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Codice penale aggiornato  al  13 Feb 2015
 
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Art. 609-bis codice penale: Violenza sessuale

Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: 1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento dei fatto; 2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.

Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.

 


Giurisprudenza annotata

Violenza sessuale

In tema di violenza sessuale, la circostanza attenuante prevista dall'art.609 quater c.p. per i casi di minore gravità deve considerarsi applicabile, al pari dell'omologa prevista dall'art. 609 bis, comma 3 stesso codice, soltanto in tutte quelle fattispecie in cui, avuto riguardo ai mezzi, alle modalità esecutive ed alle circostanze dell'azione, sia possibile ritenere che la libertà sessuale, personale della vittima sia stata compressa in maniera non grave, ed implica la necessità di una valutazione globale del fatto, non limitata alle sole componenti oggettive del reato, bensì estesa anche a quelle soggettive ed a tutti gli elementi menzionati nell'articolo 133 c.p. (esclusa, nella specie, l'applicabilità dell'attenuante, atteso che la condotta posta in essere dall'imputato non era stata occasionale o sporadica, ma si era protratta per un lasso di tempo non esiguo e l'invasività degli atti avevano compromesso la libertà sessuale della minore in modo non lieve, danneggiando il normale sviluppo sessuale della stessa).

Cassazione penale sez. IV  13 febbraio 2015 n. 8532  

 

La fattispecie criminosa di atti sessuali con minorenne è integrata, pur in assenza di un contatto fisico diretto con la vittima, quando gli "atti sessuali" - come considerati dall'art. 609 bis cod. pen., e fra i quali rientrano gli atti di autoerotismo indotti - coinvolgano oggettivamente la corporeità sessuale della persona offesa e siano finalizzati ed idonei a compromettere il bene primario della libertà individuale, nella prospettiva del reo di soddisfare od eccitare il proprio istinto sessuale; nè può negarsi la sussistenza del reato anche laddove il rapporto fra l'inducente ed il minore intervenga per via telematica, posto che, come sopra rilevato, gli atti sessuali di cui all'art. 609-quater c.p. non devono essere necessariamente caratterizzati dal contatto fisico tra la vittima e l'agente, ben potendo l'autore del delitto trovare soddisfacimento sessuale dal fatto di assistere alla esecuzione di atti che la vittima pone in essere su se stessa (nella specie, l'imputato aveva intrattenuto assidui rapporti tramite mezzi di comunicazione telematici, in particolare si trattava di conversazione tramite strumenti di videoscrittura, durante i quali lo stesso induceva un minore a compiere atti di autoerotismo, praticandoli contemporaneamente anche su se stesso, commentandone col medesimo gli esiti e documentando gli stessi tramite il reciproco invio di immagini fotografiche digitali).

Cassazione penale sez. III  18 settembre 2014 n. 39904  

 

In tema di violenza sessuale, la circostanza attenuante della minore gravità di cui all'art. 609 bis comma 3 c.p. può essere riconosciuta solo all'esito di una valutazione globale del fatto che tenga conto del grado di coartazione esercitato sulla vittima, delle sue condizioni fisiche e mentali, dell'entità della compressione della libertà sessuale e del danno arrecato, anche in termini psichici, al soggetto passivo, sicché deve escludersi che la sola "tipologia" dell'atto possa essere sufficiente per ravvisare o negare tale alternativa. (Nella specie, la Corte ha annullato la sentenza impugnata per aver escluso la citata circostanza attenuante in base alla unica considerazione che vi era stata la consumazione di rapporto sessuale completato, senza alcuna valutazione del fatto nella sua complessità). (Annulla in parte con rinvio, App. Venezia, 07/10/2013 )

Cassazione penale sez. III  01 luglio 2014 n. 39445  

 

In tema di violenza sessuale, ai fini della configurabilità della circostanza per i casi di minore gravità, prevista dall'art. 609 bis comma 3 c.p., deve farsi riferimento ad una valutazione globale del fatto, nella quale assumono rilievo i mezzi, le modalità esecutive, il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni fisiche e mentali di questa, le sue caratteristiche psicologiche in relazione all'età, così da potere ritenere che la libertà sessuale della persona offesa sia stata compressa in maniera non grave, e che il danno arrecato alla stessa anche in termini psichici sia stato significativamente contenuto. (Annulla in parte con rinvio, App. Roma, 12/11/2013 )

Cassazione penale sez. III  14 maggio 2014 n. 23913  

 

Non essendo possibile classificare aprioristicamente come atti sessuali tutti quelli che, in quanto non direttamente indirizzati a zone chiaramente individuabili come erogene, possono essere rivolti al soggetto passivo con finalità diverse, come nel caso del bacio o dell'abbraccio, la loro valutazione deve essere attuata mediante accertamento in fatto da parte del giudice del merito, evitando improprie dilatazioni dell'ambito di operatività della fattispecie penale contrarie alle attuali condizioni di sviluppo sociale e culturale ma valorizzando ogni altro elemento fattuale significativo, tenendo conto della condotta nel suo complesso, del contesto in cui l'azione si è svolta, dei rapporti intercorrenti tra le persone coinvolte ed ogni altro elemento eventualmente sintomatico di una indebita compromissione della libera determinazione della sessualità del soggetto passivo (nella specie si condannava il preside di un istituto scolastico per aver costretto un'alunna minorenne a subire diversi atti sessuali, tra cui abbracci e baci, o trattenendola al suo corpo).

Cassazione penale sez. III  12 febbraio 2014 n. 10248  

 

La partecipazione al reato di violenza sessuale di gruppo non è limitata al compimento, da parte del singolo, di un'attività tipica di violenza sessuale, ma ricomprende qualsiasi condotta partecipativa, tenuta in una situazione di effettiva presenza non da mero spettatore, sia pure compiacente, sul luogo ed al momento del reato, che apporti un reale contributo materiale o morale all'azione collettiva, atteso che, in base a quanto emerso dall'istruttoria di merito, gli stessi non svolsero certo un ruolo di spettatori nella vicenda, ma vi parteciparono attivamente.

Cassazione penale sez. III  12 febbraio 2014 n. 17004  



 
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