivamente, la violenza carnale, la congiunzione carnale commessa con abuso della qualità di pubblico ufficiale e gli atti di libidine violenti) è configurabile con riferimento a tutti i delitti di violenza sessuale di cui agli art. 609 bis e ss. stesso codice come introdotti dalla l. n. 66 del 1996, a nulla rilevando che tale legge abbia disposto l'abrogazione dei citati art. 519, 520 e 521 c.p. in quanto il richiamo a questi ultimi articoli operato dall'art. 576 c.p. rientra nella figura del rinvio formale e non di quello recettizio, sicché quella abrogazione non ha comportato una "abolitio criminis" ma solo un ordinario fenomeno di successione di leggi penali incriminatrici.

Corte assise Perugia  04 marzo 2010 n. 7  

 

L'aggravante del nesso teleologico (art. 61 n. 2, c.p.) costituisce un'aggravante di natura soggettiva, che si fonda sulla maggiore pericolosità di chi, pur di attuare il suo intento criminoso, non esita a compiere un reato-mezzo per eseguirne un altro. Per la sua sussistenza occorre quindi dimostrare che l'aggravante era conosciuta dall'agente e rientrava nella rappresentazione dell'evento, e occorre, altresì, la prova che la volontà dell'agente, al momento della commissione del reato-mezzo, era diretta proprio al fine di commettere il reato-scopo (nella specie, vi era stata condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e per quello di lesioni personali, aggravato dal nesso teleologico per essere stato commesso al fine di commettere la resistenza; la Corte, dopo avere annullata la condanna per la resistenza, in ragione della ritenuta applicabilità della causa di non punibilità degli atti arbitrari ex art. 393 bis c.p., ha annullato anche la condanna per il reato di lesioni, siccome improcedibile per difetto di querela proprio in ragione dell'esclusione della contestata aggravante del nesso teleologico ex art. 585, comma 1, c.p., in relazione all'art. 576, comma 1 n. 1, c.p.: ciò sul rilievo che nella condotta dell'imputato mancava sia la volontà sia la rappresentazione dell'aggravante, mirando il suo intento unicamente a reagire a quello che, soggettivamente, considerava un sopruso e, oggettivamente, costituiva un atto arbitrario, sostanziatosi nell'esecuzione di una perquisizione domiciliare in palese carenza dei presupposti di legge indicati dall'art. 41 t.u.l.p.s.).

Cassazione penale sez. VI  18 novembre 2009 n. 48552  

 

La circostanza aggravante del nesso teleologico può essere affermata se risulta che la volontà dell'agente, al momento della consumazione del reato-mezzo, fosse effettivamente diretta alla commissione del reato-scopo e che quest'ultimo sia stato oggetto di rappresentazione da parte dello stesso agente con chiarezza tale da consentire almeno l'identificazione della sua fisionomia giuridica. Annulla senza rinvio, App. Milano, 17/01/2007

Cassazione penale sez. VI  18 novembre 2009 n. 48552  

 

È escluso il concorso formale tra i delitti di omicidio e di violenza sessuale contestualmente commessa, quest'ultima restando assorbita nel primo sub specie di circostanza aggravante di cui all'art. 576, comma 1, n. 5, c.p., senza che neppure sia richiesta alcuna connessione di tipo finalistico tra i due reati.

Cassazione penale sez. I  29 gennaio 2008 n. 12680  

 

Qualora il reato di omicidio sia commesso contestualmente alla violenza sessuale, deve escludersi il concorso formale fra l'omicidio e il reato sessuale, rimanendo questo, in applicazione dei principi che disciplinano il reato complesso, assorbito nel primo, sotto specie dell'aggravante di cui all'art. 576, comma 1, n. 5, c.p., senza neppure che sia richiesta alcuna connessione, di tipo finalistico, fra i due reati.

