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Art. 599 codice penale: Ritorsione e provocazione

Nei casi preveduti dall’articolo 594, se le offese sono reciproche, il giudice può dichiarare non punibili uno o entrambi gli offensori.

Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 594 e 595 nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso.

La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche all’offensore che non abbia proposto querela per le offese ricevute.


Giurisprudenza annotata

Ritorsione e provocazione

Circa la causa di giustificazione di cui all'art. 599, comma 2, c.p., la disposizione richiede due presupposti fondamentali per l'operatività dell'esimente: il fatto ingiusto e lo stato d'ira conseguente. Il fatto ingiusto altrui che provoca lo stato d'ira può consistere, oltre che in qualsiasi comportamento contrario di norme giuridiche, civili, morali o di costume, anche nell'esercizio di un diritto, quando è attuato con modalità che appaiono vessatorie, sconvenienti, irragionevoli, crudeli. Il fatto ingiusto va comunque valutato in relazione allo stato d'ira, nel senso che può essere ritenuto ingiusto quel fatto che sia idoneo a determinare lo stato d'ira dell'autore di un'ingiuria e quindi come provocazione in senso stretto. Lo stato d'ira conseguente al fatto ingiusto consiste in una alterazione psichica cui consegue la perdita del controllo di sé stessi per l'indebolimento o la mancata attivazione dei freni inibitori; l'agente è, in sostanza, incapace di resistere all'impulso aggressivo. È necessario, ad ogni modo, che tale stato sia diretta ed immediata conseguenza del fatto ingiusto altrui, laddove la norma specifica che la condotta conseguente debba avvenire 'subito dopo di esso'.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I  21 agosto 2014 n. 14  

 

In tema di provocazione, la giustificazione di cui all'art. 599 c.p. può essere costituita anche dalla lesione di regole comunemente accettate nella civile convivenza (cassata la sentenza che aveva escluso l'applicazione di cui all'art. 599 c.p. a fronte della condotta ingiuriosa addebitata all'imputato, la costituiva reazione ai disservizi subiti dallo stesso ed all'imposizione di regole, quali il divieto di asportare i residui del cibo per costituire il c.d. 'doggy bag' e riempire la propria borraccia dalla bottiglia servita a tavola, non irragionevolmente ritenute pretestuose ed ingiuste dall'imputato).

Cassazione penale sez. V  27 maggio 2014 n. 29942  

 

In tema di ingiuria e diffamazione, il comportamento provocatorio, di cui alla causa di non punibilità prevista dall''art. 599, comma 2, c.p., anche quando non integra gli estremi di un illecito codificato, deve essere contrario alla civile convivenza secondo una valutazione oggettiva e non in ragione della percezione negativa che del medesimo abbia avuto l'agente. (Dichiara inammissibile, Trib. Forli', 12/01/2012 )

Cassazione penale sez. V  18 marzo 2014 n. 25421  

 

Per l'applicabilità dell'esimente prevista dal comma 2 dell'art. 599 c.p. è sufficiente che la reazione sia determinata dal fatto ingiusto altrui e l'ingiustizia non deve essere valutata con criteri restrittivi, cioè limitatamente ad un fatto che abbia un'intrinseca illegittimità, ma con criteri più ampi, anche quando cioè esso sia lesivo di regole comunemente accettate nella civile convivenza (ritenuta sussistente, nella specie, la scriminante de quo nel comportamento dell'imputata che aveva apostrofato in malo modo l'ex marito, atteso che quest'ultimo aveva violato la regola - stabilita di comune accordo dagli ex coniugi - di non ospitare persone, nelle rispettive abitazioni, con cui si intrattenevano relazioni sentimentali, integrando tale condotta dell'uomo gli estremi della ingiustizia).

Cassazione penale sez. V  30 ottobre 2013 n. 49512  

 

In tema di risarcimento del danno per diffamazione o ingiuria né la scriminante del diritto di critica (politica o di altra natura) né quella della ritorsione di cui all'art. 599 c.p., possono applicarsi in favore di soggetto rimasto ignoto.

Cassazione civile sez. VI  10 ottobre 2013 n. 23042  

 

In tema di ingiuria, la causa di non punibilità prevista dall'art. 599 comma 1 c.p. - reciprocità delle offese - può essere riconosciuta anche a colui che abbia offeso per primo. (Rigetta in parte, Trib. Roma, 13/12/2011 )

Cassazione penale sez. V  26 settembre 2013 n. 7401  

 

Il fatto ingiusto presupposto della esimente di cui all'art. 599 c.p. non può individuarsi nella sola richiesta di pagamento avanzata dall'avvocato, atteso che corrisponde al senso comune che un legale deve essere remunerato per l'attività tecnica prestata (confermata la condanna nei confronti dell'imputato per le ingiurie rivolte all'avvocato allorchè questi aveva avanzato richiesta di pagamento per le prestazioni professionali svolte; la Corte ha escluso che l'uomo avesse agito nello stato d'ira determinato dalla richiesta del pagamento, da lui percepita come ingiusta, in quanto aveva confidato, in buona fede, nella gratuità delle prestazioni professionali del legale come gli era stato paventato inizialmente, essendosi rivolto a un patronato per promuovere un'azione nei confronti dell'INPS per far riconoscere alla moglie una pensione d'invalidità).

Cassazione penale sez. fer.  27 agosto 2013 n. 41645  

 

La causa di non punibilità della provocazione non esige solo comportamenti rilevanti sul piano penale, essendo sufficienti anche comportamenti contrari alle norme di civile convivenza (accolto il ricorso contro la sentenza di condanna per ingiuria emessa nei confronti di un imputato che, nel corso di un consiglio comunale, si era rivolto alla persona offesa definendola "mediocre". La sentenza impugnata risultava carente nella motivazione, non avendo in alcun modo analizzato i termini del motivo di appello con il quale era stato dedotto, sulla base delle testimonianze indotte dalla difesa, che il vocabolo mediocre non era semplicemente scaturito da una richiesta di delucidazioni della persona offesa, ma da un contesto più articolato; un contesto nel quale la frase incriminata poteva assumere una valenza diversa se valutata in riferimento alla critica non alla persona ma alla natura della obiezione che essa formulava, in rapporto al tema in quel momento in discussione).

Cassazione penale sez. V  03 luglio 2013 n. 35497  

 

Nel reato di minaccia elemento essenziale è la limitazione della libertà psichica mediante la prospettazione di un male ingiusto, potenzialmente idoneo ad incidere sulla libertà morale del soggetto passivo, da parte dell'autore alla vittima, senza che sia necessario che uno stato di intimidazione si verifichi concretamente in quest'ultima e non appare revocabile in dubbio che l'espressione "vi ammazzo", pacificamente rivolta dall'imputato alle persone offese, è dotata di tale potenzialità offensiva, soprattutto se collocata in un contesto, come quello in esame, in cui alla minaccia hanno fatto seguito l'aggressione fisica e le lesioni personali provocate alle vittime, a dimostrazione che le minacce erano concrete e per nulla giustificabili dallo stato d'ira. Ne consegue che, essendo configurabile il delitto di cui all'art. 612, c.p., non può trovare applicazione l'esimente di cui all'art. 599 c.p., applicabile solo in relazione ai reati ex artt. 594 e 595 c.p..

Cassazione penale sez. V  26 giugno 2013 n. 45673  

 



 
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