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Art. 586 codice penale: Morti o lesioni come conseguenza di altro delitto

Quando da un fatto preveduto come delitto doloso deriva, quale conseguenza non voluta dal colpevole, la morte o la lesione di una persona, si applicano le disposizioni dell’articolo 83, ma le pene stabilite negli articoli 589 e 590 sono aumentate.


Giurisprudenza annotata

Morte o lesioni come conseguenza

Per la configurabilità del reato di cui all'art. 586 c.p. è necessario che l'evento lesivo costituito dalla morte e dalle lesioni, non sia voluto neppure in via indiretta o con dolo eventuale dall'agente, poiché questi, se pone in essere la propria condotta pur rappresentandosi la concreta possibilità del verificarsi di ulteriori conseguenze di essa e ciononostante accettandone il rischio, risponde, in concorso di reati, del delitto inizialmente preso di mira e del delitto realizzato come conseguenza voluta del primo. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure il giudizio di colpevolezza anche per il reato di lesioni personali con riferimento ad un insegnante che, commettendo reiteratamente nel tempo plurimi episodi di violenza sessuale in danno di una giovane vittima, la quale versava in condizioni di difficoltà psichica, provocava alla stessa, come conseguenza prevedibile dell'azione illecita, una malattia consistente nel disturbo post-traumatico da stress). (Rigetta, App. Torino, 29/04/2013 )

Cassazione penale sez. III  02 aprile 2014 n. 31841  

 

La contenzione del paziente protratta per più giorni, assolutamente ingiustificata e non rispettosa dei limiti per la sua adozione, configura il delitto di sequestro di persona (art. 605 c.p.), nonché quello di morte come conseguenza di altro delitto (art. 586 c.p.) se da tale contenzione deriva la morte del paziente, come conseguenza non voluta, ma in concreto prevedibile.

Tribunale Vallo Lucania  27 aprile 2013

 

In tema di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto, la morte dell'assuntore di sostanza stupefacente è imputabile alla responsabilità del cedente, sempre che, oltre al nesso di causalità materiale, sussista la colpa in concreto per violazione di una regola precauzionale (diversa dalla norma che incrimina la condotta di cessione) e con prevedibilità ed evitabilità dell'evento da valutarsi alla stregua dell'agente modello razionale, tenuto conto delle circostanze del caso concreto conosciute o conoscibili dall'agente reale.

Cassazione penale sez. IV  07 febbraio 2013 n. 50557  

 

In tema di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto, il decesso dell'assuntore di sostanza stupefacente è imputabile alla responsabilità del cedente sempre che, oltre al nesso di causalità materiale, sussista la colpa in concreto per violazione di una regola precauzionale (diversa dalla norma che incrimina la condotta di cessione) con prevedibilità ed evitabilità dell'evento, da valutarsi alla stregua dell'agente modello razionale, tenuto conto delle circostanze del caso concreto conosciute o conoscibili dall'agente reale. (Fattispecie nella quale la S.C. ha annullato la sentenza impugnata, che aveva motivato la prevedibilità del rischio di "overdose" senza spiegare i rapporti esistenti tra le parti ma limitandosi a richiamare la sistematica attività di spaccio dell'imputato, piuttosto che far menzione della circostanza che la stessa vittima avesse dichiarato allo spacciatore di essere alla sua prima esperienza di assuntore di droga).

Cassazione penale sez. III  02 ottobre 2012 n. 41462  

 

La morte dell'assuntore di sostanza stupefacente è imputabile alla responsabilità del cedente sempre che, oltre al nesso di causalità materiale, sussista la colpa in concreto per violazione di una regola precauzionale, diversa dalla norma che incrimina la condotta di cessione, e con prevedibilità ed evitabilità dell'evento, da valutarsi alla stregua dell'agente modello razionale, tenuto conto delle circostanze del caso concreto conosciute o conoscibili dall'agente reale. Inoltre, non devono intervenire fattori eccezionali che rendano imprevedibile la morte: al riguardo, bisognerà fare riferimento alla prevedibilità ed evitabilità in concreto dell'evento tenuto conto del punto di vista dell'agente modello (nella specie, la Corte ha cassato la decisione dei giudici del merito, secondo cui il fatto che la donna morta non si fosse mai drogata prima dell'episodio incriminato avrebbe dovuto rendere l'imputato consapevole del rischio di overdose e di un conseguente decesso; tuttavia i giudici non avevano spiegato come lo spacciatore potesse essere informato direttamente su tale punto, sicchè la Corte ha cassato la sentenza, ritenendola non correttamente motivata).

