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Art. 609-sexies codice penale: Ignoranza dell’età della persona

Quando i delitti previsti negli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quater e 609-octies sono commessi in danno di persona minore di anni quattordici, nonchè nel caso del delitto di cui all’articolo 609-quinquies, il colpevole non può invocare, a propria scusa, l’ignoranza dell’età della persona offesa.


Giurisprudenza annotata

Ignoranza dell'età

L'ignoranza dell'età della persona offesa, da parte del soggetto agente, scrimina la condotta laddove la stessa sia inevitabile. detta ignoranza "inevitabile" non può fondarsi soltanto, od essenzialmente, sulla dichiarazione della vittima di avere un'età superiore a quella effettiva essendo richiesto, a chi si accinga al compimento di atti sessuali con un soggetto che appare di giovane età, un "impegno conoscitivo" proporzionale alla presenza dei valori in gioco.

Cassazione penale sez. III  25 settembre 2013 n. 42873  

 

È inammissibile la q.l.c. dell'art. 609 sexies c.p. che conterrebbe, in deroga ai principi generali in materia di dolo e di errore (per quanto riguarda sia gli elementi essenziali del reato sia le circostanze aggravanti), una presunzione "iuris et de iure""" di conoscenza dell'età della persona offesa contrastante con il principio di colpevolezza (art. 27, comma 1, cost.), perché il giudice rimettente, dopo aver svolto corrette premesse argomentative, ha formulato un "petitum" privo della necessaria conseguenzialità logico-giuridica, avendo richiesto l'eliminazione della disposizione con l'effetto di rendere applicabili all'età infraquattordicenne dell'offeso le disposizioni generali in tema di imputazione dolosa e di errore, di cui agli art. 43 e 47 c.p. e con l'ulteriore conseguenza che l'età infraquattordicenne dovrebbe rientrare nella componente rappresentativa del dolo, mentre l'errore su di essa scuserebbe anche se colposo, non essendo prevista, per i delitti sessuali dianzi indicati, la punibilità a titolo di colpa. La norma censurata potrebbe ritenersi lesiva del principio di colpevolezza non certo per il mero fatto che essa deroga agli ordinari criteri in tema di imputazione dolosa; ma, semmai, unicamente nella parte in cui neghi rilievo all'ignoranza o all'errore inevitabile sull'età.

Corte Costituzionale  24 luglio 2007 n. 322  

 

È inammissibile, nonostante la correttezza delle premesse argomentative, la questione di legittimità costituzionale riguardante l'art. 609-sexies c.p., secondo cui l'autore di atti sessuali con minore infraquattordicenne non può invocare a propria scusa l'ignoranza dell'età della persona offesa. La mancata verifica della possibilità di un'interpretazione secundum constitutionem della norma impugnata e l'inadeguatezza della motivazione in ordine alla rilevanza, quali cause dell'evocata inammissibilità, costituiscono il riflesso del salto logico compiuto dal giudice a quo nella formulazione della questione. È vero, infatti, che, da un lato, poiché l'intero disvalore della fattispecie tipica ruota intorno all'elemento dell'età dell'offeso (minore di quattordici anni), tale elemento deve poter essere collegato all'agente anche dal punto di vista soggettivo, e che, d'altro lato, il principio di colpevolezza non può essere totalmente sacrificato in nome di una più efficace tutela penale di altri valori di rango costituzionale (in questo caso l'intangibilità sessuale di soggetti considerati, in ragione dell'età, incapaci di una consapevole autodeterminazione agli atti sessuali e particolarmente esposti ad abusi). Tuttavia è vero anche che la richiesta eliminazione dell'art. 609-sexies avrebbe l'effetto di rendere applicabili all'età infraquattordicenne dell'offeso le disposizioni generali in tema di imputazione dolosa e di errore di cui agli artt. 43 e 47 c.p.p., cosicché l'errore sull'età, dovendo essa rientrare nella componente rappresentativa del dolo, scuserebbe anche se colposo. La norma censurata potrebbe, semmai, ritenersi lesiva del principio di colpevolezza non per il mero fatto di derogare agli ordinari criteri in tema di imputazione dolosa, ma unicamente nella parte in cui neghi rilievo all'ignoranza o all'errore inevitabile sull'età.

