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Art. 594 codice penale: Ingiuria

[Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire un milione.

Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa.

La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a lire due milioni, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.

Le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa in presenza di più persone.](1)

 

ARTICOLO ABROGATO DALL’ART 1, D.LGS. 15.01.2016, N. 7 CON DECORRENZA DAL 06.02.2016

 

(1) Ai sensi dell’art. 12, D.Lgs. 15.01.2016, n. 7, se i procedimenti penali per i reati abrogati dal suddetto decreto sono stati definiti, prima della sua entrata in vigore, con sentenza di condanna o decreto irrevocabili, il giudice dell’esecuzione revoca la sentenza o il decreto, dichiarando che il fatto non è previsto dalla legge come reato e adotta i provvedimenti conseguenti. Il giudice dell’esecuzione provvede con l’osservanza delle disposizioni dell’articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale.


Giurisprudenza annotata

Ingiuria e diffamazione

Deve escludersi la sussistenza del reato di ingiuria nella condotta dell'imputato che, nel corso di una assemblea condominiale, si era rivolto all'amministratore definendolo incompetente in relazione alla mancata giustificazione di spese nel rendiconto consuntivo e all'esecuzione di alcuni lavori nell'edificio, atteso che il termine non trascendeva di per sé i limiti dell'esercizio di critica, non investendo la persona dell'amministratore in quanto tale, ma limitando la critica agli atti dallo stesso compiuti nel compimento del proprio incarico.

Cassazione penale sez. V  05 dicembre 2014 n. 5633  

 

Le frasi volgari e offensive sono idonee a integrare gli estremi del reato di ingiuria anche se siano divenute di uso corrente in particolari ambienti perché l'abitudine al linguaggio volgare e genericamente offensivo proprio di determinati ceti sociali non toglie alle dette frasi la loro obiettiva capacità di ledere l'onore di una persona (nella specie, la Corte ha ritenuto che il termine 'scemo' fosse idoneo ad integrare il reato di ingiuria).

Cassazione penale sez. V  10 novembre 2014 n. 52082  

 

Integra il reato di ingiuria la condotta di chi sputa verso l'ingresso della abitazione della persona offesa, in quanto lo sputo, costituendo una manifestazione di disprezzo verso l'individuo nei cui confronti è diretto, offende il decoro dello stesso, cioè il complesso delle qualità e condizioni che determinano il suo valore sociale, nè ha rilevanza che il gesto sia rivolto direttamente alla persona, in modo tale da colpirla materialmente, o, eventualmente, a terra, ma con specifico riferimento ad un determinato soggetto. (Rigetta, App. Catania, 06/03/2013 )

Cassazione penale sez. V  07 ottobre 2014 n. 47974  

 

In tema di delitti contro l'onore, non è richiesta la presenza di un animus iniuriandi vel diffamandi, ma appare sufficiente il dolo generico, che può anche assumere la forma del dolo eventuale, in quanto basta che l'agente, consapevolmente, faccia uso di parole ed espressioni socialmente interpretabili come offensive, ossia adoperate in base al significato che esse vengono oggettivamente ad assumere (confermata la condanna per ingiuria nei confronti dell'imputato, che si era rivolto con toni offensivi al sindaco e agli amministratori di una società nell'ambito di una assemblea in cui si discuteva del rincaro delle tariffe di igiene ambientale a carico dei contribuenti).

Cassazione penale sez. V  26 settembre 2014 n. 49572  

 

Non integrano la condotta di ingiuria le espressioni verbali, caratterizzate da terminologia scorretta e ineducata, che pur risolvendosi in dichiarazioni di insofferenza rispetto all'azione del soggetto nei cui confronti sono dirette, non si traducono in un oggettivo giudizio di disvalore sulle qualità personali dello stesso, e che risultano ormai accettate dalla coscienza sociale secondo un criterio di media convenzionale. (Fattispecie in cui la S.C. ha escluso la configurabilità del reato nella condotta dell'imputato che, durante una discussione animata in ambito lavorativo, si era rivolto con la frase "Lei stia zitto...la smetta di rompere i coglioni" ad un collega medico al quale - in forza della propria posizione gerarchicamente sovraordinata - egli stava imputando alcune inefficienze). (Annulla senza rinvio, Trib. Verona, 03/07/2012 )