Cassazione penale sez. III  02 ottobre 2012 n. 41462  

 

Poiché l'art. 586 c.p., in ragione della sua dizione letterale (la pena è aumentata), non configura una circostanza a effetto speciale, per determinare il tempo necessario a prescrivere occorre avere riguardo alla pena stabilita per il reato consumato, senza tenere conto delle diminuzioni per le circostanze attenuanti o dell'aumento per le circostanze aggravanti: onde, in caso di morte, occorre avere riguardo ai termini di prescrizione previsti per il reato di cui all'art. 589 c.p.

Cassazione penale sez. IV  28 settembre 2011 n. 43006  

 

La disciplina di cui all'art. 586 cod. pen. è incompatibile con il riconoscimento della responsabilità a titolo di concorso anomalo ai sensi dell'art. 116 cod. pen. (La Corte ha osservato che la prevedibilità dell'evento non voluto, caratterizzante il concorso cosiddetto anomalo, esclude la fattispecie descritta dall'art. 586 cod. pen. nella quale l'evento non voluto non deve essere conseguenza di una colposa mancanza di previsione da parte dell'agente). Rigetta in parte, Ass.App. Messina, 17/09/2009

Cassazione penale sez. I  26 ottobre 2011 n. 2652  

 

Nell'ipotesi di morte verificatasi in conseguenza dell'assunzione di sostanza stupefacente, la responsabilità penale dello spacciatore ai sensi dell'art. 586 c.p. per l'evento morte non voluto presuppone che, oltre al nesso di causalità materiale, sussista la colpa in concreto per violazione di una regola precauzionale - diversa dalla norma che incrimina la condotta di cessione - e con prevedibilità ed evitabilità dell'evento, da valutarsi alla stregua dell'agente modello razionale, tenuto conto delle circostanze del caso concreto conosciute e conoscibili dall'agente reale.

Cassazione penale sez. VI  08 giugno 2011 n. 26072  

 

Integra il delitto di omicidio volontario e non quello previsto dall'art. 586 c.p. il fatto di sparare, con una micidiale arma da guerra (nella specie un fucile mitragliatore kalashnikov), un numero elevato di colpi all'indirizzo di un furgone blindato, cagionando in tal modo la morte del conducente, dovendosi prevedere, in una azione simile, come certa ed altamente probabile l'eventualità che qualcuno dei colpi raggiunga gli occupanti della cabina dell'automezzo. (Nella specie la Corte ha qualificato il dolo come diretto e non eventuale, in quanto caratterizzato dalla rappresentazione del fatto quanto meno come altamente probabile, sì che l'autore non si era solo limitato ad accettare il rischio dell'evento, ma aveva accettato anche l'evento in sé). Rigetta, Ass.App. Venezia, 18 giugno 2009

Cassazione penale sez. I  23 giugno 2010 n. 31695  

 

La responsabilità penale dello spacciatore ai sensi dell’art. 586 c.p. per l’evento morte non voluto richiede: a) che sia accertato il nesso tra causalità tra cessione e morte; b) che tale nesso non sia interrotto da cause eccezionali sopravvenute; c) che l’evento morte sia in concreto rimproverabile allo spacciatore, accertando in capo allo stesso la presenza dell’elemento soggettivo della colpa in concreto.

Cassazione penale sez. VI  29 aprile 2010 n. 19090  

 

Nell'ipotesi di morte verificatasi in conseguenza dell'assunzione di sostanza stupefacente, la responsabilità penale dello spacciatore ai sensi dell'art. 586 c.p., per l'evento morte non voluto, richiede: a) che sia accertato il nesso di causalità tra la cessione e la morte; b) che tale nesso non sia interrotto da cause eccezionali sopravvenute; c) che l'evento morte sia in concreto rimproverabile allo spacciatore, accertando in capo allo stesso la presenza dell'elemento soggettivo della colpa in concreto (Cass., Sez. Un. 22 gennaio 2009, R.). (Con riferimento a tale ultimo profilo, la Corte ha ritenuto congruamente motivata la decisione di condanna che aveva valorizzato, per dimostrare la colpa in concreto dello spacciatore, il dato fattuale dell'eccessiva purezza dell'eroina ceduta all'assuntore, che non poteva essere sfuggita alla consapevolezza dell'imputato, ben introdotto da tempo nell’ambiente degli spacciatori di droga e, quindi, pienamente consapevole dell’efficienza drogante della sostanza di volta in volta ceduta, anche in ragione del prezzo richiesto ai tossicodipendenti).

Cassazione penale sez. VI  29 aprile 2010 n. 19090  



 
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