Corte Costituzionale  24 luglio 2007 n. 322  

 

È inammissibile la q.l.c., in riferimento all’art. 27 commi 1 e 3 cost., dell'art. 609 sexies c.p., a norma del quale l'autore di atti sessuali con minore infraquattordicenne non può invocare a propria scusa l'ignoranza dell'età della persona offesa. Premesso che la questione è sollevata sulla base di condivisibili premesse argomentative - e cioè che nel reato di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater c.p.) l'età infraquattordicenne dell'offeso rappresenta l'elemento su cui gravita l'intero disvalore della fattispecie tipica; che il principio di colpevolezza non può essere "sacrificato" dal legislatore ordinario in nome di una più efficace tutela penale di altri valori, ancorché essi pure di rango costituzionale - il "petitum" formulato dal rimettente si presenta, tuttavia, privo della necessaria conseguenzialità logico-giuridica rispetto a tali premesse, giacché, il giudice "a quo", da un lato, denuncia l'incostituzionalità dell'art. 609 sexies c.p. nella sua globalità, chiedendone quindi l'eliminazione (ma una simile pronuncia avrebbe l'effetto di rendere applicabili all'età infraquattordicenne dell'offeso le disposizioni generali in tema di imputazione dolosa e di errore); dall’altro, non considera che la disposizione censurata è espressiva di una precisa scelta del legislatore, in sé, pienamente razionale - quella, cioè, di accordare una protezione particolarmente energica alla "intangibilità sessuale" dei minori infraquattordicenni in deroga alla disciplina generale in tema di imputazione soggettiva (che di per sé vale anche a dimostrare l'impraticabilità dell'interpretazione "correttiva" della norma stessa) –, sicché la norma censurata potrebbe ritenersi lesiva del principio di colpevolezza non per il mero fatto che essa deroga agli ordinari criteri in tema di imputazione dolosa, ma, semmai, unicamente nella parte in cui neghi rilievo all'ignoranza o all'errore inevitabile sull'età. Il salto logico tra le indicate premesse e il "petitum" inficia l'ordinanza di rimessione sia perché il rimettente ha omesso di verificare la possibilità di un'interpretazione "secundum constitutionem" della norma impugnata, acclarando, in specie, se sia o meno possibile ritenere che l'ipotesi dell'ignoranza inevitabile resti estranea alla regola dell'inescusabilità sancita dalla disposizione stessa; sia perché il medesimo rimettente non ha adeguatamente motivato in ordine alla rilevanza della questione, in quanto, dopo aver dato atto che l'imputato si era difeso asserendo di essere stato indotto in errore dalla vittima, dichiaratasi ultraquattordicenne al momento del fatto, ha poi affermato la rilevanza della questione sul rilievo che, una volta rimosso l'art. 609 sexies c.p., l'imputato "potrebbe essere ammesso a provare l'ignoranza (dell'età), argomentando dalle dichiarazioni rese dalla stessa parte offesa"; ma una simile motivazione risulta chiaramente articolata sulla prospettiva di una pronuncia in toto ablatoria della norma denunciata e certamente inidonea - nei termini in cui è stata formulata - a pervenire ad un'affermazione di inevitabilità dell'ignoranza o dell'errore sull'età, poiché ignoranza ed errore inevitabile – come evocati dalla sentenza n. 364 del 1988, quale coefficiente minimo indispensabile e limite estremo di rimproverabilità, e quindi di compatibilità con il principio di personalità della responsabilità penale, di cui all'art. 27 comma 1 cost. - non possono fondarsi soltanto, od essenzialmente, sulla dichiarazione della vittima di avere un'età superiore a quella effettiva.

Corte Costituzionale  24 luglio 2007 n. 322  



 
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