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Art. 596-bis codice penale: Diffamazione col mezzo della stampa

Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all’editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57 bis e 58 (1).

(1) Articolo aggiunto dalla L. 4 marzo 1958, n. 595.


Giurisprudenza annotata

Ingiuria e diffamazione

La posizione del gestore di un "blog" è identica a quella di un direttore responsabile di una testata giornalistica stampata; ne consegue che il primo risponde ex art. 596 bis c.p. degli interventi diffamanti pubblicati sul sito internet posto che ha il totale controllo di quanto viene inserito e, allo stesso modo di un direttore responsabile, ha il dovere di eliminare quelli offensivi.

Tribunale Aosta  26 maggio 2006 n. 553  

 

Il reato di diffamazione a mezzo stampa, ex art. 596 bis c.p., si configura anche mediante la semplice pubblicazione di riproduzioni fotografiche della persona offesa, in corrispondenza di notizie concernenti fatti che non la coinvolgono direttamente, ma che inducono il lettore ad accostarla ad essi.

Tribunale Perugia  05 maggio 2004

 

In tema di azione di risarcimento dei danni da diffamazione a mezzo stampa, il diritto di cronaca soggiace al limite della continenza, che comporta moderazione, misura, proporzione nelle modalità espressive, le quali non devono trascendere in attacchi personali diretti a colpire l'altrui dignità morale e professionale, con riferimento non solo al contenuto dell'articolo, ma all'intero contesto espressivo in cui l'articolo è inserito, compresi titoli, sottotitoli, presentazione grafica, fotografie, trattandosi di elementi tutti che rendono esplicito, nell'immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, e quindi idonei, di per sé, a fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto insussistente il requisito della continenza per le eccedenti modalità di presentazione di contesto della notizia, mirata - anche nella combinazione di titoli e sottotitoli - a convogliare sul lettore l'immagine disonorevole di un P.M. inadeguato a svolgere le indagini e dominato da moventi ideologici e da interessi personali e professionali surrettiziamente perseguiti in danno degli indagati). Rigetta, App. Roma, 21/05/2007

Cassazione civile sez. III  05 dicembre 2014 n. 25739  

 

La critica negativa dell'opera altrui non è di per sé offensiva quando socialmente rilevante, perché l'argomentata espressione di dissenso rispetto all'opera intellettuale, diffusa e di interesse pubblico, non comporta lesione della altrui reputazione; per contro, la critica rileva non come criterio di accertamento della sussistenza dell'offesa ma come scriminante, allorché si sostanzi anche in valutazioni negative circa le qualità e il rilievo letterario dell'opera intellettuale e del suo stesso autore, sempre che esse siano indispensabili per l'esercizio del diritto costituzionalmente garantito alla manifestazione del pensiero e non si risolvano, invece, nell'adozione di espressioni "gratuite", inutilmente volgari, umilianti o dileggianti, non necessarie all'esercizio di tale diritto. Rigetta, App. Milano, 29/04/2010

Cassazione civile sez. III  11 settembre 2014 n. 19178  

 

Il giornalista, sebbene sia di regola tenuto a controllare la plausibile verità dei fatti dichiarati da terzi quando ne dà contezza ai lettori, è esonerato dal dovere di verifica della verità putativa di quanto riferito e dal divieto di riportare espressioni oltraggiose, quando sussiste un interesse dell'opinione pubblica a conoscere, prima ancora dei fatti narrati, la circostanza che sia stato un terzo ad averli riferiti, perché in tal caso "la notizia" di interesse pubblico si identifica nella stessa dichiarazione del terzo; in tali casi, peraltro, spetta al giudice di merito valutare, caso per caso, in ragione della qualità dei soggetti coinvolti, della materia e del contesto della discussione, la prevalenza di tale interesse sul diritto del singolo alla tutela dell'onore e della reputazione, nonché verificare la circostanza che, di quanto riferito dal giornalista, fosse ben chiara al lettore la natura di opinioni e dichiarazioni di terzi, e non di verità obiettive. (Nella specie, un periodico straniero aveva pubblicato - in concomitanza con lo svolgimento della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2001 - un articolo nel quale si dubitava dell'onestà e trasparenza di un uomo politico italiano e della sua idoneità a governare, notizia - dell'avvenuta pubblicazione - ripresa immediatamente da un quotidiano nazionale). Rigetta, App. Roma, 08/10/2007

Cassazione civile sez. III  11 settembre 2014 n. 19152  

 

In tema di esercizio del diritto di cronaca giornalistica, non può essere invocata la scriminante del diritto di cronaca quando si divulghi, a mezzo stampa, la notizia inveritiera di una perquisizione domiciliare subita da una persona sottoposta ad indagini, attesa l'idoneità di tale mezzo di ricerca della prova (al pari della esecuzione di misure cautelari personali o reali) a determinare una "macchia" per la reputazione del soggetto interessato. Rigetta, App. Roma, 24/09/2007

Cassazione civile sez. III  28 luglio 2014 n. 17082  

 

