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Art. 584 codice penale: Omicidio preterintenzionale

Chiunque, con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli articoli 581 e 582, cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni.


Giurisprudenza annotata

Omicidio preterintenzionale

In tema di omicidio preterintenzionale, il formale riferimento normativo ad "atti diretti a percuotere o a ledere" non esclude la possibilità che questi siano accettati come eventuali; in tale ottica la direzione degli atti va intesa come requisito strutturale oggettivo dell'azione e l'espressione impiegata come finalizzata a ricomprendere in essa atti realizzanti semplice tentativo del delitto a cui consegua l'evento morte (riconosciuta nella specie l'ipotesi di omicidio preterintenzionale in capo all'imputato che nel rapinare un'anziana signora ne aveva provocato al caduta e la successiva morte).

Cassazione penale sez. II  17 dicembre 2014 n. 301  

 

In tema di omicidio preterintenzionale, l’ammanettamento della persona offesa di per sé solo non è atto diretto a commettere le percosse o le lesioni, che in caso di morte di un uomo possano configurare il contestato reato di cui all’art. 584 c.p..(Nella specie la Corte d’Assise assolveva gli imputati con formula ampia. Riteneva che rispetto alla contestazione di concorso in omicidio preterintenzionale non sussistevano le modalità indicate dall’accusa e fatte proprie dalle parti civili, avendo escluso - dopo un accurato esame delle diverse tesi, delle numerose testimonianze, delle varie riprese effettuate da telecamere di sicurezza o da telefoni cellulari di privati, delle conclusioni delle consulenze tecniche sulle parti audio e video delle suddette riprese e delle consulenze tecniche medico legali - che fosse stato fatto impiego di sfollagente o altri corpi contundenti, che vi fosse stato un “pestaggio” da parte degli operanti delle varie volanti intervenute e che gli stessi avessero colpito con “violenza gratuita” - essendosi limitati a colpi a mano aperta su una spalla, colpi finalizzati al solo ammanettamento e che in sede autoptica risultavano non aver determinato alcun tipo di lesione - la persona offesa, un uomo di massiccia corporatura, ai limiti dell’obesità, aggressivo e con un certo livello di ebbrezza, in grado di creare loro serie difficoltà nel tentativo resosi necessario di ammanettarlo per condurlo in Questura; la Corte d’Assise escludeva altresì che le modalità dell’ammanettamento fossero state men che corrette, ritenendo che la esecuzione con il malcapitato prono a terra era stata determinata dall’evoluzione del tentativo di ammanettarlo prima in piedi e poi sul cofano della volante, resa difficoltosa dalla forte resistenza dello stesso, e che soprattutto gli operanti non erano saliti sul corpo dello stesso, non l’avevano schiacciato e non ne avevano determinato una ipossia, esclusa nella specie dalle consulenze tecniche medico legali, che avevano individuato la causa della morte in un cedimento del cuore per lo stress in una persona sovrappeso e con problemi di ipertensione).

Corte assise Milano sez. I  01 ottobre 2014 n. 9

 

In tema di omicidio preterintenzionale, non può essere ravvisata la responsabilità degli agenti di polizia operanti, laddove l’ammanettamento della persona offesa, deceduta nel frangente per infarto, era stato legittimamente messo in opera, onde superare la resistenza della medesima, rifiutatasi di fornire le generalità e di seguire gli operanti in Questura, ed eseguito con modalità legittime, pur su persona prona a terra, e con due serie di colpi inferti a mano aperta sulla spalla nei limiti della necessità di vincere l’ulteriore resistenza a piegare un braccio per consentire la chiusura delle manette e con forza proporzionata rispetto allo scopo.

Corte assise Milano sez. I  01 ottobre 2014 n. 9  

 

In tema di omicidio preterintenzionale, l'omesso rispetto da parte della vittima delle cure e delle terapie prescritte dai sanitari non elide il nesso di causalità tra la condotta di percosse o di lesioni personali posta in essere dall'agente e l'evento morte, non integrando detta omissione un fatto imprevedibile od uno sviluppo assolutamente atipico della serie causale. (Rigetta, Ass.App. Milano, 19/12/2012)

Cassazione penale sez. V  02 luglio 2014 n. 35709  

 

In tema di reati contro la persona, l'omicidio preterintenzionale si configura allorquando l'azione aggressiva dell'autore del reato sia diretta soltanto a percuotere la vittima o a causarle lesioni, così che la morte costituisce un evento non voluto, ancorché legato da nesso causale alla condotta dell'agente. Pertanto, il criterio distintivo tra l'omicidio volontario e l'omicidio preterintenzionale risiede nel fatto che, nel secondo caso, la volontà dell'agente esclude ogni previsione dell'evento morte, mentre, nel primo caso, la volontà dell'agente è costituita dall'"animus necandi", ossia dal dolo intenzionale, nelle gradazioni del dolo diretto o eventuale, il cui accertamento è rimesso alla valutazione rigorosa di elementi oggettivi desunti dalle concrete modalità della condotta. (Nella specie, correttamente, secondo la Corte, era stato ravvisato l'omicidio volontario sostenuto dal dolo diretto, in una vicenda caratterizzata da un prolungato pestaggio protrattosi per molti minuti - quasi un'ora - consumato con pugni e, in seguito, dopo la perdita di sensi da parte della vittima, con continui e violenti calci al volto e alla testa, cagione di una frattura mortale della fossa cranica).

Cassazione penale sez. I  12 marzo 2014 n. 14647  

 

Ai fini della distinzione tra omicidio volontario e preterintenzionale rileva il fatto che, mentre nel secondo caso la volontà dell'agente esclude ogni previsione dell'evento morte, nell'omicidio volontario, la volontà dell'agente è costituita dall'animus necandi, ossia dal dolo intenzionale, nelle gradazioni del dolo diretto o eventuale, il cui accertamento è rimesso alla valutazione rigorosa di elementi oggettivi, desunti dalle concrete modalità della condotta.

Cassazione penale sez. I  12 marzo 2014 n. 14647  

 

Il criterio distintivo tra l'omicidio volontario e l'omicidio preterintenzionale risiede nel fatto che nel secondo caso la volontà dell'agente esclude ogni previsione dell'evento morte, che si determina per fattori esterni e il cui accertamento deve fondarsi su elementi oggettivi desunti dalle concrete modalità della condotta (confermato, nella specie, il carattere volontario dell'omicidio posto in essere dall'imputato che dapprima aveva rapinato la vittima, poi l'aveva colpita e lasciata in stato di semi incoscienza legata mani e piedi).

Cassazione penale sez. I  20 novembre 2013 n. 4696

 

L'elemento soggettivo del delitto di omicidio preterintenzionale (art. 584 cod. pen.) non è costituito da dolo misto a colpa, ma unicamente dalla volontà di infliggere percosse o provocare lesioni, a condizione che la morte dell'aggredito sia causalmente conseguente alla condotta dell'agente, il quale, pertanto, risponde per fatto proprio, sia pure per un evento più grave di quello effettivamente voluto che, per esplicita previsione legislativa, aggrava il trattamento sanzionatorio. Rigetta in parte, Ass.App. Palermo,16 febbraio 2011

Cassazione penale sez. V  27 giugno 2012 n. 35582  

 



 
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