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Art. 598 codice penale: Offese in scritti e discorsi pronunciati dinnanzi alle Autorità giudiziarie o amministrative

Non sono punibili le offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro patrocinatori nei procedimenti dinnanzi all’Autorità giudiziaria, ovvero dinnanzi a un’autorità amministrativa, quando le offese concernono l’oggetto della causa o del ricorso amministrativo.

Il giudice, pronunciando nella causa, può, oltre ai provvedimenti disciplinari, ordinare la soppressione o la cancellazione, in tutto o in parte, delle scritture offensive, e assegnare alla persona offesa una somma a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale. Qualora si tratti di scritture per le quali la soppressione o cancellazione non possa eseguirsi, è fatta sulle medesime annotazione della sentenza.


Giurisprudenza annotata

Offese in scritti e discorsi pronunciati innanzi alle Autorità

In materia di licenziamento per giusta causa, non costituisce illecito disciplinare, né fattispecie determinativa di danno ingiusto - grazie alla scriminante di cui all'art. 598, primo comma, cod. pen., avente valenza generale nell'ordinamento - attribuire al proprio datore di lavoro, in uno scritto difensivo, atti o fatti, pur non rispondenti al vero, concernenti in modo diretto ed immediato l'oggetto della controversia, ancorché tale scritto contenga, in ipotesi, espressioni sconvenienti od offensive (soggette solo alla disciplina prevista dall'art. 89 cod. proc. civ.). Cassa con rinvio, App. Ancona, 03/09/2010

Cassazione civile sez. lav.  11 dicembre 2014 n. 26106  

 

Non costituisce illecito disciplinare né fattispecie determinativa di danno ingiusto - grazie alla scriminante di cui all'art. 598 comma 1 c.p., avente valenza generale nell'ordinamento - attribuire al proprio datore di lavoro in uno scritto difensivo atti o fatti, pur non rispondenti al vero, concernenti in modo diretto ed immediato l'oggetto della controversia, ancorché tale scritto contenga, in ipotesi, espressioni sconvenienti od offensive, soggette solo alla disciplina prevista dall'art. 89 c.p.c. (nella specie, un dipendente, difendendosi in un giudizio contro un terzo, riferiva espressioni offensive al proprio datore di lavoro, il quale non era parte in causa; la Corte ha escluso la legittimità del licenziamento intimato al lavoratore)

Cassazione civile sez. lav.  11 dicembre 2014 n. 26106  

 

Può beneficiare dell'esimente di cui all'art 598 c.p. sul piano penale e va esente da colpa ex art. 2043 c.c. sul piano civile, chi attribuisca ad altri, in buona fede, fatti lesivi dell'onore o della reputazione che pur obiettivamente non rispondendo a verità, apparivano però veridici per errore scusabile. È, quindi, necessario l'accertamento della colpa del dichiarante, che sussiste solo nel caso di fatti non pertinenti al giudizio, non veri e la cui falsità era nota al dichiarante, ovvero poteva da questi essere preventivamente accertata con l'ordinaria diligenza.

Cassazione civile sez. III  02 dicembre 2014 n. 25423  

 

Accusare il difensore di controparte di non possedere i requisiti professionali e di abilitazione richiesti dalla legge configura accusa di carattere ingiurioso, non scriminata ex art. 598 c.p., atteso che i requisiti di legittimità del difensore, pur potendo incidere sul regolare svolgimento della causa, non possono dirsi pertinenti all'oggetto della lite.

Cassazione penale sez. V  28 novembre 2014 n. 2311  

 

L'esimente di cui all'art. 598 c.p. - per il quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e nei discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie e amministrative - annovera tra i suoi presupposti esclusivamente quello della pertinenzialità di quanto esposto all'oggetto della causa e non certo della sua veridicità, requisito ritenuto dal legislatore incompatibile con l'esercizio del diritto di difesa. Tuttavia, tale causa di non punibilità non può trovare applicazione anche nel caso in cui la falsità di quanto esposto integri il reato di calunnia.

Cassazione penale sez. V  24 giugno 2014 n. 32053  

 

Per la configurazione dell'esimente di cui all'art. 598 c.p. (Offese in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle Autorità giudiziarie o amministrative), le offese non devono avere una base di veridicità o una particolare continenza espressiva; inoltre, non occorre che siano in rapporto di giuridica necessità o utilità con l'esercizio del diritto di difesa del soggetto che le ha scritte, bastando che siano in qualche modo collegate con la tesi difensiva delle parti in contesa e con l'oggetto della causa, anche se non rispondenti a verità o dettate da motivi personali di risentimento dell'offensore.