Cassazione penale sez. V  19 settembre 2014 n. 51093  

 

Al fine dell'accertamento dell'idoneità dell'espressione utilizzata a ledere il bene protetto dalla fattispecie incriminatrice di cui all'art. 594 cod. pen., occorre fare riferimento ad un criterio di media convenzionale in rapporto alle personalità dell'offeso e dell'offensore nonché al contesto nel quale detta espressione sia pronunciata; nel contempo è necessario considerare che l'uso di un linguaggio meno corretto, più aggressivo e disinvolto di quello in uso in precedenza è accettato o sopportato dalla maggioranza dei cittadini determinando un mutamento della sensibilità e della coscienza sociale. Ne consegue che l'espressione 'sei pazzò, rivolta all'indirizzo della persona offesa, in un contesto di conflittualità tra coniugi, non determina automaticamente la lesione del bene tutelato dall'art. 594 cod. pen., non concretandosi in un giudizio di disvalore sulle qualità personali del destinatario

Cassazione penale sez. V  16 settembre 2014 n. 50969  

 

L'espressione 'pazzo' rivolta alla persona offesa non determina automaticamente la lesione del bene protetto dalla fattispecie di cui all'art. 594, c.p., allorchè la frase incriminata non si sia tradotta in un oggettivo giudizio di disvalore sulle qualità personali dell'offeso, considerato il contesto di conflittualità nel quale è stata pronunciata (esclusa, nella specie, la sussistenza del reato in capo ad una donna che aveva definito 'pazzo' un uomo, coniuge separato di un'amica; la frase era stata pronunciata in una caserma dei Carabinieri dove l'amica dell'imputata si era recata a sporgere denuncia nei confronti del coniuge separato per reati commessi nei suoi confronti, nell'ambito di un rapporto di conflittualità originato da un provvedimento del Tribunale per i minorenni, che limitava il diritto dell'uomo di incontrare i figli).

Cassazione penale sez. V  16 settembre 2014 n. 50969  

 

L'onore e la reputazione sono beni personali, che non possono essere lesi, in maniera gratuita, per nessuna ragione, in quanto anche i condannati, finanche per reati gravi, hanno diritto, quali membri del consorzio umano, al rispetto della dignità personale, che cede solo nel confronto con altri valori parimenti rilevanti (nella specie, la Corte ha sottolineato che non ricorreva nessuna situazione che potesse giustificare l'ingiuria grave, rivolta alla persona offesa, tacciata di essere un maniaco, in quanto nessuno aveva, nel contesto descritto in sentenza, ovvero dinanzi alla scuola, mentre la persona offesa si intratteneva con altri genitori, interesse legittimo a conoscere le vicende processuali di quest'ultimo).

Cassazione penale sez. V  16 luglio 2014 n. 42825  

 

Augurarsi la morte di un'altra persona è certamente manifestazione di astio, forse di odio, nei confronti della stessa persona, ma non ha rilevanza penale; nè costituisce ingiuria, perché desiderare la morte altrui non sta necessariamente a significare che si intenda offenderne l'onore e il decoro.

Cassazione penale sez. V  10 luglio 2014 n. 41190

 

Ai fini della configurabilità del reato di ingiuria, non è richiesta la sussistenza dell'animus iniurandi, essendo sufficiente il dolo generico anche in forma di dolo eventuale, in quanto basta che l'agente faccia consapevolmente uso di espressioni o parole socialmente interpretabili come offensive in base al loro significato oggettivo per l'intrinseca carica di disprezzo e dileggio che esse manifestano e/o per la riconoscibile volontà di umiliare il destinatario, a prescindere dalle sue intenzioni

Cassazione penale sez. V  09 luglio 2014 n. 42278  

 

Integra il reato di ingiuria qualunque espressione o comportamento idoneo a ledere l'onorabilità della persona offesa o il sentimento del proprio valore che ogni individuo nutre per sé. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto offensiva per il minore, l'insinuazione sulla reale paternità, in quanto idonea a suscitare nel destinatario un sentimento di frustrazione e ad incidere negativamente sull'autostima). (Rigetta, App. Lecce, 06/03/2013 )

Cassazione penale sez. V  08 luglio 2014 n. 38592  



 
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