codice-penale
Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 600 codice penale: Riduzione in schiavitù

Chiunque riduce una persona in schiavitù, o in una condizione analoga alla schiavitù, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni.


Giurisprudenza annotata

Riduzione in schiavitù

Ai fini della configurabilità dello stato di soggezione, rilevante per l'integrazione del reato di riduzione in schiavitù, è necessario una significativa compromissione della capacità di autodeterminazione della persona offesa, anche indipendentemente da una totale privazione della libertà personale. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello, in conferma di quello di primo grado, ha affermato la responsabilità, in ordine al reato di cui all'art. 600 cod. pen., dell'imputato, il quale aveva 'acquistatò ragazze, nel loro paese di origine, destinandole alla prostituzione, con la falsa promessa che si sarebbero riscattate con i proventi di quell'attività ed esercitando sulle stesse un sostanziale diritto di proprietà, tenuto conto che le vittime, pur dotate di cellulari, erano sorvegliate telefonicamente, non conoscevano la lingua italiana ed erano state private dei documenti). (Rigetta, Ass.App. Milano, 18/09/2013)

Cassazione penale sez. V  14 ottobre 2014 n. 49594  

 

In tema di riduzione in schiavitù lo stato di clandestinità del soggetto passivo non può integrare di per sé una situazione di inferiorità psichica della vittima per lo stato di necessità in cui versa. (Nel caso di specie si trattava di sei soggetti clandestini impiegati in un'attività lavorativa continua, intervallata solo da alcune ore di sonno ricoverati tutti in una struttura igienicamente inidonea di circa 25 mq che non venivano retribuiti).

Tribunale Perugia  07 ottobre 2014 n. 1587  

 

La condotta degli imputati, che facevano giungere illegalmente dall'Albania in Italia dei minori al fine di fa ottenere loro uno status, dal punto di vista sociale, di figli di altri soggetti, diverso, in quanto più avanzato, da quello che era stato il vissuto in Albania, è riconducibile al disposto di cui all'art. 600, c.p., nella previgente formulazione, e non in quello dell'art. 567, comma 1, c.p., in tema di alterazione dello stato civile di un neonato, mediante la sua sostituzione, fattispecie, quest'ultima, che prescinde del tutto dall'esercizio di poteri tipici del diritto di proprietà sul minore, che, peraltro, deve essere un neonato e non un minorenne.

Cassazione penale sez. V  08 luglio 2014 n. 1781  

 

In tema di riduzione in schiavitù, la formale abrogazione dell'art.600 comma 3 c.p. da parte della l. n. 108 del 2010, non ha colpito l'aggravante dell'età infradiciottenne della vittima che, ricollocato nell'art. 602 ter c.p., è previsto tuttora per i reati di cui agli art. 600, 601 e 602 c.p.

Cassazione penale sez. V  26 marzo 2014 n. 17946  

 

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 600 c.p. non integra la fattispecie criminosa di riduzione in schiavitù, il cui evento di riduzione o mantenimento di persone in stato di soggezione consiste nella privazione della libertà individuale, la condotta consistente nell'offerta di un lavoro con gravose prestazioni in condizioni ambientali disagiate verso un compenso inesistente o inadeguato, qualora la persona si determini liberamente ad accettarla e possa sottrarvisi una volta rilevato il disagio concreto che ne consegue (nella specie tali condizioni erano state liberamente accettate dagli appartenenti alla "comunità" creata dall'imputato che si autoaccreditava quale reincarnazione della Vergine Maria, i quali si erano allontanati dalla stessa, senza subire conseguenze, quando non avevano più tollerato la situazione).

Cassazione penale sez. V  19 dicembre 2013 n. 3893  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti