Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Codice penale Art. 597 codice penale: Querela della persona offesa ed estinzione del reato

Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



I delitti preveduti dagli articoli 594 e 595 sono punibili a querela della persona offesa.

Se la persona offesa e l’offensore hanno esercitato la facoltà indicata nel capoverso dell’articolo precedente, la querela si considera tacitamente rinunciata o rimessa.

Se la persona offesa muore prima che sia decorso il termine per proporre la querela, o se si tratta di offesa alla memoria del defunto, possono proporre querela i prossimi congiunti, l’adottante e l’adottato. In tali casi, e altresì in quello in cui la persona offesa muoia dopo aver proposta la querela, la facoltà indicata nel capoverso dell’articolo precedente, spetta ai prossimi congiunti, all’adottante e all’adottato.

Giurisprudenza annotata

Querela

L'attribuzione ai congiunti, ex art. 597 comma 3 c.p., del potere di proporre querela in sede penale per l'illecito diffamatorio commesso in danno di persona defunta conferisce certamente ai medesimi soggetti anche la posizione attiva di titolari del diritto di svolgere in proprio, in sede civile, la correlativa azione di risarcimento del danno morale.

Tribunale Milano sez. I  02 aprile 2010

 

Nell'esercizio del diritto di cronaca e di critica il giornalista ha il dovere, insito nella funzionalizzazione della sua attività allo scopo di consentire al pubblico di apprendere e valutare i fatti, di esporre in modo corretto quali sono le basi del suo ragionare, sia sotto il profilo fattuale che logico; e quindi egli non può limitarsi ad esporre le sue conclusioni, specie quando queste siano oggettivamente offensive, senza rendere ostensibili e quanto più possibile obiettivi i fatti da cui muove il suo ragionare. (Nella specie i giudici hanno ritenuto integrato il quadro dell'attività diffamatoria nell'aver riportato su un quotidiano una pronuncia giudiziale non per quanto essa esprimeva come dispositivo, ma per quanto si ipotizzava essa esprimesse come motivazione, ancor prima che detta motivazione fosse resa nota mediante pubblicazione della sentenza e facendo credere che essa fosse già conosciuta). La diffamazione a mezzo stampa, punibile anche in forza di un'azione civile in alternativa alla proposizione della querela per il reato di diffamazione (art. 597 c.p.) può provocare un danno patrimoniale, soprattutto quando siano diffamati personaggi famosi, che ritraggono le proprie fonti di reddito proprio dalla notorietà e dalla percezione che il pubblico ha di essi e delle loro qualità morali e professionali / conosci danno, consistente in una diminuzione delle legittime aspettative di guadagno sotto l'aspetto del lucro cessante (soprattutto in termini di perdita di "chances"), non può ritenersi presunto ma deve essere provato e può essere liquidato anche con valutazione equitativa ai sensi dell'art. 1226 c.c., purché il richiedente fornisca al giudice elementi idonei a ridurne l'ambito di discrezionalità, evitando così che la liquidazione divenga un arbitrio. La sussistenza di una sofferenza morale per i casi di diffamazione a mezzo di organi di stampa è "in re ipsa" posto che solo il soggetto psicopatico "puro" non si cura della considerazione che gli altri hanno della sua personalità, laddove l'individuo sano, nella assoluta normalità dei casi, riceve turbamento e "soffre" quando i tratti del proprio "essere" morale ed umano vengono aggrediti e distorti.

Corte appello Milano  11 aprile 2001

 

Gli eredi di persona defunta asseritamente lesa nella reputazione da un libro postumo non assumono la qualità di danneggiati dal preteso reato e pertanto sono privi di legittimazione attiva a chiedere il risarcimento dei danni, nè può invocarsi il disposto di cui all'art. 597 comma 3 c.p. il quale attribuisce il potere di querela non agli eredi bensì ai - prossimi congiunti -.

Tribunale Milano  16 febbraio 1995

 

È manifestamente inammissibile, per carenza di motivazione sulla rilevanza, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 597 comma 2 e 3 c.p. impugnato in riferimento agli art. 3 e 24 cost., nella parte in cui non prevede la possibilità di rimessione di querela da parte dei prossimi congiunti dell'offeso querelante premorto al dibattimento con ordinanza emessa il 19 dicembre 1985 dal pretore di Sampierdarena, sostenendo che ne risulterebbe compromesso il diritto di difesa dell'imputato, che non avrebbe la possibilità d'un effettivo contraddittorio dibattimentale col suo accusatore; mentre esclusa la remissione della querela, si creerebbe un'ingiustificata disparità di trattamento rispetto alle normali situazioni, in materia di reati contro l'onore, nelle quali spesso si giunge alla composizione pacifica della vertenza ed alla remissione della querela. Il giudice "a quo", peraltro, non ha fornito alcun elemento atto a valutare la rilevanza della sollevata questione di legittimità costituzionale; e neppure ha indicato l'esistenza di prossimi congiunti del querelante defunto, che non rivestano la qualità di eredi.

Corte Costituzionale  14 luglio 1988 n. 824  

 

Non è manifestamente infondata - in riferimento agli art. 3 e 24 cost. - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 597 comma 2 e 3 c.p., nella parte in cui non prevede, per il caso in cui la persona offesa di un delitto contro l'onore abbia proposto querela e sia poi morto prima del giudizio, la possibilità per i prossimi congiunti dell'offeso di rimettere la querela.

Pretura Sampierdarena  19 dicembre 1985



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