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Art. 608 codice penale: Abuso di autorità contro arrestati o detenuti

Il pubblico ufficiale, che sottopone a misure di rigore non consentite dalla legge una persona arrestata o detenuta di cui egli abbia la custodia, anche temporanea o che sia a lui affidata in esecuzione di un provvedimento dell’Autorità competente, è punito con la reclusione fino a trenta mesi.

La stessa pena si applica se il fatto è commesso da un altro pubblico ufficiale, rivestito, per ragione del suo ufficio, di una qualsiasi autorità sulla persona custodita.


Giurisprudenza annotata

Abuso di autorità

La Corte ha, inoltre, dichiarato la sussistenza di una violazione dell'aspetto procedurale dell'art. 3 della Cedu, rilevando, in primo luogo, che l'eccessiva lunghezza del procedimento penale ha portato a una decisione di non doversi procedere per prescrizione nei confronti di sette imputati, il che non si concilia con l'obbligo delle autorità di condurre l'inchiesta con celerità; in secondo luogo, che gli altri imputati sono stati condannati, in sede di giudizio abbreviato, a pene inadeguate rispetto alla gravità dei fatti loro ascritti nella qualità di funzionari dello Stato, e che gli stessi non sono stati rimossi dalle loro funzioni a seguito della condanna; pertanto le varie misure adottate dalle autorità nazionali non hanno soddisfatto pienamente all'esigenza di un'inchiesta approfondita ed effettiva. I suesposti principi sono stati affermati dalla Corte con riferimento al ricorso presentato da Valentino Saba, il quale aveva sporto una denuncia nei confronti di alcuni agenti penitenziari per atti di violenza avvenuti il 3 aprile 2000 all'interno del carcere di Sassari, dove egli era detenuto. All'esito delle indagini preliminari la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio di numerosi imputati per i reati di violenza privata (art. 610 c.p.), lesioni personali (art. 582 e 583 c.p.) e abuso d'ufficio (art. 323 c.p.). Il giudice per l'udienza preliminare aveva emesso una sentenza di non luogo a procedere per insussistenza del fatto nei confronti di 20 imputati, aveva disposto il rinvio a giudizio di nove agenti penitenziari dinanzi al Tribunale di Sassari, ed aveva pronunciato una sentenza sul merito delle accuse nei confronti dei restanti 61 imputati, i quali avevano scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Nel giudizio dibattimentale, gli agenti penitenziari erano accusati, in particolare, dei reati di cui agli art. 610 e 323 c.p., per avere obbligato il ricorrente a spogliarsi, a rimanere davanti alla sua cella con la testa contro il muro, a passare a testa bassa tra due file di agenti, e a subire perquisizioni ingiustificate, accompagnate da insulti e minacce. Con sentenza emessa il 29 settembre 2009, passata in giudicato, il Tribunale di Sassari assolse due imputati e dichiarò non doversi procedere per prescrizione nei confronti di altri sette in ordine al delitto di cui all'art. 608 c.p. (abuso di autorità contro arrestati o detenuti), nel quale furono sussunti i fatti loro ascritti, essendo maturato il relativo termine in data 3 ottobre 2007. Nella motivazione della suddetta pronuncia, il tribunale osservò che si erano verificati episodi di «violenza inumana» nel carcere di Sassari; nel corso di una perquisizione generale e di un'operazione di trasferimento di alcuni detenuti, accompagnate dalla presentazione del nuovo comandante, i detenuti erano stati spostati dai luoghi in cui si trovavano e sottoposti ad atti di violenza gratuita. Alcuni detenuti erano stati costretti a spogliarsi, erano stati ammanettati, insultati, percossi e sottoposti ad umiliazioni. Secondo il tribunale, si trattava di un «tunnel degli orrori», e il carcere di Sassari aveva conosciuto uno scatenarsi di rancori e rappresaglie incompatibile con le regole di uno Stato di diritto. Nel giudizio abbreviato celebrato nei confronti di altri 61 imputati, il giudice per l'udienza preliminare condannò 12 persone a pene comprese tra un anno e sei mesi e quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale, per i delitti di violenza privata aggravata, lesioni personali e abuso d'ufficio; un imputato fu condannato alla pena di 100 euro di multa per omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale (art. 361 c.p.). Nel susseguente giudizio di secondo grado, la corte d'appello confermò sei condanne, assolse cinque persone e ne condannò altre quattro che erano state assolte in primo grado, precisando che i fatti contestati ricadevano nella previsione dell'art. 608 c.p. (abuso di autorità contro arrestati o detenuti). Infine, la Corte di cassazione respinse il ricorso di nove imputati, confermò la qualificazione giuridica dei fatti sotto la norma incriminatrice di cui all'art. 608 c.p., e annullò la sentenza di appello esclusivamente con riguardo alla posizione di un medico accusato di omissione di atti d'ufficio e di falso. Vennero applicate sanzioni disciplinari a sette tra le persone condannate; precisamente: il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria (condannato a un anno, quattro mesi e venti giorni di reclusione) venne sospeso dalle sue funzioni con totale privazione dello stipendio per un mese; la direttrice del carcere di Sassari (condannata a dieci mesi e venti giorni di reclusione) fu sospesa dalle sue funzioni con decurtazione di metà dello stipendio per un mese; il comandante del reparto della polizia penitenziaria di Sassari (condannato a un anno e otto mesi di reclusione) fu sospeso dalle sue funzioni con decurtazione di metà dello stipendio per sei mesi; tre agenti penitenziari (condannati a quattro mesi e venti giorni di reclusione) subirono la decurtazione di un trentesimo dello stipendio; l'agente condannato a 100 euro di multa per omessa denuncia di reato fu destinatario di una nota di biasimo, comportante l'impossibilità di beneficiare di aumenti di stipendio per un anno.

