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Art. 581 codice penale: Percosse

Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire seicentomila.

Tale disposizione non si applica quando la legge considera la violenza come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un altro reato.


Giurisprudenza annotata

Percosse

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 581 c.p., nella nozione di "percosse" rientrano anche gli schiaffi, in quanto intrinsecamente caratterizzati da energia fisica esercitata con violenza e direttamente sulla persona, purché non siano produttivi di malattia (ricadendosi in tal caso nel reato di lesioni) o non manifestino una violenza di entità inavvertibile e simbolica, indice dell'esclusivo proposito di arrecare sofferenza morale o disprezzo (in tale ipotesi configurandosi il reato di ingiuria). (Dichiara inammissibile, App. Palermo, 17/06/2013 )

Cassazione penale sez. III  30 settembre 2014 n. 43316  

 

Integra il reato di percosse la condotta di colui che strattona per un braccio la persona offesa, spingendola contro un muro in modo da procurarle lievi contusioni, considerato che il termine percuotere non è assunto nell'art. 581 c.p. nel solo significato di battere, colpire, picchiare, ma anche in quello più lato, comprensivo di ogni violenta manomissione dell'altrui persona fisica. (Rigetta, Trib. Milano, 18/02/2013 )

Cassazione penale sez. V  13 giugno 2014 n. 51085  

 

Il termine percuotere non è assunto nell'art. 581 c.p. nel solo significato di battere, colpire, picchiare, ma anche in quello più lato, comprensivo di ogni violenta manomissione dell'altrui persona fisica, con la conseguenza che in tale ambito previsionale rientra anche la spinta, la quale si concreta in un'energia fisica esercitata con violenza e direttamente sulla persona (nella specie l'imputato aveva strattonato per un braccio la persona offesa, spingendola contro un muro, in modo da procurargli lievi contusioni).

Cassazione penale sez. V  13 giugno 2014 n. 51085  

 

Il termine percuotere non è assunto nell'art. 581 c.p. nel solo significato di battere, colpire, picchiare, ma anche in quello più lato, comprensivo di ogni violenta manomissione dell'altrui persona fisica, con la conseguenza che in tale ambito previsionale rientra anche la spinta, la quale si concreta in un'energia fisica esercitata con violenza e direttamente sulla persona (nella specie, la Corte ha specificato che la legittima scelta di chiudere la porta da parte dell'imputato, cui la persona offesa aveva deciso di opporsi, determinava, nella prospettiva dell'agente, sul piano oggettivo, prima ancora che su quello soggettivo, la radicale inidoneità della condotta a provocare una sensazione dolorosa, escludendo, pertanto, la configurazione del reato de quo).

Cassazione penale sez. V  04 giugno 2013 n. 38960  

 

Integra il reato di percosse ex art. 581 c.p., la condotta di colui che colpisca la persona offesa ripetutamente sulla spalla al fine di spintonarla fuori da un negozio, considerato che il termine percuotere non è assunto nell'art. 581 c.p. nel solo significato di battere, colpire, picchiare ma anche in quello più lato, comprensivo di ogni violenza o manomissione dell'altrui persona fisica, con la conseguenza che in tale ambito previsionale rientra anche la spinta, la quale si concreta in un'energia fisica esercitata con violenza e direttamente sulla persona. Né, ai fini dell'integrazione del reato "de quo", occorre che vi sia prova del dolore sofferto dalla persona offesa.

Tribunale Bologna sez. II  18 marzo 2013 n. 1181  

 

La sussistenza del reato di lesioni e non di quello di percosse deriva dall'accertata guaribilità della cagionata malattia, essendo nota la differenza tra la percossa, che non produce malattia, e le lesioni personali che, di converso, tale alterazione dello stato di salute provocano (nella specie, la Corte ha ritenuto che l'accertata guaribilità della cagionata malattia in giorni cinque fosse sufficiente ad integrare l'ipotesi di lesioni).

Cassazione penale sez. V  05 febbraio 2013 n. 15839  

 

Il reato di percosse, pur se di modesta entita', produce sempre un pregiudizio quantomeno sotto il profilo morale cui consegue il risarcimento del danno.

Corte appello Torino sez. III  12 giugno 2012

 

Il delitto di omicidio preterintenzionale ricorre, con riguardo all'elemento psicologico, anche quando gli atti diretti a commettere uno dei delitti previsti dagli art. 581 e 582 c.p., dai quali sia derivata, come conseguenza non voluta, la morte, siano stati posti in essere con dolo eventuale. Rigetta, Ass.App. Bari, 07 luglio 2009

Cassazione penale sez. I  13 ottobre 2010 n. 40202  

 

Anche una spinta, che si estrinseca in un'energia fisica più o meno rilevante, è idonea a realizzare il reato di percosse, purché detta azione comporti per il soggetto passivo una sensazione fisica di dolore.

Cassazione penale sez. V  25 giugno 2008 n. 33361  

 

Ricorre il delitto di lesioni, e non già quello meno grave di percosse, sia in caso di contusione escoriata che di cervicoalgia, rientrando entrambe nella nozione di "malattia", in quanto l'una consiste nella lesione sia pure superficiale del tessuto cutaneo e quindi nella patologica alterazione dell'organismo, e l'altra comporta una pur limitata alterazione funzionale del rachide cervicale non esaurendosi in una semplice sensazione di dolore.

Cassazione penale sez. II  12 marzo 2008 n. 15420  

 

Non è configurabile il concorso formale tra i delitti di cui agli art. 610 e 581 c.p., dal momento che la violenza privata assorbe la materialità delle percosse, che consistono in atti di violenza alla persona di qualsiasi genere, che non producono effetti morbosi, ma solo sensazioni dolorifiche.

Cassazione penale sez. VI  28 aprile 2004 n. 28351  

 

Sussiste il dolo di lesione ex art. 582 c.p. e non soltanto quello di percosse nella condotta di chi agisce con l'intento di commettere l'atto di violenza fisica contro l'incolumità individuale del soggetto passivo, essendo irrilevante la volontarietà dell'entità delle stesse (fattispecie in cui la Corte ha affermato che, essendo certo che l'imputato ha iniziato a percuotere, egli deve rispondere delle lesioni direttamente arrecate e di quelle cagionate dagli altri intervenuti nell'azione aggressiva).

Cassazione penale sez. V  13 febbraio 2004 n. 12558  



 
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