Cassazione penale sez. I  29 gennaio 2008 n. 12680  

 

Sono manifestamente inammissibili le q.l.c. dell'art. 576 c.p.p., come modificato dall'art. 6 l. 20 febbraio 2006 n. 46, censurato, in riferimento agli art. 3, 24 e 111 cost., nella parte in cui escluderebbe, in capo alla parte civile, il potere di proporre appello avverso la sentenza di proscioglimento dell'imputato. I giudici rimettenti, infatti, hanno omesso di sperimentare soluzioni ermeneutiche - diverse da quelle praticate e conformi a quelle, nel frattempo, fatte proprie dalla giurisprudenza di legittimità, la quale ha affermato che la parte civile, anche dopo l'intervento sull'art. 576 c.p.p. ad opera dell'art. 6 l. n. 46 del 2006, possa proporre appello, agli effetti della responsabilità civile, contro la sentenza di proscioglimento pronunciata nel giudizio di primo grado - idonee a rendere la disposizione impugnata esente dai prospettati dubbi di legittimità (ordd. n. 279 del 2003, 381 del 2005, 35 del 2006 e 32 del 2007).

Corte Costituzionale  18 gennaio 2008 n. 3  

 

La circostanza aggravante del delitto di omicidio prevista dall'art. 576, comma 1, n. 5 c.p. (avere commesso il fatto nell'atto di commettere taluno dei delitti previsti dagli artt. 519, 520 e 521, che contemplavano, rispettivamente, la violenza carnale, la congiunzione carnale commessa con abuso della qualità di pubblico ufficiale e gli atti di libidine violenti) è configurabile con riferimento a tutti i delitti di violenza sessuale di cui agli artt. 609-bis ss. stesso codice, come introdotti dalla l. 15 febbraio 1996, n. 66 (recante norme contro la violenza sessuale), a nulla rilevando che tale legge abbia disposto l'espressa abrogazione dei citati artt. 519, 520 e 521, in quanto il richiamo a questi ultimi nell'art. 576 rientra nella figura del rinvio formale e non di quello recettizio, sicché quella abrogazione non ha comportato una abolitio criminis, ma solo un ordinario fenomeno di successione di leggi penali incriminatrici nel tempo, e il mancato adeguamento della formulazione di quest'ultima norma è ascrivibile a mero difetto di coordinamento legislativo. (Fattispecie concernente il delitto di tentato omicidio e di tentata violenza sessuale aggravata).

Cassazione penale sez. I  12 dicembre 2007 n. 2120  

 

La circostanza aggravante del delitto di omicidio prevista dall'art. 576 comma 1 n. 5 c.p. (avere posto in essere il fatto nell'atto di commettere taluno dei delitti previsti dagli art. 519, 520 e 521, che contemplavano, rispettivamente, la violenza carnale, la congiunzione carnale commessa con abuso della qualità di pubblico ufficiale e gli atti di libidine violenti) è configurabile con riferimento a tutti i delitti di violenza sessuale di cui agli art. 609 bis e ss. c.p., come introdotti dalla l. 15 febbraio 1996 n. 66 (recante norme contro la violenza sessuale), a nulla rilevando che tale legge abbia disposto l'espressa abrogazione dei citati art. 519, 520 e 521 c.p., in quanto il richiamo a questi ultimi nell'art. 576 rientra nella figura del rinvio formale e non di quello recettizio, sicché tale abrogazione non ha comportato una "abolitio criminis", ma solo un ordinario fenomeno di successione di leggi penali incriminatrici nel tempo e il mancato adeguamento della formulazione di quest'ultima norma è ascrivibile a mero difetto di coordinamento legislativo. (Fattispecie concernente il delitto di violenza sessuale di gruppo di cui all'art. 609 octies c.p., con riferimento al quale la Corte, dopo avere argomentatamente escluso che la sua autonoma configurazione di figura delittuosa plurisoggettiva e a concorso necessario lo ponga in rapporto di discontinuità con la normativa previgente, ha ritenuto la sua piena sovrapponibilità alle ipotesi criminose già previste dagli art. 110 e 519-521 c.p., queste ultime unificate nel nuovo art. 609 bis stesso codice).

Cassazione penale sez. I  28 gennaio 2005 n. 6775  

 



 
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