Cassazione penale sez. V  30 ottobre 2013 n. 12418  

 

La speciale esimente prevista dall'art. 598 c.p. non ricorre quando le offese non siano pertinenti e si risolvano in giudizi apodittici sulla persona offesa, senza che sia possibile rilevare inferenze argomentative nella controversia in discussione presso l'Autorità giudiziaria.

Cassazione civile sez. III  21 maggio 2013 n. 12402  

 

In tema di diffamazione commessa con un "esposto" inviato da un privato al consiglio dell'ordine degli avvocati contro i professionisti che lo avevano in precedenza patrocinato, non è applicabile l'esimente di cui all'art. 598 c.p., giacché l'autore dell'esposto non è parte del successivo giudizio disciplinare e l'esimente in questione attiene alla presentazione di atti difensivi in senso stretto, con esclusione di esposti e denunce, pur se redatti da soggetti interessati.

Cassazione penale sez. V  27 marzo 2013 n. 23766  

 

Rientra nell'ipotesi di cui all'art. 598 c.p., e non è pertanto punibile, affermare in un'istanza al giudice dell'esecuzione che l'esecutato lucra i canoni locativi, verosimilmente non dichiarati fiscalmente, di un immobile pignorato, atteso che la predetta istanza, costituendo un atto difensivo finalizzato a ottenere l'emissione di un provvedimento del giudice nell'ambito della procedura esecutiva in corso, è riconducibile al novero degli "scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro patrocinatori nei procedimenti dinanzi all'Autorità giudiziaria".

Cassazione penale sez. V  13 febbraio 2013 n. 26382  

 

In tema di diffamazione, la competenza a decidere sulla richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale per le offese contenute in scritti o discorsi dinanzi alla autorità giudiziaria, scriminabili ai sensi dell'art. 598 c.p., spetta solo al giudice della causa nell'ambito della quale furono pronunciate le frasi offensive, il quale è l'unico idoneo a valutare, a conclusione del giudizio, se la giustificazione di quelle offese debba escludere anche la risarcibilità del danno non patrimoniale eventualmente patito da colui cui furono rivolte, rimanendo conseguentemente improponibile la domanda risarcitoria formulata davanti a diverso giudice.

Cassazione civile sez. III  22 novembre 2012 n. 20593  

 

L'esimente di cui all'art. 598 cod. pen. - concernente la non punibilità delle offese contenute in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle Autorità giudiziarie e amministrative (nella specie un procedimento disciplinare) - non è applicabile qualora le espressioni offensive siano contenute in una memoria difensiva inviata ad autorità diverse dal legittimo contraddittore del procedimento, in quanto l'operatività dell'esimente - funzionale al libero esercizio del diritto di difesa - deve restare circoscritta all'ambito del giudizio ordinario od amministrativo nel corso del quale le offese siano proferite, a condizione che siano pertinenti all'oggetto della causa o del ricorso amministrativo. Annulla in parte senza rinvio, Trib. Belluno, 14/01/2010

Cassazione penale sez. V  18 novembre 2011 n. 7633  

 

In tema di diffamazione, sussiste l'esimente di cui all'art. 598 cod. pen. - per il quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie o amministrative - allorché le espressioni offensive siano contenute in uno scritto indirizzato dal dipendente al Collegio di conciliazione dell'Ufficio provinciale del lavoro, previsto dall'art. 410 cod. proc. civ., in quanto l'attività svolta dinanzi a detta Commissione - cui è demandato dalla legge il compito di svolgere il tentativo obbligatorio di conciliazione delle controversie di lavoro - costituisce un'attività strumentale e, quindi, paragiudiziale e propedeutica a quella giudiziaria, posto che deve essere obbligatoriamente esperita a pena di improcedibilità dell'azione giudiziaria dinanzi al giudice del lavoro; inoltre, la predetta Commissione è organo istituito dal Ministero del Lavoro, con la conseguenza che detta attività si svolge dinanzi ad una autorità amministrativa; infine, le suddette espressioni offensive, in quanto descrittive della condotta ingiusta e persecutoria del soggetto attivo, concernono in modo diretto ed immediato l'oggetto della controversia e sono, quindi, strumentali all'esercizio del diritto di difesa, che il legislatore vuole garantire nella sua pienezza, anche a costo di soccombenza dei beni protetti dagli art. 594 e 595 cod. pen. Annulla senza rinvio, App. Catania, 24/09/2009

Cassazione penale sez. V  07 ottobre 2011 n. 48544  



 
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