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Art. 610 codice penale: Violenza privata

Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni.

La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall’articolo 339.


Giurisprudenza annotata

Violenza privata

I fatti di violenza o minaccia, attuati per coartare la volontà di persone estranee al conflitto di interessi che oppone l'agente ad altri, integrano, oltre all'esercizio arbitrario delle proprie ragioni in danno dell'antagonista, anche il reato di violenza privata in danno di tali persone, ancorché l'agente si prospetti come finalità definitiva della condotta la reintegrazione di un diritto, preteso verso il soggetto in conflitto (riconosciuta la sussistenza del reato di violenza privata nella condotta dell'imputato che aveva spintonato, aggredito verbalmente e buttato acqua addosso agli operai che stavano eseguendo, per conto della di lui sorella, lavori di scavo per la costruzione di un muro di cinta e di una condutture per lo scolo delle acque).

Cassazione penale sez. V  17 dicembre 2014 n. 7295  

 

Violenza privata e stalking possono concorrere, in quanto previsti da norme che tendono a salvaguardare beni diversi: mentre l'art. 610 c.p. protegge il processo di formazione e di attuazione della volontà personale, l'art. 612 bis è volto alla tutela della tranquillità psichica, ritenuta, con pieno fondamento, condizione essenziale per la libera formazione ed estrinsecazione della volontà suddetta (confermata la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistenti entrambi i reati; la violenza privata era stata ritenuta sussistente perché, in più occasioni, l'imputato aveva costretto la moglie - con violenza verbale e minacce esplicite e contravvenendo alle prescrizioni dettate dal giudice civile - a consegnargli il figlio contro la sua volontà, mentre il reato di stalking derivava dalla induzione dello stato di ansia e di timore che aveva indotto la donna a ricorrere alle cure di uno specialista e ad adeguare il proprio vivere quotidiano a moduli che cercassero di escludere interferenze da parte del marito).

Cassazione penale sez. V  11 novembre 2014 n. 2283  

 

L'elemento oggettivo del delitto di violenza privata è costituito da una violenza o da una minaccia che abbiano l'effetto di costringere taluno a fare, tollerare od omettere una condotta determinata, poiché in assenza di tale determinatezza, possono integrarsi i singoli reati di minaccia, molestia, ingiuria, percosse, ma non quello di violenza privata. Pertanto, il delitto di cui all'art. 610 cod. pen. non è configurabile qualora gli atti di violenza e di natura intimidatoria integrino, essi stessi, l'evento naturalistico del reato, vale a dire il "pati" cui la persona offesa sia costretta. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione con cui il giudice di merito ha affermato la responsabilità - in ordine al reato di violenza privata - dell'imputato che aveva fisicamente aggredito la vittima tenendola 'schiacciatà contro la portiera dell'auto; la S.C. ha affermato la necessità, ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 610 cod. pen, di un 'aliquid' diverso dal fatto concretante la violenza). (Annulla in parte con rinvio, App. Lecce, 26/04/2013 )

Cassazione penale sez. V  06 novembre 2014 n. 1215  

 

Il delitto di violenza privata, preordinato a reprimere fatti di coercizione non espressamente contemplati da specifiche disposizioni di legge, ha in comune con il delitto di sequestro di persona l'elemento materiale della costrizione, ma se ne differenzia perché in esso viene lesa la libertà psichica di autodeterminazione del soggetto passivo, mentre nel sequestro di persona viene lesa la libertà di movimento. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione del giudice cautelare che ha ritenuto configurabile nei confronti dell'indagato il concorso nel delitto di sequestro di persona per avere costretto la vittima a salire, dopo una colluttazione, a bordo di un'autovettura). (Rigetta, Trib. lib. Roma, 05/06/2014 )

Cassazione penale sez. V  14 ottobre 2014 n. 49610  

 

Il delitto di violenza privata, preordinato a reprimere fatti di coercizione non espressamente contemplati da specifiche disposizioni di legge, ha in comune con il delitto di sequestro di persona l'elemento materiale della costrizione, ma se ne differenzia perché in esso viene lesa la libertà psichica di autodeterminazione del soggetto passivo, mentre nel sequestro di persona viene lesa la libertà di movimento. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione del giudice cautelare che ha ritenuto configurabile nei confronti dell'indagato il concorso nel delitto di sequestro di persona per avere costretto la vittima a salire, dopo una colluttazione, a bordo di un'autovettura). (Rigetta, Trib. lib. Roma, 05/06/2014 )

Cassazione penale sez. V  14 ottobre 2014 n. 49610  

 

Non integra il reato di violenza privata, in assenza di qualsivoglia comportamento violento e minaccioso, l'esercizio da parte del Pubblico Ufficiale che voleva installare in qualità di locatore di un terreno un'antenna di telefonia mobile, di un'indebita pressione nei confronti del responsabile dell'ufficio tecnico, ricorrendo anche all'intercessione del sindaco, pur potendo ottenere adeguata tutela del suo presunto diritto esperendo rimedi giudiziari.

Tribunale S.Maria Capua V.  08 ottobre 2014 n. 3481  

 

Nella violenza privata il condizionamento del soggetto passivo si manifesta con l'attuazione da parte dello stesso di un contegno (commissivo od omissivo) che egli non avrebbe assunto ovvero la coartata sopportazione di una altrui condotta che egli non avrebbe tollerato. Per effetto, quindi, della condotta criminosa di intimidazione si produce una coercizione comportamentale della vittima, che determina la consumazione del reato: se l'azione è idonea, ma l'evento non si verifica, il delitto rimane allo stadio del tentativo. La competenza territoriale, dunque, deve essere attribuita al Tribunale nella cui circoscrizione si è determinato l'evento del reato e non a quello nella cui circoscrizione la condotta era ancora una fattispecie tentata (nella specie, relativa alle intimidazioni poste in essere da alcuni tifosi nei confronti dei calciatori della loro squadra, che erano stati indotti a non disputare una partita, che infatti era stata interrotta per simulate ragioni tecniche - infortuni meramente strumentali dei giocatori, impossibilità di sostituzione dei medesimi per aver effettuato tutte le sostituzioni consentite - la competenza spettava al giudice del luogo dove la partita doveva disputarsi e non a quello del luogo dove erano avvenute le minacce).

Cassazione penale sez. I  29 settembre 2014 n. 50127  

 

Deve ritenersi integrato il reato di violenza privata ex art. 610 c.p. laddove gli imputati, posizionando tavoli e sedie nonché ponendosi fisicamente dinanzi al cancello carrabile della persona offesa, impediscano la libertà di movimento di quest’ultima non consentendogli di uscire in auto.

Tribunale La Spezia  20 agosto 2014 n. 745



 
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