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Art. 591 codice penale: Abbandono di persone minori o incapaci

Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere la cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Alla stessa pena soggiace chi abbandona all’estero un cittadino italiano minore degli anni diciotto, a lui affidato nel territorio dello Stato per ragioni di lavoro.

La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la morte.

Le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall’adottante o dall’adottato.


Giurisprudenza annotata

Abbandono di minori

Ai fini dell'integrazione del delitto di cui all'art. 591 c.p., il necessario "abbandono" è integrato da qualunque azione od omissione contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia) che grava sul soggetto agente e da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l'incolumità del soggetto passivo (riconosciuta la responsabilità del proprietario di una casa di riposo alla luce delle precarie condizioni della struttura e della presenza di farmaci scaduti, destinati alle persone ospitate).

Cassazione penale sez. V  03 luglio 2014 n. 37444  

 

Integra il reato di abbandono di minori la condotta del genitore che lasci in una strada trafficata o in un supermercato il figlio di minore età a chiedere l'elemosina poiché in tale situazione sussiste sia la condizione di abbandono che quella di pericolo per l'incolumità personale.

Tribunale La Spezia  22 gennaio 2014 n. 16  

 

Integra il reato di cui all'art. 591 c.p. la condotta di chi lascia da sola in casa, durante la notte, una persona affetto da tetraparesi spastica ed affidata alle sue cure in forza di un accordo; la pericolosità di tale situazione per l'integrità fisica della persona offesa deve ritenersi immediatamente percepibile anche in assenza di cognizioni specialistiche. A nulla rileva l'aver lasciato un telefono cellulare con il proprio numero memorizzato ed attivabile come cercapersone con la semplice pressione di un tasto, atteso che tale accorgimento non svolge comunque adeguata funzione preventiva di rischi incombenti per l'incolumità di un soggetto privo della capacità di movimento.

Cassazione penale sez. V  23 ottobre 2013 n. 49493  

 

È configuratile il reato di abbandono di persona incapace, aggravato dall'evento, in capo al personale medico e infermieristico addetto al reparto dì psichiatria di una struttura sanitaria che, avendo di fatto o per diritto il dovere di sorveglianza nei confronti di un paziente affetto da gravi problemi psichici, non adempia adeguatamente a tale obbligo, causandone in tal modo l'arbitrario allontanamento dal nosocomio e il conseguente decesso. Annulla Assise app. Bologna 26 ottobre 2011

Cassazione penale sez. V  21 febbraio 2013 n. 17976  

 

Il dolo del delitto di cui all'art. 591 c.p. è generico e consiste nella coscienza di abbandonare a se stesso il soggetto passivo, che non abbia la capacità di provvedere alle proprie esigenze, in una situazione di pericolo per la sua integrità fisica di cui si abbia l'esatta percezione, senza che occorra la sussistenza di un particolare malanimo da parte del reo.

Cassazione penale sez. II  06 dicembre 2012 n. 10994  

 

Ai fini dell'integrazione del delitto di cui all'art. 591 c.p., il necessario “abbandono” è integrato da qualunque azione od omissione contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia) che grava sul soggetto agente e da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l'incolumità del soggetto passivo, sicché ne risponde colui che, pur non allontanandosi dal soggetto passivo, ometta di far intervenire persone idonee ad evitare il pericolo stesso.

Cassazione penale sez. II  06 dicembre 2012 n. 10994  

 

Nel reato di abbandono di minore, l'azione illecita consiste nell'abbandono e non già nel pericolo che ne è la conseguenza. Pertanto, ai fini dell'elemento soggettivo della fattispecie, non rileva che il soggetto agente abbia sottovalutato il rischio a cui possa andare incontro il minore, nella convinzione che nulla gli possa accadere in pregiudizio alla sua incolumità, ma soltanto la completa rappresentazione della situazione di abbandono in cui il minore versa. In sostanza ogni abbandono deve essere considerato pericoloso poiché l'interesse tutelato dalla norma penale si focalizza sulla violazione dei doveri di custodia del minore (nella specie, la Corte ha confermato la configurabilità del reato in capo ai responsabili di un servizio di trasporto scolastico e preposti alla custodia dei giovani, che avevano lasciato scendere dal pullman un minore prima del pervenimento all'edificio scolastico e prima dell'affidamento al personale didattico, sì che il giovane - attese le condizioni precarie di viabilità per una recente nevicata - era caduto per terra procurandosi lesioni al volto).

Cassazione penale sez. V  08 febbraio 2012 n. 11655  

 

Ai sensi dell'art. 591 c.p., costituisce abbandono qualsiasi azione od omissione che contrasti con l'obbligo della custodia o della cura ed è sufficiente per l'integrazione del reato, che da tale condotta derivi un pericolo anche solo potenziale per l'incolumità della persona incapace. (Nel caso di specie, infatti, rientra in tale reato, la condotta di una madre che lascia la figlia di 11 anni sola in casa di notte, per un lungo periodo di tempo - non essendo neppure rintracciabile telefonicamente - a nulla rilevando che la figlia fosse una ragazzina giudiziosa, poiché la norma, trattandosi di minori di anni 14, ne presume l'incapacità a provvedere a se stessa).

Corte appello Milano sez. III  09 aprile 2011 n. 1139  

 

In tema di abbandono di persone minori o incapaci, configura il reato di cui all'art. 591 c.p. la condotta di messa in pericolo dell'incolumità fisica del minore o dell'incapace, laddove il pericolo può anche essere virtuale purché non si identifichi nel mero senso di turbamento e di disagio avvertito dal minore per un evento che, per quanto fonte di dolore fisico e di inquietudine, non sia tuttavia suscettibile di aggravarsi oltre i limiti circoscritti degli effetti di un'escoriazione. (Nel caso di specie, le maestre di una scuola materna omettevano di trasportare al pronto soccorso una bimba che si infortunava riportando una ferita escoriativa interna alle parti intime, limitandosi a tamponare la perdita di sangue con pezzetti di carta igienica e lasciandola poi in balia di sé stessa).

Cassazione penale sez. V  10 febbraio 2011 n. 24849  

 



 
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