Corte europea diritti dell'uomo sez. II  01 luglio 2014

 

È configurabile il concorso formale tra il delitto di abuso di autorità contro arrestati o detenuti e quello di abuso d'atti d'ufficio, in quanto le due fattispecie sono in rapporto di specialità reciproca tra loro. Annulla in parte senza rinvio, App. Genova, 05/03/2010

Cassazione penale sez. V  14 giugno 2013 n. 37088  

 

Il delitto istantaneo di abuso di autorità contro arrestati o detenuti è speciale rispetto a quello, parimenti istantaneo, di abuso di mezzi di correzione o di disciplina, ma non rispetto al reato di maltrattamenti; ne consegue la possibilità di concorso tra le due fattispecie delittuose qualora vengano poste in essere, da parte di appartenenti alla polizia penitenziaria, con carattere di abitualità, condotte violente, vessatorie, umilianti e denigranti nei confronti di detenuti, a nulla rilevando, sotto il profilo soggettivo, che la finalità perseguita dagli agenti non sia quella di svilire la personalità delle vittime ma quella di punire loro vere o supposte mancanze per dare un "segnale forte e chiaro" a tutti gli altri detenuti.

Cassazione penale sez. VI  21 maggio 2012 n. 30780

 

Può configurarsi il reato di cui all'art. 571 c.p., eventualmente in concorso con quello di cui all'art. 608 c.p. (dovendosi escludere che quest'ultima sia norma speciale rispetto alla prima), qualora vengano poste in essere, da parte di appartenenti alla polizia penitenziaria, con carattere di abitualità, condotte violente, vessatorie, umilianti e denigranti nei confronti dei detenuti, nulla rilevando, sotto il profilo soggettivo, che la finalità perseguita dagli agenti non sia quella di svilire la personalità delle vittime ma quella di punire loro vere o supposte mancanze per dare un segnale "forte e chiaro" a tutti gli altri detenuti.

Cassazione penale sez. VI  21 maggio 2012 n. 30780  

 

Integra il delitto di maltrattamenti - e non solo quello di "Abuso di autorità contro arrestati o detenuti", reato istantaneo che può concorrere con quello di maltrattamenti - la reiterata e sistematica condotta violenta, vessatoria, umiliante e denigrante da parte degli agenti della polizia penitenziaria nei confronti di detenuti in ambiente carcerario e per tal motivo sottoposti alla loro autorità o, in ogni caso, a loro affidati per ragioni di vigilanza e custodia. (Fattispecie in cui è stata accertata la protrazione di condotta vessatoria violenta per un periodo di tempo significativo in danno di due detenuti). Dichiara inammissibile, Trib. Asti, 30 gennaio 2012

Cassazione penale sez. VI  21 maggio 2012 n. 30780  



 
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