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Art. 580 codice penale: Istigazione o aiuto al suicidio

Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.

Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell’articolo precedente.

Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio.


Giurisprudenza annotata

Istigazione al suicidio

Qualora, a seguito del suicidio di un detenuto nella cella da lui occupata, si instauri procedimento penale a carico di ignoti per l'ipotizzato delitto di cui all'art. 580 c.p. (istigazione o aiuto al suicidio), non può ritenersi legittimo il sequestro preventivo di detta cella che sia stato disposto sulla base del prospettato pericolo del ripetersi di fatti analoghi a cagione del sovraffollamento della popolazione carceraria, dell'insufficienza numerica del personale di custodia e dell'inadeguatezza strutturale della cella in questione, per la presenza, in essa, della zona cieca destinata a servizi igienici, nella quale il suicidio era stata posto in atto.

Cassazione penale sez. V  19 settembre 2011 n. 35394  

 

Nei casi di suicidio di persona capace, la responsabilità penale è limitata alle forme di agevolazione dolosa del fatto penalmente lecito descritte nell'art. 580 c.p., norma eccezionale e non estensibile analogicamente; l'agevolazione colposa del suicidio, pertanto, non solo non può assumere rilievo penale di per sé, ma non può nemmeno integrare il delitto di omicidio colposo, giacché normativamente l'agevolare l'altrui suicidio è fatto diverso dal cagionarne la morte

Ufficio Indagini preliminari Avellino  23 febbraio 2011 n. 31  

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 580 c.p., sotto il profilo del rafforzamento dell'altrui proposito suicida, occorre sia la dimostrazione dell'obiettivo contributo all'azione altrui di suicidio, sia la prefigurazione dell'evento come dipendente dalla propria condotta. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la responsabilità dell'imputato, in ordine al reato di cui all'art. 580 c.p., "presumendo una speculare intelligenza del rapporto reciproco dell'autore del reato e del suicida in termini di azione-reazione così assorbendo la prova del dolo in quella della causalità). Annulla con rinvio, Ass.App. Torino, 03 luglio 2009

Cassazione penale sez. V  28 aprile 2010 n. 22782  

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 580 c.p., sotto il profilo del rafforzamento dell'altrui proposito suicida, pur essendo richiesto, quanto all'elemento psicologico, il solo dolo generico, è però necessario che sussista, nell'agente, la consapevolezza della obiettiva serietà del suddetto proposito. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che correttamente fosse stata esclusa, dal giudice di merito, la sussistenza del reato a carico del fidanzato di una ragazza il quale, a fronte del manifestato - e poi attuato - proposito della stessa di suicidarsi mediante precipitazione da un balcone, per reazione ad una scenata di gelosia, l'aveva verbalmente incoraggiata a porre in essere il detto proposito, nel presumibile convincimento che, come già avvenuto in passato, esso non avrebbe avuto seguito).

Cassazione penale sez. V  26 ottobre 2006 n. 3924  

 

Nell'ipotesi di contributo morale al suicidio - tanto nella forma della istigazione quanto in quella del rafforzamento del proposito - è sempre necessario cogliere fattualmente il comportamento o l'atteggiamento del soggetto agente, propedeutico alla fase esecutiva e rilevante nella fase ideativa o organizzativa del suicidio.

Ufficio Indagini preliminari Catanzaro  14 febbraio 2001

 

Ai fini dell'integrazione dell'elemento soggettivo del reato nel delitto di cui all'art. 580 c.p. è sufficiente il dolo generico, mancando nella previsione normativa il riferimento ad uno scopo ulteriore rispetto alla realizzazione dell'evento del reato.

Ufficio Indagini preliminari Catanzaro  14 febbraio 2001

 

Il discrimine tra il reato di omicidio del consenziente e quello di istigazione o aiuto al suicidio va individuato nel modo in cui viene ad atteggiarsi la condotta e la volontà della vittima in rapporto alla condotta dell'agente: si avrà omicidio del consenziente nel caso in cui chi provoca la morte si sostituisca in pratica all'aspirante suicida, pur se con il consenso di questi, assumendone in proprio l'iniziativa, oltre che sul piano della causazione materiale, anche su quello della generica determinazione volitiva; mentre si avrà istigazione o agevolazione al suicidio tutte le volte in cui la vittima abbia conservato il dominio della propria azione, nonostante la presenza di una condotta estranea di determinazione o di aiuto alla realizzazione del suo proposito, e lo abbia realizzato, anche materialmente, di mano propria.

Cassazione penale sez. I  06 febbraio 1998 n. 3147  

 

L'ipotesi della agevolazione al suicidio di cui all'art. 580 c.p. prescinde totalmente dall'esistenza di qualsiasi intenzione, manifesta o latente, di suscitare o rafforzare il proposito suicida altrui, presupponendo anzi che l'intenzione di autosopprimersi sia stata autonomamente e liberamente presa dalla vittima. Pertanto, perché si realizzi la suddetta ipotesi criminosa, è sufficiente che l'agente abbia posto in essere, volontariamente e consapevolmente, un qualsiasi comportamento che abbia reso più agevole la realizzazione del suicidio, (Fattispecie relativa ad un doppio suicidio con sopravvivenza di uno dei soggetti).

Cassazione penale sez. I  06 febbraio 1998 n. 3147  

 

In materia di rapporto tra il reato di omicidio del consenziente e quelli di istigazione o aiuto al suicidio, si ha omicidio del consenziente nel caso in cui colui che provoca la morte si sostituisca in pratica all'aspirante suicida, pur se con il consenso di questi, assumendone in proprio l'iniziativa, oltre che sul piano della causazione materiale, anche su quello della generica determinazione volitiva; mentre si ha istigazione o agevolazione al suicidio tutte le volte in cui la vittima abbia conservato il dominio della propria azione, nonostante la presenza di una condotta estranea di determinazione o di aiuto alla realizzazione del suo proposito, e lo abbia realizzato, anche materialmente, di mano propria.

Cassazione penale sez. I  06 febbraio 1998 n. 3147  

 

Nell'ipotesi di concordato doppio suicidio, ove uno dei partecipi sia morto mentre l'altro sia sopravvissuto, quest'ultimo non è punibile ex art. 580 c.p. quando il suicida si sia autonomamente determinato senza esser da lui minimamente influenzato, giacché anche l'agevolazione al suicidio sul piano soltanto materiale va ricondotta al fenomeno istigativo e un'interpretazione della norma conforme a Costituzione impone di circoscrivere le condotte punibili a quelle nelle quali l'aiuto al suicidio abbia esercitato un'apprezzabile influenza nel processo formativo della volontà della vittima, che ha trovato nella collaborazione dell'estraneo incentivo e stimolo a togliersi la vita.

Corte assise Messina  10 giugno 1997

 

In tema di omicidio, risponde a titolo di dolo eventuale l'agente che pur non volendo l'evento, accetta il rischio che esso si verifichi come risultato della sua condotta, comportandosi anche a costo di determinarlo; risponde invece a titolo di colpa aggravata dalla previsione dell'evento l'agente che pur rappresentandosi l'evento come possibile risultato della sua condotta, agisce nella ragionevole speranza che esso non si verifichi. Per l'accertamento della sussistenza del dolo eventuale assumono una funzione pressoché determinante gli elementi estrinseci al fatto e di curatore soggettivo, quale la dichiarata motivazione della condotta dell'agente e al limite le sue stesse affermazioni che trovano però corrispondenza nelle emergenze processuali.

Cassazione penale sez. I  12 gennaio 1989



 
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