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Art. 589 codice penale: Omicidio colposo

Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da uno a cinque anni.

Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni dodici (1).

(1) Articolo così modificato dalla L. 11 maggio 1966, n. 296.


Giurisprudenza annotata

Omicidio colposo

L'infermiere specializzato è titolare di una posizione di garanzia nei confronti del paziente, avendo egli il dovere di attendere all'attività di somministrazione dei farmaci in modo non meccanicistico ma collaborativo con il personale medico orientato in termini critici, al fine non di sindacare l'operato del medico bensì per richiamarne l'attenzione su errori percepiti ovvero per condividere gli eventuali dubbi circa la congruità o la pertinenza della terapia stabilita. (In applicazione del principio la Corte di cassazione ha confermato la sentenza di condanna per omicidio colposo dell'infermiere professionale, con funzioni di caposala, il quale aveva somministrato un anticoagulante benché dalla cartella clinica ne risultasse la chiara incompatibilità con l'allergia del paziente, della quale l'imputato era già ben a conoscenza per ragioni di servizio). (Rigetta, App. Milano, 27/11/2013 )

Cassazione penale sez. IV  10 dicembre 2014 n. 2192

 

Deve essere confermata la decisione dei giudici del merito, che hanno ritenuto integrati i profili di colpa generica e specifica nei confronti dell'imputato accusato di omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale per aver investito un pedone, allorchè sia emerso che l'imputato procedeva ad una velocità molto superiore al limite consentito, tanto da non avere neppure il tempo di porre in essere una manovra di reazione e, allorquando aveva visto la vittima ferma o a ridosso della linea di mezzeria, non aveva potuto fare nulla per evitare l'investimento. Il lamentato effetto specchio determinato dall'illuminazione del passaggio pedonale non poteva impedire del tutto la vista di una persona e comunque l'effetto specchio e la zona scarsamente illuminata avrebbero dovuto imporre all'imputato una condotta particolarmente prudenziale nell'attraversamento dell'isola spartitraffico dove era avvenuto il sinistro.

Cassazione penale sez. IV  23 ottobre 2014 n. 46830  

 

La responsabilità colposa implica che la violazione della regola cautelare deve aver determinato la concretizzazione del rischio che detta regola mirava a prevenire, poiché alla colpa dell'agente va ricondotto non qualsiasi evento realizzatosi, ma solo quello causalmente riconducibile alla condotta posta in essere in violazione della regola cautelare. (Nella specie, la Corte ha confermato la condanna del giostraio per il decesso di una donna, la quale, nel tentativo di accedere alla giostra già in movimento, aveva perso l'equilibrio ed era caduta rovinosamente per terra, urtando violentemente con la parte frontale del corpo il bordo della base rotante della struttura, l'accesso alla quale non era stato adeguatamente interdetto). (Rigetta, App. Palermo, 16/10/2013 )

Cassazione penale sez. IV  03 ottobre 2014 n. 1819

 

In tema di responsabilità per omicidio colposo da sinistro stradale, la circostanza aggravante della violazione della normativa sulla circolazione stradale è ravvisabile non solo quando la violazione della normativa di riferimento sia commessa da utenti della strada alla guida di veicoli ma anche nel caso di violazione di qualsiasi norma che preveda a carico di un soggetto, pur non impegnato in concreto nella fase della circolazione, un obbligo di garanzia finalizzato alla tutela della sicurezza degli utenti della strada. (Fattispecie in cui è stata ritenuta configurabile l'aggravante nei confronti del caposquadra incaricato di dirigere i lavori di manutenzione della strada, il quale, omettendo di apporre idonea segnaletica temporanea, determinava l'insorgenza di una situazione di pericolo, costituita dalla presenza di un dosso non visibile, a causa del quale si verificava il sinistro stradale in cui perdeva la vita un motociclista). (Rigetta, App. Trento, 12/06/2013 )

Cassazione penale sez. IV  03 ottobre 2014 n. 44811  

 

In tema di responsabilità medica, ai fini dell'accertamento del nesso di causalità è necessario individuare tutti gli elementi concernenti la causa dell'evento; infatti solo una conoscenza approfondita, da parte del sanitario, dal punto di vista fattuale e scientifico della patologia del paziente, dal momento del suo iniziale manifestarsi, alla sua successiva evoluzione, consente di valutare ex post una possibile condotta (omissiva) colposa ed appurare se, realizzandosi la condotta dovuta, si sarebbe potuto evitare l'evento al di là di ogni ragionevole dubbio. (Fattispecie in cui il giudice "de quo" ha escluso l'omicidio colposo a carico di sanitario per il decesso di una paziente cardiopatica a seguito di intervento di polipectomia).

Corte appello Milano sez. V  15 luglio 2014 n. 4255  

 

Deve essere affermata la natura di reato autonomo del delitto di cui all'art. 9 ter, comma secondo, codice della strada (gara in velocità con morte di una o più persone come conseguenza della competizione); una volta ritenuta la morte di una o più persone elemento costitutivo di tale delitto, ai sensi dell'art. 84 c.p. non è possibile configurare il concorso tra il reato di cui al secondo comma dell'art. 9 ter e di cui all'art. 589 c.p., perdendo l'omicidio colposo la propria individualità nella più grave imputazione.

Cassazione penale sez. IV  16 maggio 2014 n. 43832  



 
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