In tema di esercizio dell'attività giornalistica, il carattere diffamatorio di uno scritto non può essere escluso sulla base di una lettura atomistica delle singole espressioni in esso contenute, dovendosi, invece, giudicare la portata complessiva del medesimo con riferimento ad alcuni elementi, quali: l'accostamento e l'accorpamento di notizie, l'uso di determinate espressioni nella consapevolezza che il pubblico le intenderà in maniera diversa o contraria al loro significato letterale, il tono complessivo e la titolazione dell'articolo, proprio il titolo essendo specificamente idoneo, in ragione della sua icastica perentorietà, ad impressionare e fuorviare il lettore, ingenerando giudizi lesivi dell'altrui reputazione. (Fattispecie di ritenuta offensività del titolo di cronaca "spuntano altri indizi per i tre alla sbarra", evocativo del rinvio a giudizio degli indagati, in realtà solo citati all'udienza di opposizione all'archiviazione). Cassa con rinvio, App. Napoli, 20/09/2006

Cassazione civile sez. III  07 agosto 2013 n. 18769  

 

La divulgazione a mezzo stampa di notizie lesive dell'onore è scriminata per legittimo esercizio del diritto di cronaca se ricorrono: a) la verità oggettiva (o anche solo putativa, purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca), la quale non sussiste quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano dolosamente o colposamente taciuti altri fatti, tanto strettamente ricollegabili ai primi da mutarne completamente il significato, ovvero quando i fatti riferiti siano accompagnati da sollecitazioni emotive, sottintesi, accostamenti, insinuazioni, allusioni o sofismi obiettivamente idonei a creare nella mente del lettore false rappresentazioni della realtà; b) l'interesse pubblico all'informazione, cioè la cosiddetta pertinenza; c) la forma ‘civile' dell'esposizione e della valutazione dei fatti, cioè la cosiddetta continenza. A differenza del diritto di cronaca, il diritto di satira, quale modalità corrosiva e spesso impietosa del diritto di critica, è sottratto al parametro della verità, in quanto esprime, mediante il paradosso e la metafora surreale, un giudizio ironico su un fatto, ma, appunto per questo, ne ricorre l'esercizio solo se il fatto è espresso in modo apertamente difforme dalla realtà, sicché possa apprezzarsene subito l'inverosimiglianza e il carattere iperbolico. (In applicazione del principio, la S.C. ha escluso la scriminante del legittimo esercizio dei diritti di cronaca e satira nella fattispecie relativa ad articoli di un quotidiano che, riferendo di una procedura di adozione del maggiorenne, la attribuivano alla ricerca di un titolo nobiliare da parte dell'adottando, uomo politico in vista, tacendo che il procedimento di adozione era stato abbandonato da mesi e citando elementi puntuali diretti a sostenere la verosimiglianza della notizia).

Cassazione civile sez. III  04 settembre 2012 n. 14822  

 

Risponde del reato di diffamazione a mezzo stampa il cronista di giudiziaria che, all'interno di un suo articolo, afferma falsamente l'arresto di una persona per traffico internazionale di stupefacenti, anche se esistono a suo carico precedenti penali dello stesso tipo. Per il giornalista, infatti, non si applica la scriminante del diritto di cronaca perché la notizia è falsa, pur se data in un contesto di fatti veri che affermano la vicinanza del diffamato ad un boss della droga ed il suo passato coinvolgimento in un procedimento penale per traffico di stupefacenti.

Cassazione penale sez. V  15 luglio 2009 n. 43980  

 

In caso di diffusione col mezzo della stampa di notizie attinenti ad un soggetto, non supportate dai presupposti dell’interesse pubblico, verità dei fatti e continenza, l’autore della notizia nonché il direttore della testata, sono responsabili del reato di diffamazione a mezzo stampa. Pertanto, qualora sia stato scritto che un soggetto “militante fascista”, del quale siano state fornite adeguate generalità, abbia inneggiato uno degli ex capi delle SS, in assenza di interesse pubblico, per la tardività dell’informazione, non veridicità della notizia diffusa e non continenza della notizia in quanto più che focalizzare l’attenzione sull’evento, puntualizza la giovane età degli autori gravati da precedenti per apologia di fascismo e come quasi sicuramente autori di scritte inneggianti al nazismo apparse sui muri; non può dirsi dunque integrato il diritto di cronaca quanto il reato di diffamazione.

Tribunale Tivoli  11 giugno 2007

 

Il gestore di un "blog" va equiparato al direttore responsabile di una testata giornalista ed avendo il controllo su quanto viene diffuso sul "blog" stesso ha il dovere di eliminare i contenuti offensivi incorrendo, altrimenti, nella responsabilità di cui all'art. 596 bis c.p.

Tribunale Aosta  26 maggio 2006

 

La posizione del gestore di un "blog" è identica a quella di un direttore responsabile di una testata giornalistica stampata; ne consegue che il primo risponde ex art. 596 bis c.p. degli interventi diffamanti pubblicati sul sito internet posto che ha il totale controllo di quanto viene inserito e, allo stesso modo di un direttore responsabile, ha il dovere di eliminare quelli offensivi.

Tribunale Aosta  26 maggio 2006 n. 553  

 



 
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